Spd. Al Congresso straordinario di Berlino passa con 362 voti a favore e 279 contrari la linea di Schulz per l’accordo con Merkel. Ma si è creata una forte frattura generazionale. Il Pd usa a mo’ di propaganda l’esito del voto

Spd. Al Congresso straordinario di Berlino passa con 362 voti a favore e 279 contrari la linea di Schulz per l’accordo con Merkel. Ma si è creata una forte frattura generazionale. Il Pd usa a mo’ di propaganda l’esito del voto

Martin Schulz può tirare un respiro di sollievo: la sua proposta di voto positivo a una nuova stagione di Grosse Koalition con la CDU di Angela Merkel è passata con 362 voti a favore e 279 contrari. Aprendo i lavori del congresso straordinario di Bonn, il leader della Spd aveva detto: “Sono convinto che la strada coraggiosa sia quella giusta. E penso che non farà male, ma rafforzerà il partito”. Anzi, la Spd “non ne uscirà danneggiata, sarà di nuovo votata e potrà di nuovo vincere”, ha aggiunto. “Il documento uscito dai colloqui esplorativi è un manifesto per una Germania europea”, ha detto Schulz sottolineando che “lo spirito del neoliberalismo deve finire in Europa e questo possiamo ottenerlo”. “Se non ce ne occupiamo noi non lo fa nessuno”, ha detto. Alle tesi di Schulz si erano contrapposti soprattutto i giovani della Spd, che col leader Kevin Kuehnert, avevano invece avanzato la proposta di interruzione immediata delle trattative sulla Grosse Koalition, e riscuotendo, come poi si è visto dal numero dei voti, un successo inatteso.

La frattura generazionale: i giovani dirigenti Spd contrari alla Grosse Koalition

Sul palco, e molto appllaudito dai delegati più giovani, Kuehnert aveva esortato a votare no con queste parole: “Qualunque cosa succederà oggi non sarà la fine della nostra storia, non sarà la fine dei socialdemocratici, ma può essere l’inizio di una nuova storia che scriviamo insieme. Prendiamoci questo rischio insieme. Anche se questo significa essere nani oggi, così potremmo essere nuovamente giganti domani. Per favore, votate no”. Ciò che è certo è che in seno alla Spd si è celebrata domenica 21 gennaio una spaccatura politica e generazionale fortissima, con gli “anziani” e l’establishment del partito schierati con la linea “governista” di Schulz, e i delegati più giovani che con forza hanno ribattuto che la strada da battere, dopo la sonora sconfitta alle elezioni politiche di settembre (il punto più basso di voti alla Spd nella Germania del dopoguerra), avrebbe dovuto essere un’altra. I giovani socialdemocratici temono infatti soprattutto che un’altra stagione di governo con la Merkel possa allontanare ancora di più gli elettori dalla Spd, se ad esempio non si dovesse porre mano a una revisione della riforma del mercato del lavoro (l’accusa è quella di aver creato in Germania milioni di giovani lavoratori precari) e a una seria ricostruzione del sistema del welfare (Kuenhert ha sostenuto – più o meno come è accaduto in Italia – che in questi anni la Germania ha fatto molto più per salvare le banche che per salvare gli ammalati). In ogni caso, nulla è ancora perduto per i giovani dirigenti della Spd: dopo la sigla con la Merkel, l’ultima parola la dovranno comunque dire i 440mila iscritti del partito, che saranno chiamati nelle prossime settimane a esprimersi sull’accordo formale di coalizione, come già avvenuto nella precedente legislatura.

Da Bruxelles a Roma e Parigi si festeggia. Con tanta propaganda pseudoeuropeista

Felice per l’esito del congresso straordinario Spd si è detto il presidente della Commissione Ue, Juncker, che in un tweet ha scritto: “Un’ottima notizia per un’Europa più unita, forte e democratica!”. A sua volta Paolo Gentiloni detta il seguente tweet: “#Spd Passata a maggioranza la proposta di @MartinSchulz per concludere un accordo di grande coalizione. Un passo avanti per il futuro dell’Europa”. E l’ineffabile sottosegretario Sandro Gozi usa il voto della Spd per fare propaganda al Pd e a Renzi: “La decisione della Spd di Martin Schulz di votare a favore di un accordo di coalizione per una Germania molto più europea è un’ottima notizia. L’Europa riparte: Il 4 marzo mettiamo l’Italia al centro della rifondazione europea come propone Matteo Renzi”. Ora, davvero, cosa c’entri Matteo Renzi col travaglio del dibattito interno all’Spd ci sfugge. Non si è discusso di Europa nel congresso straordinario della Spd, ma del futuro della Germania e delle giovani generazioni, proprio quelle che invece hanno detto no alla Grosse Koalition. I nostri governanti del Pd facciano attenzione a quanto accade tra i giovani anche in Italia, perché evidentemente la lezione del referendum costituzionale del 4 dicembre non è ancora stata sufficiente. Come si fa a spiegare a un giovane tedesco della Spd orientato per il no, che si è votato per una “Germania più europea”? Quel giovane socialdemocratico è diventato improvvisamente sovranista? E gli iscritti della Spd che voteranno contro la Grosse Koalition saranno meno europei e meno attenti al “futuro dell’Europa”? Anche la grancassa della propaganda Pd ha un limite: la verità e il rispetto per il dibattito interno a un partito che vive la fase più complessa e difficile della sua storia più che secolare.

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