Minniti e Gabrielli. Le fake news? Ci pensiamo noi e danno vita ad una pattuglia di 50 poliziotti postali. Speriamo sia uno scherzo di Carnevale. La posizione dei giornalisti

Minniti e  Gabrielli. Le fake news? Ci pensiamo noi e danno vita ad una pattuglia di 50 poliziotti postali. Speriamo sia uno scherzo di Carnevale. La posizione dei giornalisti

Ormai si va a grandi passi verso il Carnevale. Se si pensa alla campagna elettorale in corso verrebbe da dire, senza per questo sminuire il valore delle politiche del 4 di marzo, che ci siamo già. A questo abbiamo pensato leggendo le agenzie di stampa che annunciavano la scesa in campo di ministro dell’Interno e Capo della Polizia, rispettivamente Minniti e Gabrielli, decisi a intraprendere la battaglia contro le fake news, le notizie false che, da qualche tempo, sono diventate una specie di ombelico del mondo. Addirittura vengono chiamate in campo paesoni come Usa e Russia. In un primo momento abbiamo pensato ad uno scherzo. Addirittura il tandem Minniti-Gabrielli, persone degnissime da tenere in giusto conto per il ruolo che ricoprono, intendeva creare una sorta di pattuglia speciale, cinquanta poliziotti cinquanta, come si diceva una volta quando si annunciava il varietà con le ballerine, addetti a scoprire l’origine e il percorso delle notizie false. Poliziotti postali cui veniva affidato un compito che riguarda un problema che a definire planetario è dir poco. Siamo certi che quando il primo astronauta sbarcherà su Marte si metterà cercare gli autori delle notizie false. Scherziamo? Si, visto che carnevale si avvicina. Ora, è vero che il ministro Minniti assume sempre più il ruolo del ministro di polizia, leggi anni ottocento, inizio del novecento e anche oltre, v gli anni cinquanta, ricordiamo il ministro Scelba. Ma che intendesse riassumere in sé, nel suo dicastero ruoli che competono ad altri organi dello Stato, per esempio alla magistratura, oppure anche alla polizia, quella postale, per raccogliere denunce e aprire, se del caso, indagini. Ma no, lui, con la truppa dei cinquanta poliziotti postali vuole combattere una battaglia che riguarda il web. Sarà il ministro di polizia italiano a decidere qual è la verità. Sarà lui a fornire lumi al Cremlino e alla Casa Bianca. Scendendo più terra terra, quando saranno chiamati in causa gli uffici della polizia postale cosa faranno, a chi si rivolgeranno e quale sarà la sede operativa, forse al ministero degli interni?

Una nota dell’Ordine dei giornalisti e della Federazione della stampa

Scherziamo? No, l’argomento è molto serio, perché, di fatto riteniamo che “la polizia postale non abbia titolo”, come affermano Ordine nazionale dei giornalisti e Federazione nazionale della Stampa, “a valutare il fondamento di una notizia”. Meglio non farne di niente? No, davvero. Intanto è bene precisare che l’inquinamento da fake news non riguarda la categoria, salvo le operazioni di controllo e verifica. Sempre Ordine e Fnsi in un comunicato affermano che “l’inquinamento da fake news inquieta e preoccupa i giornalisti”. Ci fa piacere,visto che, per quanto riguarda l’informazione che compare nei media, per esempio, ad evitare l’orgia di retroscena che sono notizie inventate o suggerite da qualche vocina che abita nei palazzi del potere, un po’ più di attenzione ci vorrebbe, ma questo non riguarda la polizia postale. Così come ci sono compiti specifici, poteri di indagine da parte della magistratura, dei cittadini se si sentono offesi, calunniati, che possono fare denuncia. La nota di Ordine dei giornalisti e Federazione della Stampa parla chiaro, Minniti e Gabrielli farebbero bene a tenerne conto. “La lotta alle fake news, che potenzialmente possono essere finanche strumento di disegni eversivi – affermano –, è assolutamente propria dei compiti dello Stato. Vigileremo naturalmente perché non ci siano invasioni di campo sulla deontologia, il cui controllo spetta, invece, alla categoria stessa attraverso l’Ordine professionale. Tuttavia, già interloquendo con l’Agcom, nei giorni scorsi, abbiamo prospettato la possibilità e la necessità di un’alleanza di saperi e di poteri. Ci chiediamo se non ne abbia bisogno anche il ministero dell’Interno, visto che la Polizia postale è certo in grado di indagare sulla provenienza della notizie diffuse, ma non titolata a valutarne il fondamento”. Insomma a ciascuno i propri compiti. Ci ripensino Minniti e Gabrielli. Le elezioni passano,la lotta alla fake news resta. E questo vale anche per noi giornalisti.

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