Siria. Il massacro non si ferma, 46 uccisi dai bombardamenti. All’Onu, la Russia blocca la risoluzione. I curdi all’Occidente: “fermate Erdogan e l’eccidio di Afrin”

Siria. Il massacro non si ferma, 46 uccisi dai bombardamenti. All’Onu, la Russia blocca la risoluzione. I curdi all’Occidente: “fermate Erdogan e l’eccidio di Afrin”

Nuovi bombardamenti delle forze del regime siriano sulla Ghouta orientale, enclave ribelle alle porte della capitale Damasco, hanno ucciso anche oggi altre 46 persone, portando il numero di civili morti negli ultimi cinque giorni a oltre 400 vittime. Le richieste per una tregua umanitaria in uno dei massacri più pesanti del settennale conflitto nel Paese arabo sono rimaste inascoltate. La diplomazia è al lavoro per ottenere il sostegno russo ad una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU che chiede un cessate il fuoco di un mese nell’enclave, descritta dal segretario dell’Onu, Antonio Guterres come “l’inferno sulla terra”. Ma proprio oggi, l’ambasciatore russo Vassily Nebenzia, ha bloccato il voto presentando emendamenti ad una bozza di risoluzione in fase di negoziazione da quasi due settimane. Intanto sul campo distruzione, paura e violenza vanno di pari passo: gli abitanti si nascondono negli scantinati mentre le forze governative martellano l’enclave assediata con missili e bombe, trasformando le città in campi di rovine colpendo persino gli ospedali. Medici senza frontiere ha dichiarato che 13 delle strutture che supporta nella Ghouta orientale sono state danneggiate o distrutte in tre giorni, lasciando il personale rimasto per salvare le centinaia di feriti portati loro ogni giorno. Nell’obitorio di Douma, la città principale nell’enclave appena ad est di Damasco, i corpi avvolti in sudari bianchi sono stati allineati sul pavimento, due dei quali bambini.

E ad Afrin, la “Turchia sta compiando un massacro di civili”, secondo il racconto di Pervin Buldan, neoleader di Hdp, partito filocurdo

“Ad Afrin la Turchia sta compiendo un massacro di civili”. Mentre il governo di Ankara continua a sostenere che nell’offensiva contro l’enclave curdo-siriana non c’è stata finora “nessuna vittima civile, e neppure alcun ferito”, la nuova leader del partito filo-curdo Hdp, Pervin Buldan, racconta un’altra verità e in un’intervista all’ANSA sostiene che nell’operazione “sono stati uccisi più di 100 civili”. “Abbiamo molte foto che documentano le vittime. Non è facile fornire cifre esatte, ma dalle nostre fonti sappiamo che ci sono più di 100 civili uccisi”, spiega Buldan, in carica da pochi giorni per sostituire l’ex candidato alla presidenza Selahattin Demirtas, l’Obama curdo detenuto da oltre 15 mesi in un carcere di massima sicurezza con accuse di terrorismo. L’Hdp, oggi terzo partito nel Parlamento turco, è anche l’unico a opporsi all’offensiva. Nell’ultimo mese, quasi 800 suoi militanti – secondo le cifre ufficiali – sono stati arrestati per aver criticato l’avventura militare in piazza o sui social media. “Un accordo con il regime di Assad è difficile a questo punto, perché rischia di danneggiare entrambe le parti. E se ci fosse, non sarebbe comunque a lungo termine”, dice Buldan, che esclude anche l’allargamento a est dell’offensiva, più volte minacciato da Erdogan: “Gli Usa hanno un potere importante in Siria e non permetterebbero un’iniziativa del genere” dove sono presenti i loro soldati. Secondo la parlamentare, l’Occidente dovrebbe impegnarsi per fermare Ankara: “Tutta la comunità internazionale e gli Stati Uniti dovrebbero fare pressioni sulla Turchia perché lasci Afrin al più presto possibile e accetti la sua amministrazione. Una soluzione può essere trovata solo col dialogo”.

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