Delitto di Macerata, rimpallo di responsabilità tra gli indagati. Attesi gli esami tossicologici. Nominato dalla Procura un nuovo perito. Si svolgerà una seconda autopsia

Delitto di Macerata, rimpallo di responsabilità tra gli indagati. Attesi gli esami tossicologici. Nominato dalla Procura un nuovo perito. Si svolgerà una seconda autopsia

È uno scaricabarile tra i due indagati per quanto accaduto alla giovane Pamela, la 18enne romana, il cui corpo è stato trovato fatto a pezzi in due valigie lungo una strada dell’hinterland di Macerata. I due nigeriani si rimpallano le responsabilità maggiori sulla fine della giovane donna.

“Non ho ucciso io Pamela, non la conosco neanche e in quella casa non sono mai entrato”. Queste le parole ripetute più volte davanti al magistrato ed ai carabinieri da Desmond Lucky, indagato in concorso con Innocent Oseghale, per omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere e spaccio nell’inchiesta sulla morte di Pamela. Il giovane, che resta a piede libero, venerdì è stato sentito in caserma dopo che Oseghale lo aveva chiamato in causa, ma avrebbe comunque detto smentito di essere salito nell’appartamento dove si è consumato lo scempio del corpo della ragazza.

L’altro nigeriano, Innocent Oseghale conferma la sua versione dei fatti e non arretra di un millimetro: “Pamela era andata in overdose e sono fuggito per la paura. Quando sono tornato ho trovato le valigie già pronte”. Questa versione è stata però sconfessata dal suo connazionale. “Quel giorno non ho incontrato né Pamela, che non ho mai visto, né Innocent”. Agli inquirenti Lucky ha detto di essere da poco in Italia come richiedente asilo e seguito dalla Ong Perigeo che gli aveva trovato una sistemazione in un appartamento. “Innocent l’ho conosciuto in una sala scommesse – ha spiegato -, qualche volta l’ho incontrato in città, niente di più. Martedì ho fatto le solite cose, sono stato a casa, poi sono uscito e sono andato al corso di italiano”.

Nega poi di aver mai spacciato. I carabinieri hanno perquisito la sua abitazione sequestrando abiti e scarpe. Queste ultime saranno decisive per capire se Lucky sia stato in casa di Oseghale. Nell’appartamento al civico 124 trovate numerose impronte: gli inquirenti stanno verificando se appartengono a una o più persone. Lunedì Lucky si è recato con l’avvocato Gianfranco Borgani in caserma per la raccolta di un campione di Dna. Martedì invece i carabinieri insieme ai legali dei due indagati sono tornati in via Spalato. Sequestrati un paio di cellulari vecchi, documenti, una borsa e qualche grammo di marijuana.

Oseghale, resta al momento in carcere per occultamento e vilipendo di cadavere. Per l’accusa di omicidio il Gip non ha ritenuto ci fossero gravi indizi di colpevolezza e nelle prossime ore, se le perizie necrospopiche e tossicologiche confermeranno la morte per overdose, potrebbe anche essere scarcerato. La Procura ha anche disposto lo svolgimento di una seconda autopsia sul cadavere della giovane donna. Nominato un nuovo perito. Va detto, infine, che nella serata di martedì la madre di Pamela ha partecipato, insieme a suo marito, ad una fiaccolata per ricordare sua figlia e nel corso della manifestazione ha anche incontrato alcuni giovani esponenti della comunità nigeriana e non solo. La donna ha condannato il gesto di vendetta del neonazista che ha sparato contro uomini e donne di colore nella giornata di domenica ed allo stesso tempo ha chiesto giustizia per sua figlia.

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