La missione in Niger chiude drammaticamente la XVII Legislatura. Fratoianni: “politica estera italiana sempre più di destra”. Pax Christi: “bisogno di maestri non di soldati”

La missione in Niger chiude drammaticamente la XVII Legislatura. Fratoianni: “politica estera italiana sempre più di destra”. Pax Christi: “bisogno di maestri non di soldati”

L’ultimo atto della XVII Legislatura si è compiuto con le stesse modalità che hanno accompagnato la sua vita parlamentare dal 2013, potere soverchiante del governo sul Parlamento, che non ha più neppure la minima volontà di discutere quanto sta per approvare. Il Pd con la complicità di Forza Italia, della Lega, di Fratelli d’Italia e di altre formazioni di maggioranza ha dato il via libera anche della Camera alla risoluzione del governo che prolunga per il 2018 le missioni internazionali in corso e ne avvia altre in Niger, Tunisia, Sahara occidentale e Repubblica Centrafricana. La risoluzione di maggioranza redatta dalle commissioni Esteri e Difesa è passata nell’Aula di Montecitorio anche con il sostegno di Forza Italia e di Fratelli d’Italia, mentre il M5s e LeU hanno votato contro e la Lega si è astenuta.

“Da Afghanistan a Iraq, da Libano a Kossovo, da Libia a Niger forze armate e cooperazione italiana lavorano per la pace, lo sviluppo e la stabilità, contro il terrorismo e il traffico di esseri umani”, ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, subito dopo la decisione. La novità principale è il potenziamento delle missioni in Niger (dove saranno inviati 470 militari) e in Tunisia, dove arriveranno 60 soldati in sostegno della missione Nato per lo sviluppo delle capacità delle Forze Armate del Paese. In Niger, in particolare, l’Italia fornirà supporto alla Repubblica nigerina “nell’ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell’area”. Sara’ potenziata l’attività di sorveglianza delle frontiere e del territorio e lo sviluppo della componente aerea del Niger. L’area geografica interessata sarà quella di Niger, Mauritania, Nigeria e Benin. Verranno utilizzati 130 mezzi terrestri e due mezzi aerei per una spesa prevista di 30 milioni di euro fino al 30 settembre prossimo. Con la missione in Tunisia verrà invece sviluppata e rafforzata la capacità di pianificazione e condotta di operazioni interforze, in particolare nelle attività di controllo delle frontiere e di lotta al terrorismo. Sono stati stanziati 4,91 milioni fino alla fine di settembre. In tutto l’Italia spenderà per le missioni all’estero 1,504 miliardi di euro, circa 80 milioni in più rispetto all’anno passato.

Intervenendo nell’aula di Montecitorio, il segretario nazionale di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, esponente della lista Liberi e uguali, spiega: “Missioni militari come quella relativa al Niger e alla Libia, che dal punto di vista della finalità degli obiettivi, dei risultati e del rischio, che peraltro moltiplicano per le nostre truppe sul terreno e anche per il nostro paese, sono per noi completamente irricevibili. Per questo il nostro voto negativo a questo provvedimento del governo”, si legge in una nota. “Dietro questa scelta del governo si cela la vocazione del nostro paese, sempre più spiccata, a trasformarsi nel gendarme d’Europa, in un paese che utilizza i propri strumenti militari per fermare i migranti, per respingere i migranti, per riconsegnare i migranti alla condizione perenne di barbarie e di violazione dei diritti umani a cui, come sappiamo, sono sottoposti oggi sulle coste libiche o in molti paesi africani dai quali cercano di fuggire”, aggiunge. “Si conferma il passaggio della nostra politica estera dalla politica estera di un paese che aveva fatto del salvataggio delle vite umane il principale punto di riferimento della propria azione a un Paese che oggi mutua le politiche che la destra italiana ha sempre costruito su questo fronte – prosegue – e cerca di esternalizzare il problema dei migranti chiudendo le frontiere al di là del Mediterraneo, senza neanche la dignità di fare i conti con quello che succede al di là del Mediterraneo. Una politica estera che ha trasformato i trafficanti di uomini in gendarmi, in controllori di quegli stessi uomini, sottoposti, però, alle stesse, se non peggiori, angherie”, conclude Fratoianni.

“L’arte di oggi è quella di fare le guerre e chiamarle missioni umanitarie”. Lo ha detto il coordinatore nazionale di Pax Christi, don Renato Sacco, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando l’approvazione della Camera alla missione militare italiana in Niger. “Passano gli anni – ha aggiunto – e sembra non cambiare nulla: il 17 gennaio 1991 la prima guerra del Golfo e oggi 17 gennaio 2018 i militari in Niger. E’ un’avventura senza ritorno come diceva Giovanni Paolo II. Ci mettiamo nuovamente a fare la guerra”. Secondo il coordinatore di Pax Christi, “dobbiamo fare la pace vera. Lì ci sono in gioco grandi interessi, non possiamo pretendere di usare la scusa del terrorismo. Lì c’è bisogno di maestri e non militari. Qualcuno dice che siamo succubi della Francia. Ritorna sempre di più la logica militare. Dobbiamo seguire la strada della pace e non della guerra”.

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