L’aumento dei posti di lavoro? Una gigantesca fake news. Azzola (Cgil Roma e Lazio): nel mese di novembre il 77,69% dei contratti attivati è a termine. Il 60% da 1 a 30 giorni di lavoro. Il 30 % un solo giorno. Nella capitale l’economia sommersa e illegale vale 19,2 miliardi

L’aumento dei posti di lavoro? Una gigantesca fake news. Azzola (Cgil Roma e Lazio): nel     mese di novembre il 77,69% dei contratti attivati è a termine. Il 60%  da 1 a 30 giorni di lavoro. Il 30 % un solo giorno. Nella capitale l’economia sommersa e illegale vale 19,2 miliardi

Non c’è bisogno del lavoro di cinquanta poliziotti postali per individuare le fake news. Il ministro dell’Interno, Minniti e il capo della Polizia, Gabrielli, possono utilizzare in miglior modo gli agenti, garantendo la sicurezza dei cittadini. Non c’è bisogno di andare molto lontano. Anzi, Minniti e Gabrielli basta guardino in casa propria, intendiamo in primo luogo quella del governo e di fake news che poi rimbalzano, già pronte, confezionate, per comparire sui media, carta stampata, televisione, radio, internet e compagnia cantando. La più gigantesca di tutte le false notizie infatti viene messa in onda, ormai quasi ogni giorno, dal presidente del Consiglio, diversi ministri, da quello dell’Economia, del Lavoro, dello Sviluppo economico, dal segretario del Pd, Renzi Matteo, il quale utilizza la più grande fanfaronata per dire che nei suoi mille giorni di governo il mercato del lavoro è tornato a fiorire, la ripresa economica è diventata realtà. I dati forniti da Istat, Inps, osservatori ministeriali sulla occupazione e sulla ripresa che sarebbe ormai consolidata vengono smentiti dai numeri veri che riguardano i posti di lavoro, il Pil, il debito pubblico. Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea mette in guardia sulla realtà della ripresa nel nostro paese e negli altri in cui siamo in presenza di una economia debole. Sottolinea che per buona parte la ripresa italiana, tanto vantata da Gentiloni, Padoan e Renzi, è dovuta all’intervento della Bce, agli acquisti di titoli di Stato, il cosiddetto Quantitative easing, ben 60 miliardi. A partire da gennaio si passerà a 30 miliardi fino al settembre del 2018. Sempre a proposito di ripresa che in campagna elettorale è diventata pane quotidiano della pattuglia renziana, da ricordare che presso il ministero dello Sviluppo economico, quello di Calenda, colui che viene descritto dai media come l’uomo forte della ripresa e, in particolare della nuova economia, quella targata Industria4.0, ci sono ben 160 vertenze o giù di lì che riguardano circa 160 mila posti di lavoro a rischio.

Non si parla mai della consistenza dei contratti a termine

Questa è la cornice della situazione occupazionale, la vera fake news che ha riempito i media sulla base dei dati forniti da Inps relativi alla occupazione. I commenti, i gridolini di gioia di presidente del Consiglio e ministri sul presunto aumento di un milione di posti di lavoro, diventata ormai la regola delle statistiche mensili, non sono arrivati subito. Ci hanno pensato un po’ sopra poi, visto che i media rilanciavano quel fatidico milione, il trillo, l’inno alla gioia è arrivato proprio mentre dalla Cgil, con la segretaria confederale Scacchetti, veniva lanciato un chiaro segnale di allarme. “Lavoro mordi e fuggi”, affermava la dirigente sindacale. Allarme confermato e rilanciato alla Cgil di Roma e del Lazio che analizzava i dati elaborati dagli osservatori e dagli istituti di statistica, Inps e Istat, Comunicazioni obbligatorie entrando nel merito delle dinamiche del mercato del lavoro. In particolare, come sottolinea Michele Azzola, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, entrando nel merito dei contratti a tempo determinato che registrano un consistente aumento e sono ora parte fondamentale di quel milione di occupati di cui le statistiche danno conto, non si parla mai della consistenza delle varie forme di contratto a tempo determinato. Dai dati elaborati dalla Cgil di Roma e del Lazio viene fuori una realtà del “nuovo” mercato del lavoro a dir poco truffaldina, inquietante, realtà che ha un nome: fake news. Senza bisogno dei cinquanta poliziotti di Minniti per portarla in primo piano. Il riferimento è ai numeri dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps, relativi al periodo gennaio-novembre 2017. Continuano a crescere i contratti a termine. Nel solo mese di novembre sono stati il 77,69% del totale dei contratti attivati, portando la media annua al 73,51%. Si tratta di tre assunzioni su quattro.

Spesso si tratta di contratti attivati per la stessa persona

“Ma attenzione -dice Azzola – molto spesso si tratta di più contratti a termine attivati per la stessa persona. Incrociando i dati emerge inoltre che la maggioranza di questi contratti ha una durata breve, spesso brevissima: da 1 a 30 giorni per circa il 60%, il 30% dei quali si riduce a un giorno. Questo non è precariato: è qualcosa di peggio. È il trionfo dei lavoretti e a chi svolge lavoretti non si applicano gli ammortizzatori sociali perché non viene raggiunto il numero minimo di settimane”. Per quanto riguarda i contratti a tempo indeterminato ben 38.335 non sono stati sostituiti, un dato significativamente più alto rispetto al 2016, quando nello stesso intervallo di tempo sono stati persi 26.787 posti di lavoro stabile. “A dispetto delle tante agevolazioni alle aziende – afferma Azzola – crescono poi troppo poco i contratti di apprendistato ma soprattutto sono insufficienti le trasformazioni”.

Gli “stagionali”, il lavoro sommerso, occorre restituire dignità al lavoro

Veniamo agli “stagionali”. La forte crescita del turismo nel 2017 di cui tanto si parla non trova rispondenza nei contratti stipulati. “Si tratta di turismo non accompagnato dal lavoro -si domanda Azzola – o siamo forse di fronte a un lavoro sommerso che incrementa i dati già allarmanti dell’Eures secondo cui nella sola provincia di Roma l’economia non osservata produce un valore aggiunto di 19,2 miliardi di euro, di cui 17,7 derivanti dall’economia sommersa e 1,5 proveniente da quella illegale?”. “Questo scenario – prosegue il dirigente sindacale – rende evidente e non più rinviabile la necessità di invertire la tendenza e restituire dignità al lavoro. Il Jobs act è miseramente fallito. Le politiche finora attuate sono sbagliate, producono povertà, discriminazione nei luoghi di lavoro e aumentano il divario tra i pochi che hanno tanto e i tanti che hanno poco. Si è arrivati addirittura a negare il diritto al dissenso, a pretendere di lavorare in ambienti salubri e in condizioni di sicurezza. Questo non è più accettabile. La nuova legislatura nazionale e regionale che uscirà dal voto del 4 marzo dovrà reintervenire sulla normativa del lavoro e far ripartire alla svelta il tavolo per Roma e la promozione di un’occupazione di qualità”.

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