Morto suicida davanti ad una chiesa a Roccasecca (Fr) l’uomo accusato di aver violentato la figlia 14enne. La moglie: “Non si sapeva ancora se era vero”

Morto suicida davanti ad una chiesa a Roccasecca (Fr) l’uomo accusato di aver violentato la figlia 14enne. La moglie: “Non si sapeva ancora se era vero”

Si è suicidato impiccandosi davanti alla chiesa rupestre di Roccasecca il 53enne agente della polizia penitenziaria indagato per la presunta violenza sessuale sulla figlia 14enne. L’uomo era stato oggetto di una misura cautelare disposta dal Gip del Tribunale di Cassino che lo obbligava a non avvicinarsi a meno di mille metri dalle figlie e della moglie.

Il provvedimento era scattato dopo la denuncia della preside che era seguita al colloquio avuto dalla madre, che era stata informata dei fatti, con i dirigenti ed il personale scolastico della scuola che frequentava la ragazza. Nel corso dei colloqui, ma tutto è ancora coperto dal più stretto riserbo, si parlerebbe di un tema, nel quale la ragazza parlava dell’abuso subito da parte del padre. Tutto contenuto dopo la traccia: “Scrivi una lettera a tua madre confessandole ciò che non hai il coraggio di dirle”, alla quale è seguita quella che si è poi trasformata nel capo d’accusa per il padre. Ecco le parole che la ragazza ha scritto quel giorno: “Sono stata stuprata da papà, la prima volta fu in un giorno in cui non mi sentivo molto bene e non sono andata a scuola. Ogni volta che rimanevo io e lui solo anche solo per cinque minuti risuccedeva fino ad un totale di sei-sette volte”. Secondo il racconto della minore gli abusi sarebbero andati avanti per sette mesi all’interno della casa familiare, fino alla denuncia presentata dalla preside, alla quale la professoressa di italiano aveva riferito subito di quel tema. La mamma della minore, inoltre, agli insegnanti avrebbe anche riferito che problemi in passato c’erano stati anche con la figlia più grande, che il marito le aveva assicurato che cose del genere non sarebbero più accadute e che lei nel dubbio aveva detto alle figlie di non restare sole in casa con il papà. Poi le indagini del commissariato di Cassino e la misura cautelare.

Da registrare la disperazione della moglie, che in uno sfogo ha parlato di falsità raccontate in queste ore: “Sono state dette tante cose non vere: quello che avete detto ieri e l’altro ieri l’hanno portato a questo”. La donna in lacrime dice di essere “tanto, tanto arrabbiata” e conclude: “non si sapeva ancora se era vero”, mettendo in discussione, dunque, tutto l’impianto accusatorio.

La famiglia dell’agente penitenziario, avrebbe appreso della morte dell’uomo dai mezzi d’informazione. “La moglie e le cinque figlie sono sotto choc”, ha riferito al’agenzia giornalistica Ansa l’avvocato della famiglia Emanuele Carbone. “E’ una vicenda triste con un epilogo ancora più triste – riferisce il legale -. La notizia del suicidio è un ulteriore trauma per la famiglia che ora prova rabbia e dolore. Da una parte c’è rabbia per quello che ha fatto, forse per qualcuno perfino sollievo per la sua morte, dall’altra sono sconcertate – prosegue l’avvocato Carbone – era pur sempre il padre. Si stanno adoperando per un funerale dignitoso. E’ una situazione surreale”. Va detto che l’avvocato ha anche escluso che vi siano state altre violenze in famiglia in passato e riferisce di “un approccio respinto dalla figlia maggiore oltre 20 anni fa”. La coppia ha avuto 5 figlie, tre minorenni vivono in famiglia – tra cui la 14enne – e altre due maggiorenni sono sposate.

C’è poi da dar spazio anche alla nota del Garante per la Privacy che chiede la massima collaborazione e soprattutto attenzione agli organi d’informazione: ”Con riferimento alle notizie riguardanti il suicidio del padre accusato di violenza sessuale nei confronti della figlia minore, il Garante per la protezione dei dati personali – in una nota – richiama tutti i media ad astenersi dal riportare informazioni e dettagli che possano condurre alla identificazione della ragazza e ledere la riservatezza e la dignità di tutti i familiari coinvolti nella vicenda”.

La chiesa dove è stato ritrovato il corpo è utilizzata raramente per delle cerimonie perché è posta nella parte alta di Roccasecca, non ci si può arrivare con la macchina, si cammina a piedi in salita e ci sono delle scale. A protezione della chiesa c’è sul portone di ingresso una grata di ferro per evitare che qualcuno possa accedere all’interno. L’uomo ha infilato un filo di spago nella parte superiore di questa grata e si è impiccato.

Il 53enne aveva regolarmente il braccialetto elettronico collegato alla caviglia. Nella macchina c’erano i suoi documenti e tutti i suoi effetti personali. L’uomo, che era, come detto, un agente della polizia penitenziaria, sembra fosse in malattia e la sua arma, per questo motivo, era stata depositata al comando. La salma è stata trasportata all’obitorio dell’ospedale Santa Scolastica di Cassino per gli accertamenti medico legali. L’uomo attualmente viveva con il fratello dopo il divieto di avvicinamento al domicilio familiare che era stato emesso dall’autorità giudiziaria di Cassino dopo la rivelazione choc della figlia.

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