Def. Salvini, Di Maio, Brunetta aprono la guerra. Si sentono già al governo e vogliono inserire le promesse elettorali. Padoan li gela: confusione e ambiguità

Def. Salvini, Di Maio, Brunetta aprono la guerra. Si sentono già al governo e vogliono inserire le promesse elettorali. Padoan li gela: confusione e ambiguità

Come i cani intorno all’osso. L’immagine che stanno dando Salvini, Di Maio, candidati  alla presidenza del Consiglio, non è certo delle migliori. Per dirla senza giri di parole, se questi sono i nuovi “statisti”, meglio farne a meno. Certo è anche vero che quelli che ci sono ancora, seppur dimissionari, non brillano. Anzi, portano pesanti responsabilità per la situazione economica e sociale in cui si trova il nostro paese, fra disoccupazione, povertà, ricchezza sempre più nelle mani di poche persone, disuguaglianze che crescono sempre più. Non solo, c’è anche l’incubo del Documento di Economia e Finanza, una sorta di spada di Damocle che da un momento all’altro potrebbe cadere sul collo di chi, in campagna elettorale, ha promesso di tutto, di più e ora si trova con le pive nel sacco. Renzi e Gentiloni non sono stati da meno, anche se avrebbero dovuto sapere che, dopo il voto, bisognava fare i conti con il Documento di economia e finanza che il governo dimissionario deve inviare alla Commissione Ue. Per quanto riguarda Gentiloni è pensabile che fosse a conoscenza che di quanto promesso nel programma elettorale, ancora bonus in particolare, non se ne poteva parlare. Sarebbe strano che il presidente del Consiglio non sia a conoscenza che un governo in ordinaria amministrazione, dimissionario, non può più di tanto. Non  prendere impegni per un governo ancora al di là dal venire. Ammesso che venga e, invece, cosa probabile, che sia proprio sempre Gentiloni, ancora in ordinaria amministrazione, a siglare il Def. Pensiamo che il ministro Padoan che ha fatto la spola fra Siena, dove era candidato, vedi vicenda Monte dei Paschi e problemi relativi, e Bruxelles per consultarsi con il vice presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, con un altro “potente” come Moscovici, abbia informato Gentiloni di  quanto erano difficili i rapporti con la Ue, che per quanto riguardava il famoso documento che fa paura ai governi, non c’era molto da allargarsi.

Le regole da seguire in una situazione di crisi istituzionale e politica 

Solo un documento “tecnico”, in questa situazione di crisi istituzionale e politica sarebbe stato possibile. Comprensibile l’atteggiamento di personaggi come Di Maio e Salvini che in  economia non sono molto ferrati, di regole Ue si stanno informando, anche se il capo delle Lega, vista la sua permanenza al Parlamento europeo, dovrebbe avere qualche nozione relativa ai regolamenti. Fra una riunione  e l’altra dei ministri che si incontrano a Bruxelles e in altre capitali, per accontentare tutti, cercando di mettere a punto nuove regole per la Ue, non si sa bene di cosa discutono, mentre si allunga sempre più l’ombra di Trump, dei dazi sull’acciaio,  il nostro ministro dell’Economia e Finanza ha avuto nuovi colloqui  con Dombrovskis e a lui ha ribadito che il governo opera solo “sul quadro tendenziale, che comprende gli aggiornamenti in base alla variazione delle variabili esogene dell’economia mondiale e alle nuove proiezioni del pil della finanza pubblica definite in base a questo quadro”. Quindi “non ci saranno da parte de governo uscente ipotesi programmatiche perché questo non è compito del Governo uscente ma del prossimo”. Insomma, il futuro economico dell’Italia è problema che si deve vedere il governo che verrà. Se verrà, altrimenti si passa ad  una sorta di amministrazione controllata. Parole complicate, quasi sibilline, ma fra loro si intendono. Il documento deve essere consegnato entro il 10 aprile ma il vicecommissario Ue ha assicurato che un “testo tecnico” sarebbe stato per ora sufficiente, ulteriori “riforme” neppure a parlarne. Sarebbe stato compito del nuovo governo. Ma Matteo Salvini, Luigi Di Maio non la intendono, fanno finta di non sapere che già dobbiamo provvedere a una manovra correttiva da tre miliardi. Tutto viene rimandato a maggio. Ma Salvini e Di Maio, nessuno dei due è stato incaricato di formare il governo, sono quindi due deputati come tutti gli altri, non si capisce a che titolo chiedono di essere consultati per la redazione del Def. Anzi si capisce. Vogliono assicurarsi che nel Documento compaiano le “promesse”  lanciate in campagna elettorale. Hanno fatto sapere che senza il Movimento 5 Stelle il Def “non s’ha da fare”. Ci ricorda il Manzoni, il matrimonio, fra Renzo e Lucia, Don Rodrigo. Addirittura Brunetta, Forza Italia, pensa di  trasformare il Def come un “incubatore di maggioranza”, alla luce di un possibile dialogo  con Pd e M5S, così perlomeno scrivono alcuni giornalisti “esperti “ di  scoop a buon mercato.

Impostazione neutra per il Documento di Economia e Finanza

Su questa impostazione neutra, che avrebbe di fatto rimandato ogni giudizio europeo a maggio – quando per altro pende la richiesta di una manovra correttiva per oltre 3 miliardi – si sono instaurate le richieste dei partiti che sono usciti rafforzati dalle urne. Prima Matteo Salvini poi Luigi di Maio hanno chiesto di essere consultati per redigere il Def, nel quale dovrebbero entrare alcune delle loro richieste di campagna elettorale. Lo hanno fatto Di Maio ricordando che senza M5S il Def “non si fa” in quanto “determinate” per l’approvazione in Parlamento del Documento e Brunetta (Forza Italia) proponendo di utilizzare il Def come un “incubatore di maggioranza” e un terreno di dialogo con Pd e M5S.

Padoan gela gli entusiasmi  di leghisti, forza italioti, pentastellati pronti . A proposito dell’incontro  avuto a Bruxelles con il vice commissario dice che si è trattato di “un colloquio molto cortese, abbiamo parlato dei prossimi passi della Banking Union, ho ribadito che la posizione mia e del Governo uscente non è cambiata”. Ho ribadito che il Governo lavora “al quadro tendenziale e basta”, perché “è stato oggetto di confusione e ambiguità in questi giorni”.

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