Prodi torna tra i suoi, fa un endorsement per Insieme e il Pd, individua il nuovo nemico in LeU. Fratoianni: “Di Maio, uno Zelig”. D’Alema: “M5S non sono la medicina”

Prodi torna tra i suoi, fa un endorsement per Insieme e il Pd, individua il nuovo nemico in LeU. Fratoianni: “Di Maio, uno Zelig”. D’Alema: “M5S non sono la medicina”

Nel giorno in cui annuncia il suo sostegno a ‘Insieme’, lista coalizzata con il Pd alle prossime elezioni, Romano Prodi torna a criticare la scelta di Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema. “Non sono nella coalizione, li ho chiamati amici, perché abbiamo lavorato lungamente assieme. Sono ancora amici, ma hanno profondamente sbagliato perché questo è il momento in cui nello stare insieme si decide il futuro del paese. Soltanto vincendo si determina il futuro del paese”, avverte, a margine della presentazione a Bologna dei candidati di Insieme. Dal palco aveva detto: “Sono cari amici, ma i protagonisti della scissione hanno indebolito enormemente questo disegno (quello dell’Ulivo, ndr), perché la democrazia moderna esige raggruppamenti”. Curiosa contraddizione nell’argomentazione di Prodi: attacca la legge elettorale (votata con ben 8 fiducie anche da coloro che lui oggi sostiene), attacca “gli amici Bersani e D’Alema” (che quella legge proprio non l’hanno votata), poi però esalta la coalizione e Gentiloni, “perché si decide il futuro del paese”, e fa un riferimento, senza alcun senso, alla legge elettorale francese a doppio turno, senza tuttavia spiegare ai suoi chi e perché abbia invece scelto il rosatellum, vero pericolo per la democrazia. Dal ritorno “sul palco” di Romano Prodi ci si sarebbe aspettato tutt’altro che questa deludente e contraddittoria requisitoria, senza indicazione dei veri colpevoli: il Pd e il governo Gentiloni. Non serve a nulla sostenere che “ciò che serve all’Italia è un programma per raddrizzare il Paese, non per cercare di prendere voti con qualche esenzione fiscale”, se poi si astiene dal rivelare quale sia l’obiettivo della sua critica. Poteva farlo? Sì, se avesse avuto maggiore coraggio nei confronti del Partito democratico a trazione renziana. No, altrimenti sarebbe apparso come un ingrato, dal momento che nella lista Insieme sono candidate alcune personalità della sua cerchia, a partire da Giulio Santagata. E perciò ha puntato il dito contro il nuovo vero avversario del Pd, quella lista di Liberi e Uguali che dice apertamente di essere alternativa a Renzi, al renzismo e alle politiche del suo governo e di quello di Gentiloni. Inoltre, andrebbe aggiunto per quei pochi che ancora non lo sapessero, che i voti a Insieme – secondo le regole del Rosatellum – confluiranno infatti al Pd se supererà la soglia dell’1%, altrimenti andranno dispersi.  Dunque, se così è, di quale coalizione parla Romano Prodi se lui stesso, tra l’altro, sarà pure costretto a votare, a Bologna, un candidato come Casini? Cosa diavolo c’entrano Pierferdi e la Lorenzin con l’Ulivo? Nulla. Ma su questo Prodi ha preferito glissare, puntanto l’indice contro Liberi e Uguali e la scelta di Bersani e D’Alema.

Fratoianni contro Di Maio: “è un vero e proprio Zelig in erba”

E a proposito di polemiche, ne è sorta un’altra tra Liberi e Uguali e il Movimento 5Stelle, su alcune delle argomentazioni tattiche del candidato premier dei grillini. Cosa sia diventata la campagna elettorale di Di Maio lo rivela Nicola Fratoianni in una nota: “è davvero curioso che l’on. Di Maio ieri a Livorno abbia cercato di appropriarsi della storia del Pci e della figura di Berlinguer, mentre ogni giorno che passa si scoprono in Toscana e un po’ dappertutto nel resto del Paese candidati grillini ‘massoni in sonno’ o chiaramente provenienti dalla destra”. E ancora, prosegue Nicola Fratoianni: “la sua è un’operazione davvero cinica e di marketing di stampo berlusconiano. Nel Nord Est Di Maio occhieggia alla Lega, in Toscana alla sinistra e alla city di Londra ai mercati finanziari. Insomma – conclude Fratoianni – un vero e proprio Zelig in erba”. Ci permettiamo di aggiungere alle valutazioni di Fratoianni che Di Maio diventa lo Zelig della politica nazionale proprio per effetto dell’inconsistenza culturale del grillismo e dei Cinque Stelle, per l’assenza di una tradizione politica di riferimento e di un pensiero politico solido. Questo è il prezzo che i 5Stelle pagano all’antipolitica, dove conta non la “Questione morale” di cui parlava Berlinguer (ovvero la invadente presenza nello stato degli interessi privati), ma una presunta “onestà”, che è valore prepolitico.

Anche D’Alema contro il M5S: “un termometro del malessere non la medicina, non dà risposte”

Sullo stesso tema, ovvero il rapporto con i Cinque stelle, è intervenuto anche Massimo D’Alema, che ha interpretato le ragioni del consenso ai grillini. “Chi ha governato non si è reso conto di quanto fossero vasti il malessere sociale e il senso di protesta dei cittadini, che rischia di indirizzarsi a un voto distruttivo, ai Cinquestelle, ma Salvini lo è perfino di più”. Secondo D’Alema il Movimento “avrà un consenso maggiore di quello che viene percepito. Raccoglie un voto di protesta, un sentimento molto negativo tra le persone che ritengo legittimo, un senso di protesta verso tutto e tutti che si sfoga in quella direzione. E’ un termometro del malessere, ma non è la medicina, non dà le risposte. Il nostro sforzo – ha detto D’Alema – è far emergere una proposta alternativa di cambiamento rispetto alle politiche di questi anni, orientata verso una maggiore giustizia sociale. Una politica che promuova il lavoro e i diritti dei cittadini, non l’odio contro gli immigrati o l’antipolitica”.

Fassina in polemica con l’economista Perotti: “LeU applica il paradigma keynesiano”

Stefano Fassina replica all’economista Roberto Perotti, per un articolo comparso su Repubblica, che tenta di fare le pulci al programma economico di Liberi e Uguali. In una dichiarazione al nostro giornale, Stefano Fassina afferma: “Il nostro programma punta su investimenti pubblici, in piccole opere, sulla mobilità sostenibile e la riqualificazione delle preriferie, dal minimo storico raggiunto con i governi Renzi e Gentiloni e ulteriormente ridotto nello scenario programatico nell’ultima nota di aggiornamento al Def. Noi prevediamo di innalzare la spesa in conto capitale di 3 punti percentuali di Pil, che, grazie al moltiplicatore della spesa, generano crescita e occupazione di qualità e quindi maggiori entrate e riduzione di deficit e debito pubblico. È evidente che una valutazione definita sulla base di un impianto neoliberista consideri ‘scoperto’ il nostro programma. Il punto politico è che LeU applica il paradigma keynesiano”.

Intanto, in Emilia la vicenda dei rimborsi pentastellati diventa giudiziaria. L’ex compagno della parlamentare Sarti interrogato per tutta la notte in procura

Bogdan Andrea Tibusche, l’ex fidanzato di Giulia Sarti, deputata del M5s che lo ha accusato di essersi intascato 23mila euro di mancati rimborsi, “si è presentato autonomamente alla Procura della Repubblica di Rimini per dare delle spiegazioni e non per fornire giustificazioni perché non ha nulla di cui giustificarsi”, ha dichiarato l’avvocato Mario Scarpa, che ora difende Tibusche dall’accusa di appropriazione indebita aggravata dall’ospitalità e dalla coabitazione con la parlamentare riminese. Un lunghissimo interrogatorio notturno durato dalle 23.30 di venerdì alle 4.30 di sabato in cui l’accusato, che ora minaccia controquerela, avrebbe consegnato anche documenti, messaggi e registrazioni in sua difesa. Sul merito dell’interrogatorio, condotto dal pm Davide Ercolani e dagli agenti della Squadra mobile, al momento non trapela nulla. “Contrariamente a quello che succede di solito, il verbale è stato secretato – spiega Scarpa – perché ovviamente il caso ha ripercussioni di portata ben oltre l’indagine”. Secondo il legale, Tibusche “è un po’ provato” oltreché “sotto pressione da diverse parti” per ciò che ha subito in questi giorni. Riserbo assoluto sull’interrogatorio del pm Ercolani avendo “ricevuto espressa disposizione della procuratrice generale di Rimini, Elisabetta Melotti, di non rilasciare alcuna dichiarazione”.  La sua ex compagna, la deputata Giulia Sarti, poi, si autodenuncia su Facebook: “Riguardo alle rendicontazioni – scrive – ho riscontrato martedì queste irregolarità. Per un bonifico di gennaio 2014 è avvenuto un errore di calcolo della restituzione rispetto all’importo indicato nel sito tirendiconto.it, perché sono stati effettuati più bonifici, riferiti allo stesso mese, in tempi diversi, un primo versamento a maggio ed un altro a settembre. Per due bonifici di gennaio e febbraio 2016, c’è stato un annullamento da parte della banca che non viene segnalato ma risulta dagli estratti conto. Non avevo alcuna ragione di sospettare che non fossero andati a buon fine.Altri 4 bonifici dell’anno 2017 sono risultati cancellati, dopo essere stati effettuati.Preciso, però, che nessuna di tali somme è rimasta nella mia disponibilità e che ho fornito subito al Movimento i miei estratti conto e tutta la documentazione necessaria”. Inoltre, “appena ho avuto chiarezza di quanto era accaduto, con grande sofferenza personale – ha confermato Sarti- ho dovuto denunciare una persona a me cara. Ho segnalato agli inquirenti ogni cosa, fornendo tutti gli elementi perché venga accertato nitidamente ogni dettaglio di questa per me dolorosissima vicenda. Su questo ora saranno le istituzioni competenti a operare”.

Insomma, la storia dei rimborsi pentastellati non finisce oggi, avrà una penosa coda giudiziaria e si arricchisce di un altro “colpevole”, il consigliere regionale emiliano Sassi, che secondo i riscontri confermati dai vertici, pare abbia trattenuto per sé la metà di quanto stabilito dal patto.

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