Usa. Le porte girevoli della Casa Bianca: via il segretario di Stato Rex Tillerson, sostituito dal capo della Cia, Mike Pompeo

Usa. Le porte girevoli della Casa Bianca: via il segretario di Stato Rex Tillerson, sostituito dal capo della Cia, Mike Pompeo

“Oggi ho ricevuto una telefonata dal presidente Donald Trump e sempre oggi ho parlato con il generale John Francis Kelly per assicurare una transizione tranquilla. Lascerò il dipartimento di Stato alla mezzanotte del 31 marzo”. Lo ha detto il segretario di Stato, Rex Tillerson, che proprio oggi è stato licenziato dala presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Secondo il Washington Post, il presidente Usa aveva chiesto a Tillerson di dimettersi venerdì scorso, mentre si trovava in viaggio diplomatico in Africa.

Brusca virata a destra dell’amministrazione Usa, dunque, dopo l’ennesimo terremoto alla Casa Bianca, dove le porte sembrano girevoli come quelle di un Trump hotel. Via la colomba Rex Tillerson, al vertice della segreteria di Stato arriva il falco Mike Pompeo, rimpiazzato a sua volta da un altro falco: Gina Haspel che, previa confermata al Senato, sarà la prima donna a guidare la Cia, dopo che Trump l’aveva già nominata numero due nonostante la macchia delle torture, waterboarding compreso, contro sospetti membri di Al-Qaida.

“Questione di chimica”, ha spiegato Trump, che pur ringraziando il “very good man Rex” ha ammesso che hanno “mentalità diverse” ed erano “in disaccordo su varie cose”, a partire dall’Iran. Mentre con Pompeo, ex deputato conservatore di origini italiane che gli serve il briefing di intelligence quotidiano, “siamo sulla stessa lunghezza d’onda” e “farà un fantastico lavoro”. “Con la sua leadership Trump ha reso l’America più sicura”, lo ha ringraziato Pompeo. Tillerson è stato silurato dopo 14 mesi in modo umiliante, via Twitter. Lo aveva preavvisato venerdì scorso il capo dello staff della Casa Bianca, John Kelly, costringendolo a interrompere il suo tour diplomatico in Africa. “Aveva tutta l’intenzione di restare”, ha assicurato un suo portavoce, Steve Goldstein. “Il segretario non ha parlato al presidente e non è al corrente del motivo” del licenziamento, ha aggiunto. Troppi i motivi di contrasto fra Trump e l’ex numero uno di ExxonMobil, un outsider della diplomazia progressivamente isolato e contraddetto pubblicamente dallo stesso presidente. Al tycoon dava fastidio il suo stile felpato troppo establishment, persino il suo body language. Ma i conflitti veri erano sui dossier più delicati. Tillerson era per restare nell’accordo di Parigi sul clima e in quello sul nucleare iraniano. Era contro lo spostamento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme. Si era visto sconfessare via Twitter sulla linea del dialogo con la Corea del Nord (“spreca il suo tempo”) e poi è stato tenuto all’oscuro quando Trump ha deciso di raccogliere l’invito di Kim. Aveva preso le distanze dalle dichiarazioni razziste di Trump dopo i fatti di Charlottesville e gli aveva dato del “deficiente” (moron), salvo poi smentire in modo vago.

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