Alfiero Grandi. Il Rosatellum è rimasto orfano

Alfiero Grandi. Il Rosatellum è rimasto orfano

Pubblichiamo l’articolo di Alfiero Grandi, vicepresidente del Coordinamento per la democrazia costituzionale, già comparso sul Fattoquotidiano, che ringraziamo, del 23 febbraio scorso. Lo pubblichiamo perché davvero ormai tutti negano la paternità di una pessima e incostituzionale legge elettorale. Perfino Walter Veltroni ha chiesto di riformare il Rosatellum, in una iniziativa dov’era accanto al premier Gentiloni, dimenticandosi tuttavia di aggiungere che quella legge è passata proprio grazie a ben otto fiducie imposte da quel presidente del Consiglio. 

Anche Romano Prodi si è aggiunto alla schiera di chi vuole cambiare la legge elettorale. Chi ha cercato di capire come sarà composto il futuro parlamento ha capito che questa legge elettorale non è in grado di produrre affidabili soluzioni di governo.

Per questo cresce la richiesta, con anticipo sul risultato del voto, che il futuro parlamento vari una nuova legge elettorale. Tanto più se dovessero esserci nuove elezioni a breve.

Gli stessi autori (la legge è intitolata al capogruppo Pd alla Camera) sono oggi molto meno orgogliosi del risultato ottenuto. Inoltre il “rosatellum”proietta un’ombra negativa su Gentiloni, che al suo insediamento (dopo le dimissioni di Renzi) ha affermato che avrebbe lasciato al parlamento la responsabilità di approvare la nuova legge elettorale ma in autunno ha cambiato idea e ha messo la fiducia sul testo: 3 volte alla Camera e 5 al Senato. Il governo ha contribuito a scrivere marginalmente questo testo, eppure lo ha fatto approvare con la fiducia come fosse un atto del governo.

Il voto di fiducia è stata una scelta grave che ha impedito qualunque modifica del parlamento, “obbligato” ad approvare a scatola chiusa.

Tuttavia nella richiesta di una nuova legge elettorale ci sono anche molte ambiguità.

Perchè la legge con cui voteremo il 4 marzo è sbagliata ?

Il difetto più serio è che prosegue la distorsione del porcellum, iniziata nel 2006, costringendo gli elettori a votare a scatola chiusa l’intero pacchetto dei candidati decisi dai capi dei partiti. I candidati all’uninominale e le liste bloccate nel proporzionale, con l’aggiunta del voto unico su tutto il pacchetto, lasciano all’elettore solo due scelte: non votare o decidere in quale lista avere meno sfiducia.

Questa legge approfondirà la frattura tra elettori ed eletti, la cui elezione non dipende dai cittadini ma dai capi partito che gli assegnano la posizione buona per essere eletti.

Per superare questa frattura gli elettori dovrebbero almeno non solo quale lista votare ma anche quale deputato o senatore.

Invece ha prevalso la volontà dei capi partito di avere parlamentari fedeli, così da poter contare su consensi certi al momento delle scelte.

Alcuni incidenti nelle liste dei 5 stelle dovrebbero fare riflettere sulla gravità di questi meccanismi elettorali, che portano in posizioni eleggibili persone a cui il M5 chiede di dimettersi se eletti, ben sapendo che non lo faranno. Se ci fossero meccanismi di scelta dei parlamentari basterebbe chiedere agli elettori di non votarli.

Tra le critiche alla legge attuale c’è anche la richiesta di reintrodurre premi di maggioranza più o meno forti, in sostanza abbandonando la parte proporzionale.

Su questa posizione convergono quanti pensano che gli elettori debbano comunque accettare le scelte dei ceti dominanti e quanti pensano che di fronte alla crisi dei partiti tradizionali la maggioranza se non c’è va regalata con accorgimenti elettorali. In sostanza il voto di alcuni finirebbe con il valere due o più volte quello di altri. Questo in nome della governabilità, ridotta ad avere parlamentari in più. Viene dimenticato che Berlusconi nel 2006 ebbe un formidabile premio di maggioranza alla Camera e al Senato, eppure non riuscì a governare, infatti nel 2011 i risultati dei referendum su acqua pubblica e nucleare rovesciarono il tavolo e da lì iniziò l’agonia del governo, che aveva iniziato con molta arroganza.

Pensare di regalare una maggioranza parlamentare è un’illusione pericolosa. Anche Renzi ne è rimasto vittima quando dopo aver fatto passare le modifiche della Costituzione e l’Italicum a colpi di maggioranza e di fiducie ha perso il referendum .

Unica via per tentare di superare la sfiducia degli elettori è avere un parlamento rappresentativo degli elettori, sia per eletti scelti dai cittadini, sia per aderenza al corpo elettorale. Su queste basi si può aprire un confronto politico per costruire un programma di governo rappresentativo della maggioranza dei cittadini.

Continuare a dipingere come inciucio la ricerca trasparente di una mediazione politica apre una prateria a chi vuole imporre le proprie scelte. Per questo occorre che il nuovo parlamento, pur con i tremendi difetti di origine descritti, si impegni ad approvare una legge elettorale seria, duratura, tale da produrre un confronto tra proposte, non la terra bruciata di questa campagna elettorale.

Il centro destra ha la responsabilità di avere approvato il porcellum. Il centro sinistra di non averlo cambiato quando vinse le elezioni del 2006 perchè prevalse – purtroppo – la convenienza di avere eletti consenzienti.

Se anche la pressione della legge di iniziativa popolare, su cui stiamo raccogliendo le firme, non sarà sufficiente resterà solo il referendum abrogativo di questa legge elettorale, in modo da fare decidere i cittadini, come il 4 dicembre 2016.

Nell’immediato il 4 marzo occorre votare. Se voterà solo il 50%, chi vota deciderà anche per il 50 % che non voterà. E’ importante ricordarsi di non votare per chi ha la responsabilità di questa legge elettorale, così la situazione potrebbe riaprirsi.

Share