Fca- Fiat. Marchionne annuncia: I conti ora tornano. Bene negli Usa, ma nelle fabbriche italiane la piena occupazione non ci sarà. E scarica Renzi Matteo. De Palma( Fiom): A rischio i posti di lavoro. Subito il confronto azienda- governo

Fca- Fiat. Marchionne annuncia:  I conti ora tornano. Bene negli Usa, ma nelle fabbriche italiane la piena occupazione non ci sarà. E scarica Renzi Matteo. De Palma( Fiom): A rischio i posti di lavoro. Subito il confronto azienda- governo

Ora c’è purtroppo la certezza. La piena occupazione nel 2018 in Fca –Fiat per quanto riguarda l’Italia non ci sarà . Lo dice Michele De Palma. Segretario generale della Fiom Cgil. Quando il sindacato allora diretto da Maurizio Landini, oggi segretario confederale della Cgil, denunciava questo rischio gli “adoratori “ italiani   di Marchionne, l’amministratore delegato di Fca, che albergano in molti campi, fra i quali quello del governo, scuotevano le spalle. Sono i soliti metalmeccanici , quelli della Fiom i “ rossi”, che hanno sempre contrastato le iniziative di Marchionne, i suoi piani, le sue proposte. Dopo l’annuncio degli investimenti in Usa arriva infatti la stangata per quanto riguarda l’Italia. Marchionne dice a chiare lettere in una intervista rilasciata a Detroit all’inviato di Repubblica che “ dobbiamo completare lo sviluppo di Alfa Romeo e Maserati. E’ un atto dovuto, fa parte del piano che Fca presenterà a giugno”. La piena occupazione in Italia conferma che è un obiettivo ma subito precisa: “ Non so se sarà raggiunto entro l’anno” Lo aveva detto anche a giugno, pur rimanendo nel generico, senza nessun impegno concreto. Ora addirittura fa sapere che, leggiamo sempre su Repubblica, che “ sulla questione mi devo vedere con Alfredo Altavilla e vedere dove siamo. Gli investimenti stanno già prendendo piede per lo sviluppo della gamma. Stelvio e Giulia non bastano, C’è tanto lavoro da fare, la cosa importante è avere le idee chiare su cosa costruire”. Insomma si capisce che siamo in alto mare e che, dietro le tante promesse per quanto riguarda la produzione in Italia, c’erano solo tante promesse cui aveva creduto Renzi Matteo che non mancava di indicare Marchionne come la figura esemplare di manager alla cui fonte abbeverarsi. Marchionne, ora che l’ex premier è in grande difficoltà, il Pd vede nero per quanto riguarda le prossime elezioni il manager con indossa sempre e ovunque il maglioncino girocollo, si svincola. Ha recepito che il mondo industriale italiano guarda altrove, verso Gentiloni per una coalizione con Berlusconi e a c hi lo intervista dice: “ Renzi mi è sempre piaciuto come persona. Quello che è successo a Renzi non lo capisco. Quel Renzi che appoggiavo non l’ho visto da un po’ di tempo”.

L’obiettivo del manager con il maglioncino era solo quello del pareggio di bilancio a spese dei lavoratori

La realtà dei fatti alla fine viene sempre a galla, L’obiettivo di Marchionne era uno ed uno solo, arrivare al pareggio di bilancio, certo del tutto legittimo, ma non a spese dei lavoratori, quelli italiani. Marchionne punta ad azzerare il debito industriale già nel secondo trimestre 2018. Al giornalista di Repubblica dice: “”Se riusciamo ad anticipare torniamo tra i buoni, se riusciamo a pagare i debiti, il primo giugno mi metto la cravatta”. 1° giugno, data fatidica quando aa Balocco, è prevista la presentazione del nuovo piano. Nel prossimo futuro, precisamente entro il 2018, c’è una “esistenza separata” per Magneti Marelli: “Questa è la proposta che andrà in consiglio”, ha affermato facendo presente c he che la società di componentistica potrebbe essere quotata solo in Italia. Poi per addolcire la pillola avanza nuove promesse fra le quali quella che in territorio italico possa arrivare la produzione di una nuova Jeep: “E’ possibile”, ha detto. “Ma se potessimo riempire gli stabilimenti di Alfa e Maserati – ha aggiunto – sarebbe la cosa più intelligente da fare. Più di ogni altra”. Ma va ancora più in là. Visto che per il 2018 le promesse sono ormai saltate Il manager ancora con maglioncino girocollo parla di un futuro in cui possibilità che il numero dei dipendenti italiani potrebbe addirittura salire persino salire: “L’impegno come lo abbiamo preso qui” negli Stati Uniti “lo prendiamo anche in Italia. Stiamo aumentando l’organico a 60.000 negli Stati Uniti e adesso ne aggiungiamo 2.500. Se lo gestiamo bene lo stesso futuro arriverà anche in Italia. Dateci il tempo per farlo”. Ma per chi vive di lavoro nelle fabbriche Fca, ex Fiat italiane, cui era stato annunciato il paradiso in terra in cambio dello smantellamento dei contratti, della discriminazione nei confronti della Fiom della divisione sindacale, tornando agli anni della “ guerra fredda” quando chi aveva la tessera Fiom e magari quella del Pci veniva sbattuto nei reparti confino e se scioperavi venivi licenziato, non c’è tempo che tenga.

L’impatto occupazionale determinato dalle scelte di politica aziendale.Servono investimenti per rilanciare le produzioni

Dice Michele De Palma, riprendendo le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Fca che “è purtroppo confermato quanto da tempo avevamo già verificato: l’obiettivo della piena occupazione nel 2018 non ci sarà. I numeri parlavano già chiaro ma ora è il momento di aprire un confronto per affrontare l’emergenza occupazionale dei lavoratori di Mirafiori, Pomigliano e Nola. Già a partire dalla scadenza di settembre del contratto di solidarietà a Mirafiori e a seguire per gli stabilimenti campani è urgente un confronto con l’azienda e il governo perché è evidente un disallineamento tra il piano produttivo, occupazionale dell’azienda e gli ammortizzatori sociali. I ritardi sull’implementazione dei modelli Alfa e Maserati hanno determinato una incertezza sul futuro a cui si è aggiunta una riduzione dei volumi dell’ultimo trimestre.” De Palma parla dell’impatto occupazionale che è stato determinato dalle scelte aziendali,   “A Cassino- dice- si concretizza il rischio che i 500 lavoratori, a cui non è stato rinnovato il contratto, a novembre non rientrino, e senza un aumento dei volumi, sono addirittura a rischio cassa ordinaria, come del resto anche i lavoratori di Modena. Mentre a Melfi la riduzioni dei volumi negli ultimi mesi ha già determinato l’utilizzo di cassa ordinaria. Le parole dell’amministratore delegato confermano che gli stabilimenti italiani non sono al centro dell’attenzione a Detroit.” Conclude il segretario generale della Fiom: “La proprietà di FCA ha raggiunto gli obiettivi finanziari di riduzione del debito industriale e si appresta ad azzerarlo, ma il prezzo non lo possono pagare i lavoratori degli stabilimenti italiani, è invece indispensabile trovare le risorse per gli investimenti che servono a rilanciare le produzioni in Italia a partire dalla realizzazione del piano occupazionale con i nuovi modelli Maserati e Alfa entro il 2018 e l’implementazione della gamma con modelli ibridi ed elettrici”.

 

 

 

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