Mediterraneo. Ancora altre morti tra i migranti. Un gommone sgonfio la causa del naufragio

Mediterraneo. Ancora altre morti tra i migranti. Un gommone sgonfio la causa del naufragio

Una donna che era tra i 16migranti in condizioni critiche, tra i quali altre donne e bambini, che sono stati trasportati, da elicotteri della marina militare italiana, all’ospedale più vicino, a Sfax in Tunisia, è morta in seguito naufragio a largo delle coste libiche di un gommone. Lo rendono noto siti tunisini e l’account twitter di Sos Mediterranee. La stessa associazione aveva riportato, sempre su Twitter, delle operazioni di soccorso di Acquarius per il “salvataggio di un gommone sgonfio. Alcune persone erano già in acqua. 83 persone salvate e sicure a bordo. Non è stato possibile rianimare 2 donne che lasciano due bambini orfani”. Con la donna morta dopo il ricovero, è quindi di tre donne il bilancio delle vittime. Anche il figlio della donna di quattro anni è tra i ricoverati. “Il gommone ha iniziato a sgonfiarsi. Le persone sono andate nel panico. Qualcuno mi ha spinto facendomi cadere in acqua”, ha raccontato ai soccorritori dell’Aquarius un uomo del Camerun sopravvissuto alla tragedia, riporta in un altro tweet Sos Mediterranee.

Ancora uno sbarco di migranti intanto al porto di Messina. In 117 sono arrivati al molo Norimberga del porto a bordo della nave della Guardia di Finanza “Monte Cimone”. Provengono dal centro Africa ma anche da altri paesi. Tra i 117 migranti arrivati a Messina ci sono 12 donne di cui una in stato di gravidanza. A sbarcare anche 10 minori e 95 uomini. Come al solito sono stati accolti dalla catena di solidarietà ed aiuto di medici dell’Asp, forze dell’ordine e volontari di associazioni umanitarie presenti ad ogni sbarco. I migranti, stanchi e spossati, sono stati sottoposti ad una prima visita medica quindi rifocillati con acqua e cibo. Al termine delle operazioni di sbarco, i migranti sono stati destinati al centro di accoglienza dell’ex caserma Bisconte per le procedure di identificazione, in vista di essere trasferiti ad altri centri di accoglienza.

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