La giornata politica. A sinistra si polemizza sul dopo voto, mentre Mdp esce dalla giunta di Firenze. A destra, si litiga su seggi, candidati e presidenze. I giuristi del Cdc presentano le leggi elettorali di iniziativa popolare

La giornata politica. A sinistra si polemizza sul dopo voto, mentre Mdp esce dalla giunta di Firenze. A destra, si litiga su seggi, candidati e presidenze. I giuristi del Cdc presentano le leggi elettorali di iniziativa popolare

Giornata molto ricca sul piano del dibattito politico. A sinistra, Massimo D’Alema, intervistato da Aldo Cazzullo sul Corriere della sera, fa una previsione: dopo il voto, si giungerà a un governo del Presidente, che purtroppo ha scatenato qualche mal di pancia in Liberi e Uguali, anche se il suo ragionamento andrebbe letto nella sua articolazione complessiva. Intanto, D’Alema afferma una verità che nel dibattito politico ormai è pane quotidiano: la legge elettorale non solo non darà una maggioranza ma è addirittura “congegnata” perché non garantisca la governabilità. Dunque, prevede D’Alema, dopo il voto si andrà a un governo del Presidente e cioè a “una convergenza di tanti partiti diversi attorno a obiettivi molto limitati”. Intervistato dal Tg3, il leader di Liberi e Uguali, Grasso, replica a una domanda sulla previsione di D’Alema: “non c’è nulla di nuovo: abbiamo sempre detto che questa legge elettorale non potrà mai dare governabilità se ci saranno i risultati che i sondaggi prevedono. Noi siamo una forza politica responsabile, ma siamo disponibili solo per una nuova legge elettorale”. Per l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, anche lei intervistata su Rai3 da Bianca Berlinguer, “noi siamo di sinistra, diciamo ‘lavoro, ambiente’, valori che mancavano, e noi andiamo a riempire un vuoto, poi vediamo. Qualsiasi previsione rischia di essere un esercizio vuoto”. Nel dibattito aperto da D’Alema interviene anche Stefano Fassina, responsabile economico di Sinistra Italiana: “Tutti noi che in questo momento siamo impegnati con Liberi e Uguali – dichiara Fassina – dovremmo concentrarci sul messaggio da dare al Paese, un messaggio di discontinuità e di speranza. L’ultimo Governo del presidente che gli italiani hanno avuto è quello di Mario Monti e mi pare che il ricordo che hanno, in particolare in quella fascia di popolo che vorremmo recuperare, non sia positivo: si ricorda la legge Fornero, l’art. 81 della Costituzione. La posizione che avrà il partito dopo il 4 marzo – conclude Fassina – la deciderà Liberi e Uguali”. Fin qui la polemica interna a Liberi e Uguali provocata dall’analisi e dalla previsione sulla legge elettorale, il Rosatellum.

Intanto, crisi nella giunta Nardella a Firenze, esce Articolo1-Mdp, dopo l’esaltazione di Mussolini di un esponente Pd

Mdp-Articolo 1 esce dalla maggioranza di Palazzo Vecchio a Firenze dove fino ad oggi sedeva insieme al Pd. E’ quanto hanno spiegato, al termine di una riunione durata alcune ore con il Partito democratico e il sindaco Dario Nardella, i consiglieri di Mdp Stefania Collesei e Alessio Rossi. Al centro del confronto, le dimissioni del presidente Pd del Quartiere 1, Maurizio Sguanci, chieste da Articolo 1 dopo le frasi su Mussolini scritte su Facebook dall’esponente democratico (“Fatto salvo che Mussolini è la persona più lontana da me e dal mio modo di pensare, nessuno in questo Paese ha fatto, in quattro lustri, quello che ha fatto lui in vent’anni). “Noi avevamo detto che se Sguanci non avesse lasciato la presidenza del Quartiere avremmo lasciato noi la maggioranza. Le dimissioni non sono arrivate e dunque noi dalla maggioranza usciamo”, hanno detto Rossi e Collesei.

Il Coordinamento per la democrazia costituzionale deposita la proposta di legge elettorale d’iniziativa popolare

A proposito di Rosatellum e del suo destino, una delegazione del Coordinamento per la democrazia costituzionale, sarà domattina in Cassazione, a Roma, per depositare il titolo della proposta d’iniziativa popolare per modificare l’attuale legge elettorale, con cui gli italiani andranno alle urne il prossimo 4 marzo. Della delegazione faranno parte tra gli altri: Alfiero Grandi, Massimo Villone, Giovanni Russo Spena, Mauro Beschi, Felice Besostri e Franco Russo. Il titolo della pdl che verrà depositato in Cassazione recita “Modifiche alla legge elettorale (165/2017) per consentire agli elettori di scegliere direttamente i deputati e i senatori da eleggere in proporzione ai voti ottenuti; previsione del voto disgiunto nel rispetto della differenza di genere; garanzie di correttezza, trasparenza, democraticità nella selezione delle candidature in attuazione dell’art 49 della Costituzione”. L’articolato della proposta deve essere pronto in tempo utile per predisporre la raccolta delle firme: ne occorrono 50mila affinché la proposta possa essere presentata in Senato, dove il regolamento prevede che, entro tre mesi, le leggi di iniziativa popolare vengano esaminate e discusse. La proposta fa parte di un pacchetto di tre d’iniziativa popolare, che il Cdc sosterrà: le altre comprendono la modifica dell’articolo 81 della Costituzione, che è parte della richiesta di rimettere in discussione il Fiscal compact, e la modifica radicale della’ Buona scuola’. “Non eravamo d’accordo col voto di fiducia, ripetuto 8 volte, e col merito della legge elettorale -sostengono Massimo Villone e Alfiero Grandi, presidente e vicepresidente del Coordinamento- Abbiamo anche consegnato al presidente del Senato, Grasso, 230mila firme per chiedere che i cittadini tornassero in possesso della facoltà di scegliere i loro rappresentanti”.

Le difficoltà nel centrodestra e la cena a palazzo Grazioli, residenza romana di Berlusconi

Maretta anche nel centrodestra. Berlusconi convoca i big a palazzo Grazioli, per cercare di trovare un’intesa sui nodi sul tappeto. Berlusconi ha visto lo stato maggiore azzurro, poi i promotori della quarta gamba e i ‘big’ di FdI. Sui collegi l’intesa non sarebbe lontana tra i tre partiti del centrodestra (nei collegi del nord est la Lega avrebbe una parte maggiore della torta da spartire, in Lombardia intorno al 50%, di poco superiore in Veneto) ma l’accordo invece con i centristi di ‘Noi con l’Italia’ non c’è. Fitto e Cesa hanno lasciato palazzo Grazioli tornando a minacciare la rottura del patto con l’ipotesi di presentare propri candidati alle regionali. “Incontro non positivo”, afferma l’esponente pugliese. Nel vertice tra i leader del centrodestra si cercherà di stringere anche sulla partita della Regione Lazio. FI dovrebbe rinunciare a presentare un proprio candidato, anche se una parte dei parlamentari teme che un passo indietro recherebbe danno al partito in termini di voti alle Politiche. Sul tavolo l’ipotesi Rampelli, uomo forte di Fratelli d’Italia. Salvini punta su Pirozzi (“Ha i numeri per battere il Pd e M5s”, dice il leader del Carroccio) mentre Meloni si augura che sia proprio il sindaco di Amatrice a dare una mano al centrodestra per trovare una candidatura unitaria. Nei giorni scorsi Berlusconi non aveva escluso con i suoi di poter puntare su una figura esterna ai partiti, consapevole che i sondaggi al momento danno poche possibilità di vittoria. L’ex premier aveva fatto sondare anche Gasparri che oggi è stato a palazzo Grazioli. Il nodo si scioglierà nelle prossime ore quando Salvini, Meloni e Berlusconi firmeranno anche il programma del centrodestra.

E infine, Emma Bonino si rende disponibile per un ministero

“L’accordo con il Pd spero che sia vicino, tra l’altro va detto che la legge è fatta così male che non prevede né un programma comune né un leader comune. Sono io che ho interesse a insistere in un impegno maggiore su Europa, che rappresenta futuro sicurezza economia”, afferma Emma Bonino, leader di +Europa, ospite a Repubblica Tv. “L’accordo si fa in due – ribadisce – Ritengo un dovere civile battersi perché non vinca il fronte sovranista, populista con risvolti razzisti preoccupanti e sono convinta che questo sia il principale avversario. Io sono radicale, non sono del Pd né loro sono iscritti ai radicali. Abbiamo divergenze importanti, ma oggi il tema dello scontro è ‘Europa o non Europa’ che vuol dire più diritti civili”. Comunque, osserva Bonino, “a ragionare di collegi non c’è nulla di volgare. Sugli strumenti di un accordo c’è una linea di massima, poi si discute di dettagli. Il nostro dettaglio è tutto politico”. E infine, ecco l’orizzonte futuro di Emma Bonino: “Io ministro? Non mi sono mai sottratta alle responsabilità”.

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