Embraco. Scioperi e manifestazione a Torino il 2 marzo. Landini (Cgil): l’azienda azzera salari e diritti. Calenda vede la Commissaria Ue, solo parole. L’arcivescovo di Torino: atto inumano. Fassina: effetti dell’impalcatura liberista della Ue

Embraco. Scioperi e manifestazione a Torino il 2 marzo. Landini (Cgil): l’azienda  azzera salari e diritti.  Calenda vede la Commissaria Ue, solo parole. L’arcivescovo di Torino: atto inumano. Fassina: effetti dell’impalcatura liberista della Ue

I ministri Calenda, Padoan, Poletti, scoprono l’acqua calda, l’arroganza dei padroni  di Embraco, che mandano al tavolo di trattativa i loro legali  ai quali hanno affidato il compito di farlo saltare confermando il licenziamento, senza se e senza ma, di 497 lavoratori, non consentendo il ricorso alla cassa integrazione per il tempo necessario per esaminare proposte di reindustrializzazione dell’impianto. Calenda vola a Bruxelles, incontra la Commissaria alla concorrenza, si mostra fiducioso in un intervento della Ue, ma porta a casa solo parole, niente di concreto, malgrado il ministro, in pieno clima elettorale, faccia finta di aver ottenuto buoni risultati.

La risposta dei lavoratori e dei sindacati è stata forte e immediata. Si sono riuniti davanti ai cancelli della fabbrica di Riva di Chieri. Il 25 marzo finirà la procedura di mobilità e tutti i dipendenti saranno licenziati. Hanno scioperato per quattro ore, dalle 8 alle 12, poi quelli del secondo e terzo turno hanno proseguito la lotta. I sindacati Cgil, Cisl, Uil dei metalmeccanici hanno anche proclamato una manifestazione a Torino per venerdì 2 marzo, cui parteciperanno i segretari generali di Fiom Cgil (Francesca Re David), Fim Cisl (Marco Bentivogli) e Uilm Uil (Rocco Palombella). Un operaio si è incatenato davanti ai cancelli della fabbrica.

La multinazionale brasiliana che fa capo a Whirlpool, gigante mondiale degli elettrodomestici , ha fretta di andarsene, al massimo può offrire ai lavoratori un part time, fino a novembre poi tutti a casa. Una proposta indecente, da padroni delle ferriere. Embraco ha deciso che i compressori d’ora in avanti verranno prodotti non più nello stabilimento torinese di Riva di Chieri. Non è il primo “trasferimento” di impresa, la delocalizzazione verso quei paesi dove i lavoratori sono sfruttati al massimo. E non sarà l’ultimo. In partenza si annuncia un’altra multinazionale statunitense, la Honeywell che pianterà le nuove tende, guarda caso, in Slovacchia chiudendo la sede italiana di Atessa, 380 lavoratori. Altro annuncio di chiusura, sempre per “delocalizzazione”, verso i paesi dell’Est, riguarda  la Carlson Wagon lit che organizza viaggi di affari e deve “ottimizzare” le spese cancellando la sede di Torino, dopo aver serrato le porte delle sedi di Bologna, Firenze e Padova.

Landini. La posizione dell’azienda “irresponsabile e provocatoria”

“La posizione di Embraco – afferma Maurizio Landini, segretario confederale della Cgil – si conferma irresponsabile e provocatoria. Alla richiesta dei sindacati e dello stesso ministro Calenda di sospendere i licenziamenti e attivare la cassa integrazione per permettere di ricercare soluzioni industriali alternative a difesa dell’occupazione, l’azienda risponde con la provocazione dei part-time, azzerando salari e diritti dei lavoratori”.  “Questa – prosegue -è la logica del massimo profitto, che trova nelle delocalizzazioni verso i Paesi a basso costo del lavoro il modo per risolvere i problemi della competizione, dopo aver ricevuto dallo Stato italiano nel passato milioni di euro di finanziamento. Tutto ciò è inaccettabile”.

Il lavoro italiano già ampiamente penalizzato. Occorre frenare l’esodo

Al governo italiano la Cgil chiede “di adottare tutte le misure necessarie per scongiurare questo esito. In particolare va affrontato il tema della delocalizzazione verso quei Paesi europei che agiscono in condizioni di dumping. Altri casi analoghi hanno già ampiamente penalizzato il lavoro italiano e l’occupazione. È arrivato il tempo di adottare, anche nel rapporto con l’Unione Europea, norme generali in grado di frenare questo esodo e di agire in condizioni di parità e trasparenza”. All’Embraco, Maurizio Landini chiede “di rivedere le proprie posizioni e rendersi disponibile per una trattativa in condizioni radicalmente diverse da quelle prospettate”.

L’arcivescovo di Torino: all’azienda interessa solo il profitto, un discorso inumano

Sulla stessa lunghezza d’onda l’arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia. “Ciò che interessa all’azienda è solo il profitto, e questo è veramente un discorso inumano e ingiusto”. “La Chiesa davanti a questo non può restare indifferente. Tante famiglie stanno vivendo una tragedia. Come Comunità cristiana ci stiamo attrezzando per iniziative forti e partecipate. Faremo una celebrazione invitando tutte le comunità del territorio. Ci sono famiglie con entrambi i genitori impiegati alla Embraco che oggi sono sul lastrico”. L’alto prelato aveva confidato che le trattative fra la multinazionale, governo e parti sociali si concludesse con un risultato positivo. “L’azienda – dice – si è dimostrata chiusa in tutti i modi. Facendo capire che dei lavoratori gli interessa poco”. Poi sottolinea che “la strada dell’Europa che vuole intraprendere il governo mi sembra importante perché queste aziende hanno molte entrature europee. Bisogna arrivare a dare una risposta appropriata a questi 500 operai”.

Nessun impegno concreto della Commissaria Ue alla  concorrenza

Ma proprio da Bruxelles, dove il ministro Calenda ha incontrato la commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, non arrivano impegni concreti. Dice Calenda che “la commissaria mi ha assicurato che la Commissione è molto intransigente nel verificare i casi in cui c’è un problema di uso sbagliato dei fondi strutturali, o, peggio, di aiuto di Stato per attrarre investimenti da Paesi che sono parte dell’Unione”.  “Alla commissaria danese – ha proseguito Calenda – ho detto che l’Italia le manderà a brevissimo una proposta di istituire un fondo che, in caso di delocalizzazioni produttive verso i Paesi dell’Est, gestisca la transizione industriale con un’intensità superiore a quella della normale normativa sugli aiuti di Stato”.

Dal portavoce Ue solo risposte reticenti, nessun commento

Conclude Calenda: “La commissaria Vestager capisce che il problema c’è, peraltro hanno una serie di casi che stanno analizzando, oltre a quelli che gli abbiamo sottoposto noi”. “La situazione sleale dell’Est è intollerabile. Se un lavoratore è pagato la metà di quello italiano – conclude – noi non possiamo competere ad armi pari visto che questi Stati hanno pari accesso al mercato europeo. Questo è il nodo su cui si deve intervenire”. Dal portavoce dell’esecutivo comunitario, Riccardo Cardoso, arrivano risposte non confortanti, per non parlare di gelo, rispetto a quanto affermato da Calenda. La commissaria Vestager, dice, ha discusso  con Calenda di “questioni di concorrenza”. “A questo stadio non ho dettagli sul progetto” di fondo e “non sono nella posizione di fare un commento”, ha spiegato, ricordando che esiste un fondo europeo sulla globalizzazione. Per quanto  si riferisce alle pratiche fiscali della Slovacchia, denunciate dal ministro per lo sviluppo in una lettera inviata alla Ue, il portavoce dice che la Commissione risponderà “sulla base delle procedure normali”. “Non siamo nella posizione di commentare su un sistema fiscale di uno Stato membro, a meno che non ci sia un’inchiesta in corso”. Anche il ministro del Lavoro, Poletti, ha definito “inaccettabile” la posizione della azienda ed ha sollecitato l’intervento della Ue. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro Padoan. “L’Italia – ha detto – rispetta le regole sugli aiuti di stato e si aspetta che lo facciano anche gli altri partner”.

LeU: Il problema è il mercato unico europeo. Vanno riscritte le regole

Stefano Fassina, esponente di Liberi e Uguali, mette il dito sulla piaga e parla di “visita spot di Calenda che  fa finta di non comprendere che il problema è il mercato unico europeo, non ‘la globalizzazione’ o ‘l’uso improprio degli aiuti di Stato’. Il mercato unico europeo senza standard sociali e fiscali determina fisiologicamente delocalizzazione, dumping sociale e svalutazione del lavoro. Non sono accidenti conseguenza di imprese cattive. È l’effetto programma dell’impalcatura liberista della UE e dell’eurozona. Embraco e Honeywell sono soltanto gli ultimi casi eclatanti. Il fondo di aggiustamento che Calenda propone è un cerotto su un corpo economico e sociale segnato da mille ferite profonde. Vanno riscritte le regole del gioco. Vanno introdotte anche a livello nazionale misure commerciali protettive del lavoro verso i Paesi UE a fiscalità e welfare minimo. Ma per il Pd+Europa, rappresentante degli interessi più forti, è difficile invertire rotta”…

“Noi non molliamo”, dice un operaio che si è incatenato davanti alla fabbrica

La cronaca di una giornata drammatica, la lotta per il lavoro, per non perdere il lavoro, la riassume un operaio, Daniele Simoni, 54 anni da 25 nello stabilimento di Riva di Chieri. Si è incatenato davanti alla fabbrica. “Il lavoro ci sta mancando – ha detto all’ Agi – l’azienda deve tornare sui suoi passi. Si sta alzando la tensione. Non sappiamo cosa potrà accadere, come potremo continuare a pagare bollette e mutui. A una certa età siamo tagliati fuori dal lavoro. Noi non molliamo – ha concluso – ma è difficile stare tranquilli. Quello che vorremmo è solo questo: poter rientrare a casa tranquilli”. Non chiede la luna nel pozzo. Chiede quel lavoro di cui parla la Costituzione. In piena campagna elettorale è bene ricordarlo sempre.

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