Ora Bonino “scopre” la questione giustizia. Ma faccia il piacere…

Ora Bonino “scopre” la questione giustizia. Ma faccia il piacere…

“Sembra che il Governo, grazie all’impegno dei Radicali, si sia impegnato a emanare i decreti attuativi della riforma penitenziaria”, ha detto Emma Bonino, leader di +Europa, in occasione di un appuntamento elettorale, in vista delle politiche del 4 marzo. “C’è voluta fatica, ma è stato fatto – ha affermato – penso che carcere significhi privazione della libertà e non della dignità”. “Potremmo riaprire anche la questione di una giustizia giusta – ha aggiunto – Qui la media dei processi è di dieci anni, con danno di reputazione gigantesco per chi poi è riconosciuto innocente”. “Aspettiamo da tempo immemore la separazione delle carriere, la responsabilità dei magistrati – ha aggiunto – la deontologia professionale di giornalisti e magistrati per la fuga di notizie”. “Non si può essere garantisti a fasi alterne” ha concluso.

A Emma Bonino e ai suoi soci di “Più Europa” si chiede, ma dubitare che ne provino e ne siano capaci è lecito, una briciola di pudore. Bonino dice che “sembra che il Governo, grazie all’impegno dei radicali, si sia impegnato a emanare i decreti attuativi della riforma penitenziaria”. Parlando genericamente di “radicali” Bonino tenta goffamente di intestarsi una battaglia politica che l’ha vista assente; Bonino sa benissimo, ma si guarda bene dal dirlo, che l’impegno ha dei nomi e cognomi: quello di Rita Bernardini in particolare; del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito che da tempo attivamente boicotta; e all’impegno di migliaia di detenuti che hanno messo in essere una lunga e faticosa, spesso silenziata e mortificata mediaticamente lotta nonviolenta: una lotta che Bonino e “Più Europa” da sempre hanno sistematicamente ignorato.

Sì, ha ragione Bonino: “C’è voluta fatica”. Ma non la sua, di fatica. Su questo fronte nulla ha fatto quando era ministro, nulla ha fatto successivamente. In questa lunga, faticosa battaglia politica per la giustizia giusta e i diritti dell’intera comunità penitenziaria (i carcerati, le loro famiglie, ma anche gli agenti della polizia penitenziaria e gli operatori tutti), Bonino ha brillato per la sua assenza, occupata in altro, impegnata a “piacere alla gente che piace”. Bonino dice che non si può essere garantisti a fasi alterne. Soprattutto non si può essere radicali a fasi alterne, e seconda delle pur comprensibili, umane, spicciole, convenienze.

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