Felice Besostri. Candidato nel collegio uninominale di Milano 03 e in Liguria, nel plurinominale proporzionale del Ponente Ligure

Felice Besostri. Candidato nel collegio uninominale di Milano 03  e in Liguria, nel plurinominale proporzionale del Ponente Ligure

Felice Besostri,  avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato  fino al 2010. Candidato nel collegio uninominale di Milano 03  di Liberi e Uguali per la Camera dei deputati, collegio che comprende le zone Fiera, San Siro, Lorenteggio,  Giambellino, Inganni di Milano e in Liguria,  nel plurinominale proporzionale del Ponente Ligure da Genova Sampierdarena  al confine di Ventimiglia con la Francia, quindi le province di Savona e Imperia. Una candidatura di “testimonianza” accettata per portare avanti l’impegno per la difesa e l’attuazione della Costituzione che lo ha visto in prima linea durante la campagna per il no alla deforma Boschi.  Alle elezioni politiche del 1996 viene eletto senatore per l’Ulivo nel collegio di Milano 3. È stato  capogruppo dei Democratici di sinistra nella Commissione Affari costituzionali del Senato nella XIII legislatura. Membro della Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e Vice Presidente del Gruppo Socialista. Terminato il mandato parlamentare, ha ripreso l’attività di avvocato specializzato nella difesa dell’ambiente, del paesaggio, delle opere e servizi pubblici e dei diritti  civili e umani. Con altri avvocati ha promosso azioni giudiziarie dal 2007 per far affermare il diritto dei cittadini e delle cittadine di votare liberamente. Questo diritto è stato riconosciuto per la prima volta in Italia con la sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale di annullamento del Porcellum.  Il parlamento, eletto nel 2013 con una legge contraria alla Costituzione, nel 2015 ha approvato un nuova legge elettorale, l’Italikum,  che grazie ai ricorsi coordinati da Felice Besostri in tutta Italia è stata annullata con la sentenza n. 25/017 dalla Corte Costituzionale prima che fosse applicata.  Fondatore del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale è stato in prima linea nella difesa della Costituzione, minacciata dalla deforma Renzi-Boschi, sostenendo le ragioni del NO vittorioso il 4 dicembre 2016. Impegnato nel Comitato che ha presentato in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare per modificare il “rosatellum”, la terza legge incostituzionale della coppia Berlusconi-Renzi.

Il mio impegno  per una legge elettorale che assicuri ai cittadini un voto libero, eguale e personale come previsto dalla Costituzione

“La mia candidatura per Liberi e Uguali è giunta all’indomani della firma del Presidente Grasso del Patto per la Costituzione e la Democrazia, che mi impegnerà a combattere nella prossima legislatura per una legge elettorale, la prima dopo tanti anni, in cui il voto libero, personale e uguale previsto dall’art. 48 della Costituzione venga finalmente garantito ai cittadini e alle cittadine italiane. Da mesi critico ferocemente il Rosatellum, una pessima legge elettorale chiaramente incostituzionale, che sacrifica la rappresentanza senza garantire governi stabili ed efficienti.  Ricorsi sono già stati presentati e atri lo saranno, ma a urne aperte il primo giudizio lo devono dare gli elettori: si deve votare in tanti e contro le coalizioni capeggiate da Forza Italia e dal PD.  A maggior ragione è del tutto incomprensibile chiedere il voto dei cittadini e schierarsi come ha fatto Prodi per la coalizione che ha a capo il Partito Democratico che ha voluto fortemente non solo una ‘sciagura umana’, il Rosatellum, come lui stesso lo ha definito, ma una serie di sciagure, come le modifiche della Costituzione e l’Italicum, tutte sonoramente bocciate. Non esiste un centrosinistra che non sia rispettoso della Costituzione e di sistemi elettorali fondati su partiti democratici come impone l’art. 49 della nostra Costituzione. Si limita la democrazia senza neppur migliorare la situazione economica: siamo il fanalino di coda della timida ripresa europea. Si deve essere europeisti critici, quelli che vogliono un’Europa più libera ed eguale e fattore di pace, nel Mediterraneo, e di sviluppo in Africa e America Latina: il solo modo per fermare i fenomeni migratori, incontrollabili per la loro dimensione.  L’Europa unita deve ridiventare il sogno di Spinelli e Colorni non l’Incubo di Juncker e Schäuble e dell’austerità al servizio dei ricchi e potenti , a spese della maggioranza dei cittadini”.

 

FALLITO IL TENTATIVO DEL GOVERNO DI CONCENTRARE A ROMA TUTTE LE CAUSE ELETTORALI

La decisione della Cassazione dello scorso 12 febbraio di accogliere il ricorso contro la decisione del Tribunale di Brescia di devolvere il giudizio in materia elettorale al Tribunale di Roma ha significato in maniera definitiva, in termini di giurisprudenza, che la competenza nei ricorsi per l’accertamento del diritto di votare secondo Costituzione è dei Tribunali dove risiedono i ricorrenti. Quello che conta è il diritto che uno vuole tutelare, e un diritto costituzionale fondamentale come il diritto di voto, va tutelato nel luogo dove uno intende esercitarlo, cioè il Comune di residenza. Perciò il circondario del Tribunale, sede dell’Avvocatura distrettuale dello Stato competente per territorio. Come accaduto per l’Italicum sarà possibile quindi presentare lo stesso ricorso presso più Tribunali di Città capoluogo di distretto di Corte d’Appello, di fatto si è trattato di una strategia militare che si è dimostrata vincente contro l’Italikum. Grazie a 22 ricorsi di cui 5 approdati in Corte Costituzionale che il 25 gennaio del 2017 ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale Italicum, con conseguente abolizione del premio di maggioranza.

Soprattutto in campagna elettorale oltre a indicare come votare e chi votare va trasmesso il messaggio che questa legge elettorale, imposta con 8 voti di fiducia dal Governo, è incostituzionale per voto congiunto e liste bloccate, pluralità di candidature, assenza di scorporo per far contare i voti nel maggioritario due volte ed eleggere i candidati nei collegi uninominali in numero maggiore di quello che spetterebbe rispetto alla quota proporzionale. Con la decisione della Cassazione è fallito il tentativo ispirato dal governo di far concentrare a Roma tutte le cause elettorali, con la convinzione che per scelta politica o per sovraccarico di lavoro questi ricorsi non sarebbero mai approdati alla Corte Costituzionale.

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