Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto, nominata da Mattarella senatrice a vita

Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto, nominata da Mattarella senatrice a vita

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha nominato senatrice a vita, ai sensi dell’articolo 59, secondo comma, della Costituzione, la dottoressa Liliana Segre per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale. Il decreto è stato controfirmato dal presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni. Si tratta di un bel messaggio da parte di Mattarella, soprattutto in vista della giornata della Memoria del 27 gennaio, e delle celebrazioni per l’80esimo anniversario delle terribili leggi razziali di Mussolini. Ed è un messaggio efficace anche per coloro che sull’idea della “razza pura”, come il candidato leghista Fontana alla presidenza della Lombardia, stanno cercando perfino di impostare una indegna campagna elettorale.

Chi è Liliana Segre, espulsa dalle scuole per le leggi razziali e deportata a Birkenau 

Liliana Segre è nata a Milano il 10 settembre 1930 da Alberto Segre e Lucia Foligno. All’età di otto anni rimase vittima delle leggi razziali del fascismo, quando nel settembre del 1938 fu costretta ad abbandonare la scuola elementare, iniziando l’esperienza dolorosa e terribile della persecuzione. Il 7 dicembre 1943, col padre e con due cugini cercò invano, con l’aiuto di alcuni contrabbandieri, di riparare in Svizzera. Venne tuttavia catturata dai gendarmi del Canton Ticino e rispedita in Italia dove, il giorno successivo, fu tratta in arresto a Selvetta di Viggiù (VA). Dopo sei giorni nel carcere di Varese venne trasferita dapprima a Como e alla fine a Milano-San Vittore, dove rimase detenuta per 40 giorni. Il 30 gennaio 1944 venne deportata con il padre in Germania, partendo dal “Binario 21” della Stazione Centrale di Milano. Raggiunto il campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz, fu internata nella sezione femminile. Non rivedrà mai più il padre, che morirà ad Auschwitz il 27 aprile 1944. Anche i suoi nonni paterni, arrestati a Inverigo (CO) il 18 maggio 1944, furono deportati ad Auschwitz, ove furono uccisi il giorno stesso del loro arrivo, il 30 giugno dello stesso anno. Alla selezione, le venne imposto e tatuato sull’avambraccio il numero di matricola 75190. Durante la sua permanenza nel capo di concentramento fu impiegata nei lavori forzati nella fabbrica di munizioni “Union”, di proprietà della Siemens, lavoro che svolse per circa un anno. Il 27 gennaio 1945, sgomberato il campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz per sfuggire all’avanzata dell’Armata Rossa, i nazisti trasferirono 56.000 prigionieri, tra cui anche Liliana Segre, a piedi, attraverso la Polonia, verso nord. La Segre, non ancora 15enne, fu condotta nel campo femminile di Ravensbruck e in seguito trasferita nel sotto campo di Malchow, nel nord della Germania. Fu liberata il 1 maggio 1945. Tornò a Milano nell’agosto 1945. Liliana Segre è una dei 25 sopravvissuti dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz.

Dal 1990 la sua battaglia per la “memoria che rende liberi”

Nel 1990, dopo 45 anni di silenzio si rese per la prima volta disponibile a partecipare ad alcuni incontri con gli studenti delle scuole di Milano, portando la sua testimonianza di ex deportata. E’ insignita di diverse onorificenze. E’ Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferitagli con motu proprio del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 29 novembre 2004. Il 27 novembre 2008 ha ricevuto la Laurea honoris causa in Giurisprudenza dall’Università degli Studi di Trieste, mentre il 15 dicembre 2010 l’Università degli Studi di Verona le ha conferito la Laurea honoris causa in Scienze pedagogiche. E’ Presidente del Comitato per le “Pietre d’inciampo” – Milano – che raccoglie tutte le associazioni legate alla memoria della Resistenza, delle deportazioni e dell’antifascismo. Ha scritto diversi libri, tra cui un libro intervista con Enrico Mentana “La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah” e “Fino a quando la mia stella brillerà”.

Liliana Segre: “sento su di me l’enorme compito di portare nel Senato le voci che rischiano l’oblio”

In una nota Liliana Segre coglie l’aspetto più importante della decisione del Presidente Mattarella: “Certamente il Presidente ha voluto onorare, attraverso la mia persona, la memoria di tanti altri in questo anno 2018 in cui ricorre l’80° anniversario delle leggi razziali. Sento dunque su di me l’enorme compito, la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel Senato della Repubblica delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell’oblio – prosegue la neosenatrice a vita -. Le voci di quelle migliaia di italiani, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l’umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano; che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società dei cittadini di serie A. Che in seguito furono perseguitati, braccati e infine deportati verso la ‘soluzione finale'”. Inoltre, aggiunge Liliana Segre, “Il mio impegno per tramandare la memoria, contrastare il razzismo, costruire un mondo di fratellanza, comprensione e rispetto, in linea con i valori della nostra Costituzione, continuerà ora anche in Parlamento, ma, lo dico sin d’ora, senza trascurare la mia attività con gli studenti – conclude Segre -. Continuerò finché avrò forza a raccontare ai giovani l’orrore della Shoah, la follia del razzismo, la barbarie della discriminazione e della predicazione dell’odio. L’ho sempre fatto, non dimenticando e non perdonando, ma senza odio e spirito di vendetta. Sono una donna di pace e una donna libera: e la prima libertà è quella dall’odio”.

La presidente dell’Ucei, le comunità ebraiche in Italia, Noemi Di Segni: “esprimo la nostra commozione per Liliana”

“A nome di tutte le comunità ebraiche in italia esprimo la nostra commozione per la decisione del Presidente Mattarella. Questa nomina risponde esattamente alla profonda esigenza di assicurare che l’istituzione chiamata a legiferare abbia a Memoria quanto avvenuto nel passato e sappia in ogni atto associare al formalismo della legge anche l’intrinseca giustizia e rispondenza ai fondamentali principi etici, in un contesto sempre più preoccupante nel quale l’oblio rischia di divenire legge oltre che fenomeno sociale”, scrive in una nota la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni.

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