La Commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche termina i suoi lavori spaccandosi: la relazione di maggioranza passa grazie all’assenza di membri di Forza Italia. Paglia, LeU: “è la prova dell’inciucio”

La Commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche termina i suoi lavori spaccandosi: la relazione di maggioranza passa grazie all’assenza di membri di Forza Italia. Paglia, LeU: “è la prova dell’inciucio”

Dall’attribuzione di maggiori poteri alla Banca d’Italia e alla Consob, a un archivio comune delle ispezioni, fino all’introduzione di regole più stringenti per l’innalzamento delle competenze dei board e la creazione di procure distrettuali per i reati finanziari e di una procura nazionale di coordinamento. Sono alcune delle principali proposte contenute nella relazione di maggioranza della commissione d’inchiesta sul sistema bancario votata con 19 voti a favore e 15 contrari. Determinanti sono stati i sei assenti che hanno abbassato il quorum necessario per raggiungere la maggioranza. A favore Pd, il presidente della commissione Pier Ferdinando Casini, Paolo Tancredi di Civica Popolare, Bruno Tabacci (+ Europa), Karl Zeller Gruppo per le Autonomie. Contrari i commissari del M5S, di Forza Italia, di Fratelli d’Italia, di Liberi e uguali, Andrea Augello di Idea, la Lega, Raffaela Bellot (Gruppo NcI), Daniele Capezzone (Gruppo Misto). Assenti Francesco Molinari (Gruppo Misto), Antonio D’Alì, Sandra Savino e Remigio Ceroni di Forza Italia, Camilla Fabbri del Pd, Paola De Pind di Gal.

Durissimi i commenti dei commissari dell’opposizione. Giovanni Paglia, di Sinistra Italiana e esponente di Liberi e Uguali parla esplicitamente di accordo tra il Partito democratico e Forza Italia:  “La Commissione Banche si è conclusa come era iniziata: con un inciucio tra il Pd e Forza Italia per non farsi del male. A presiedere il tutto Casini, in attesa di raccogliere a Bologna il frutto di quanto seminato. D’altra parte le larghe intese sono il programma del futuro e allora meglio non perdere tempo”. D’altro canto lo stesso segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, aveva denunciato la “timidezza” della relazione di maggioranza: ” “Non ci convince la proposta del presidente Casini, perché ci pare una relazione troppo timida di fronte alle responsabilità della politica e dei manager nei disastri del sistema bancario italiano e di interessi che si sono incrociati molto spesso in modo opaco, colpendo i piccoli risparmiatori del nostro Paese”. Molto critico anche il M5S: la commissione, ha detto Carlo Sibilia, “si è chiusa nel peggiore dei modi, si è infranta la verità sulle coperture che il Pd ha dovuto assicurare ai suoi conflitti di interesse, in particolare a quella di Maria Elena Boschi. Non c’è nessuna proposta seria”. Sull’onda del sarcasmo la nota del commissario Andrea Augello: “Un vero peccato che fossero assenti alla votazione il senatore Ceroni, il senatore D’Alì e l’onorevole Savino, tutti e tre di Forza Italia. Un peccato anche più grave che la senatrice De Pin, del Gruppo Gal e quindi vicina a Forza Italia, sia dovuta improvvisamente uscire dall’aula prima del voto. Se tutto ciò non fosse accaduto la relazione Marino sarebbe stata respinta, evidenziando tutte le debolezze e le contraddizioni della maggioranza”.

A sua volta, il capogruppo uscente dei forzisti, Renato Brunetta, giudica severamente la relazione di maggioranza, sostiene che invece quella del centrodestra avrebbe fatto emergere “scomode verità” ma nulla dice sugli assenti del suo gruppo, che di fatto hanno permesso l’approvazione dell’altra relazione. Brunetta scrive sulla sua pagina Facebook: “Adesso, a lavori conclusi, la relazione finale del Partito democratico appare superficiale, lontana dalla realtà, autoassolutoria, elusiva rispetto agli obiettivi della legge istitutiva della Commissione parlamentare di inchiesta e rispetto alla mission di quest’ultima. Una pagina triste per questo Parlamento e per questa striminzita e traballante maggioranza”. Certo, pagina triste, ma dinanzi all’accusa di “intelligenza col nemico” neppure una replica.

Da parte del Partito democratico si cerca di attutire le accuse e i giudizi negativi sostenendo che l’opposizione ha deciso di non votare la relazione, che “fino alle 9 di stamattina veniva data per unitaria”, come scrive Matto Orfini, per “interessi” di bottega elettorale. Nella nota di Orfini, analogamente a quella di Brunetta (altro indizio che Agatha Christie avrebbe giudicato interessante), nessun cenno all’assenza dei commissari di Forza Italia. In ogni caso, Matteo Orfini esprime la sua soddisfazione: “è stato fatto un buon lavoro su una relazione di merito molto seria che dice tutto quello che va detto”. La parte importante, sottolinea il collega di partito Mauro Maria Marino, “sono le proposte che lasciamo al prossimo parlamento, abbiamo individuato delle aree specifiche su cui intervenire”.

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