Milano-Sanremo. Nibali, a braccia alzate, trionfa nella corsa più bella del mondo. Lo “squalo dello Stretto” nel nome dell’Unità d’Italia, una vittoria attesa da 12 anni che vale più del fantomatico Ponte

Milano-Sanremo. Nibali, a braccia alzate, trionfa nella corsa più bella del mondo. Lo “squalo dello Stretto” nel nome dell’Unità d’Italia, una vittoria attesa da 12 anni che vale più del fantomatico Ponte

“È troppo grande”: sono le prime parole che pronuncia Vincenzo Nibali detto “lo squalo dello Stretto” appena arrivato al traguardo, vincitore a mani alzate della Milano-Sanremo. Dietro di lui, a pochi metri la muta degli inseguitori, i grandi velocisti, con Peter Sagan, il campione del mondo, che puntava a far sua la più bella corsa del mondo che porta a spasso, si fa per dire, i girini sulle strade della riviera dei fiori. La corsa della primavera, il preludio delle grandi classiche a tappe. Visto che siamo ancora in clima elettorale, si può dire che la Sanremo, è simile ad un sondaggio. Forse meglio di un sondaggio ti dice quale sarà il futuro, il campione del futuro. Saranno in molti, dirigenti politici o giù di lì, ad aver pensato quanto sarebbe bello per il futuro del nostro paese, trovare un Nibali collettivo. Il ciclismo lo ha trovato. Forse ancor più della vittoria, valgono proprio quelle parole “è troppo grande” riferito al cappellino che quelli del suo team gli mettono in capo.

Il “cappellino è troppo grande” le prime parole dopo la vittoria

Se lo toglie, e come se niente fosse, dopo 294 chilometri a tutta birra, sette ore, diciotto minuti, quarantatre secondi, passando dalla pioggia al freddo al sole che torna a splendere sulla riviera ligure, pensa al cappellino. Un modo come un altro per tornare una persona “normale” dopo una corsa eccezionale che ha riportato in Italia la vittoria alla Sanremo, a dodici anni di distanza da quella di Filippo Pozzato, velocista  di vaglia che nel 2006 tagliò per primo il traguardo e che era presente anche in questa edizione della classicissima di primavera. Una vittoria, un arrivo in solitario, anche se per pochi frammenti di secondo, a mani alzate che ricorda quella del “Diablo”, il lombardo Claudio Chiappucci, nato a Uboldo, che il 23 novembre del 1991 staccò tutti, una cavalcata a partire dal Turchino fino al traguardo. Un siciliano, messinese, Nibali e un lombardo, l’unità d’Italia, non c’è che dire, uniti nella lotta.

Lo Squalo come il Diablo, Chiappucci, che staccò tutti

Nibali, lo Squalo come il Diablo. Ai microfoni della Rai parla della sua impresa, tanta modestia come Chiappucci che, allora raccontò, quasi a chiedere scusa che non sapeva come aveva fatto. Invece lo sapeva. Così Nibali che dice: “Non lo so nemmeno io cosa ho fatto, oggi correvamo per Sonny Colbrelli, (un gregario di lusso, arrivato nono, ndr). Io dovevo seguire, ho visto il vuoto e ho accelerato, ho visto subito che avevo 20 secondi di vantaggio e non mi sono mai più girato – ha detto –  ho proseguito fino alla fine e solo a 50 metri dal traguardo mi sono goduto questa vittoria. Non pensavo di vincere, perché non ero velocissimo. Penso di avere fatto qualcosa per la storia, me la gusterò piano piano”.

Come nella storia della Sanremo non manca la pioggia e non mancano neppure le novità. Le più importanti la riduzione del numero dei corridori per squadra e la introduzione di una specie di una moviola, tipo “Var”, un giudice alloggiato su un pullman con un televisore che controlla ogni fase della corsa. Si dà il caso che qualche vittoria del passato non sia stata proprio all’insegna della correttezza. Magari qualche  “tirata” dietro un’auto  o una moto. O , chissà mai qualche micro motorino, la tecnologia fa miracoli, che, nascosto, fornisce un qualche aiutino. Oppure un cambio di bici, causa un guasto, e arriva il motorino. Niente di tutto questo  certificherà il Var.

La prima fuga mentre la pioggia imperversa sulle strade della riviera

Sono passati pochi chilometri quando parte la prima fuga. Un fuoco di paglia. Si prendono sei minuti di vantaggio. Applausi dalla folla anche se il tempo non consiglia gite sulle strade della riviera. Si arriva a Capo Berta, gran lavoro in testa al plotone di Juray Sagan, fratello di Peter, il gran favorito. Si arriva agli ultimi cinquanta chilometri, si vede il sole che accompagnerà i girini fino a Sanremo. I telecronisti annunciano le salite, Costarainera, la Cipressa, ma niente si muove, sono i gregari di Sagan a gestire la corsa. Ormai sembrano tutti rassegnati ad un arrivo in volata. Nibali naviga nelle posizioni di testa, Sagan lo segue come un’ombra. I suoi compagni di squadra lavorano bene. Tutto sotto controllo.  Si arriva al Poggio,  la salita che una volta provocava la selezione, con un gruppo ancora molto numeroso forte di oltre cento unità.  Mancano due chilometri all’attacco della salita, cadono diversi corridori, fra cui Philippe Gilbert, uno dei favoriti. Caduta in gruppo a meno di due chilometri dall’attacco della salita, perde il treno Philippe Gilbert, tra i favoriti della vigilia.

Uno scatto bruciante, giù in discesa dal Poggio poi la volata fino al traguardo

Prende la testa della corsa Marcos Burghart, stacca il gruppo, involontariamente diventa il trampolino di lancio per Nibali. Uno scatto dello “squalo”, scollina per primo ma la strada verso il traguardo è ancora lunga. La discesa di Nibali è un raro esempio di velocità, controllo del mezzo, le curve diventano dolci. Dietro gli danno la caccia, ma i venti secondi che Vincenzo ha preso nei confronti degli inseguitori lo mettono al sicuro. Il primo ad inseguirlo un velocista d’eccezione Matteo Trentin. Ma non ce la fa. Sagan controlla Kwiatkwoski e Matthews pensando  ad un arrivo in volata. Oss non dà una mano al campione del mondo. Nibali scollina con 11 secondi di vantaggio sul gruppo e si lancia a tutta velocità in discesa. Il problema per lui è che al termine della picchiata ci sono due chilometri e 300 metri piani. Nibali si presenta all’ultimo chilometro con una decina si secondi scarsi. Si scatena una “caccia selvaggia” dicono i cronisti. Ma la preda è ormai lanciata tanto da arrivare al traguardo con le braccia alzate. Dietro di lui il nugolo degli inseguitori. Niente da fare. Era dal 1995 che un vincitore di Tour de France, Vuelta di Spagna  e Giro d’Italia, non si aggiudicava la più bella corsa del mondo. La Sanremo della primavera. Una vittoria  bellissima, che vale molto più del fantomatico Ponte sullo Stretto. Sale sul podio, commosso, ancora non gli hanno portato il cappellino. Ma non fa niente, sarà per la prossima volta.

Ordine di arrivo dell’edizione 2018 della Milano-Sanremo

Vincenzo Nibali, con la maglia del team Bahrain-Merida, ha preceduto di pochi metri l’australiano Caleb Ewan, secondo; il francese Arnaud Demare, terzo; il norvegese Alexander Kristoff, quarto; il belga Jurgen Roelandts, quinto. Il campione del mondo Peter Sagan si è piazzato al sesto posto.

 

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