Elezioni. La “carica” di giornalisti, direttori ed ex, candidati. Gli editori inviano alle Camere loro “rappresentanti” per difendere “loro interessi”. Il colpo grosso di “Repubblica”. Pd, Forza Italia, M5S fanno il pieno. La libertà dell’informazione è un’altra cosa

Elezioni. La “carica” di giornalisti, direttori ed ex, candidati. Gli editori inviano alle Camere loro “rappresentanti” per difendere “loro interessi”. Il colpo grosso di “Repubblica”.  Pd, Forza Italia, M5S fanno il pieno. La libertà dell’informazione è un’altra cosa

Gli editori scendono in campo e candidano i “loro” giornalisti cui viene affidata la tutela dei “loro” interessi. Che sono ben diversi dalla libertà di informazione, un pilastro della democrazia. Mai come questa volta si assiste ad una carica dei giornalisti, in particolare di quelli che contano, candidati in collegi in cui l’elezione è assicurata. Non si tratta di singole scelte, come avvenuto in passato. Ma di un segnale che non può non turbare, far riflettere anche, chi si è battuto e si batte per affermare il diritto dei cittadini ad essere informati, tutelando il “confronto delle idee” che si esprime solo quando il pluralismo delle testate, carta stampata, televisione, nuovi media, è garantito. La “carica” dei giornalisti, inviati dagli editori è qualcosa di ben diverso. Non è un caso che il mondo editoriale italiano sia gestito da personaggi, capitani di industria, dall’edilizia a grandi imperi industriali, al mondo degli affari, delle banche. E non è un caso che proprio in questi anni, quelli del renzismo, vi siano stati movimenti nel campo dell’editoria che hanno visto accorpamenti di testate, leggi la fusione, per dirne una, del gruppo editoriale Repubblica-Espresso con quello della Stampa, così come l’ingresso in grande spolvero di Cairo che da modesto editore con un balzo, dopo La7, si appropria del gruppo cui fa capo il Corriere della Sera, con le tante edizioni locali. Per non parlare della espansione delle testate Quotidiano Nazionale, Resto del Carlino, Nazione. Non c’è bisogno di spendere molte parole per quanto riguarda l’impero di Berlusconi, così come altri intrecci fra carta stampata, televisione e radio, nuovi media. Solo da rilevare che questo impero prende le mosse, guarda caso, da iniziative che riguardano il settore delle costruzioni, o meglio la devastazione del territorio sottoposto agli effetti della speculazione edilizia. Non è un caso che proprio un uomo di Berlusconi, quello di cui si fida ciecamente, questa volta non un giornalista ma Galliani, leggi Milan, ora nelle mani dei cinesi,  candidato numero uno di Forza Italia. Un colpo grosso, una zampata pesante, un ingresso ingombrante nel Parlamento.

La candidatura di Cerno condirettore di Repubblica schierato con Renzi. Lo si era capito

Il secondo colpo è quello dell’editore di Repubblica che infila in Parlamento addirittura il condirettore di Repubblica, da poco nominato dopo aver diretto L’Espresso e, ancora prima il Messaggero Veneto. Uno degli autori della virata di Repubblica verso Renzi Matteo che, per ricambiarlo, lo ha candidato nel collegio uninominale di Milano per il Senato e capolista addirittura nel listino del Friuli Venezia Giulia sempre per il Senato. Se ce n’era bisogno per capire gli orientamenti di Cerno bastava ricordare la sua presenza nei talk show televisivi, nata dal nulla, ma sempre più frequente, fino ad una comparsata a Piazza Pulita, leggi La7, se ben ricordiamo, in cui aveva duramente attaccato Bersani, offendendolo anche sul piano personale. Sul suo profilo twitter si legge che si tratta di una “scelta di vita”. A chi gli ha ricordato che nel 1995 era stato candidato a consigliere comunale a Udine per Alleanza nazionale ha replicato, citiamo dal Fatto quotidiano, che si trattava di “una battaglia che rifarei, non sono mai stato vicino a quel partito, ma all’epoca è stato l’unico a voler appoggiare la mia battaglia per riabilitare Pasolini”. Davvero singolare che per “riabilitare Pasolini” si sia rivolto agli ex missini. Aveva ragione la madre di Bambi, il celebre cerbiatto disegnato da Disney, quando gli suggeriva “se non hai niente da dire meglio che tu taccia”.

Una nuova categoria di giornalisti, i parlamentaristi. Si aggiunge a professionisti e pubblicisti

Scorrendo l’elenco dei candidati si tratta di “pezzi da novanta”, si fa per dire. Gli editori hanno inviato alle Camere direttori o ex direttori, non qualche scriba di secondo piano. Movimento 5 Stelle, Partito democratico, Forza Italia non hanno badato a spese, hanno voluto ed ottenuto che i loro “inviati” alla Camera e al Senato, avessero l’elezione garantita. Suggeriamo all’Ordine dei giornalisti di creare, oltre ai giornalisti professionisti e pubblicisti, una nuova categoria, quella dei parlamentaristi. Non siamo i soli a denunciare una situazione che dovrebbe far riflettere sul ruolo svolto dall’informazione sempre più scaduta a propaganda per i potenti. Huffington Post ricorda il rifiuto di Indro Montanelli ad un’offerta di un seggio di senatore a vita offertogli dall’allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. “Non è stato un gesto di esibizionismo – diceva – ma un modo concreto per dire quello che penso: il giornalista deve tenere il potere a una distanza di sicurezza”. Ora, invece, accade che il giornalista sia “inviato” dal suo padrone nel territorio del potere.

Quando la candidatura viene mascherata come un sogno che si realizza

La candidatura viene mascherata in mille modi. Per esempio Francesca Barra, giornalista televisiva, da Mediaset per Matrix, ospite del programma sportivo Tiki Taka, citiamo sempre da Huffington, già conduttrice di In Onda su La7, candidata Pd alla Camera nel collegio uninominale di Matera,  su  Facebook fa sapere: “È sempre stato il mio sogno poter contribuire alla bellezza dei valori del nostro Paese e la mia regione è il luogo da cui è partito tutto. Partire dalla mia terra che non ho mai tradito, che amo, che difendo, che promuovo da sempre, è la realizzazione del progetto di quella bellezza e di quel sogno”. Fortunata lei che ha visto realizzato il sogno della sua vita. Chissà quanti hanno sognato un bel seggio in Parlamento. Ma proseguiamo. Ecco s’avanza nel collegio Lombardia 3 Gianluigi Paragone, in tv, quella pubblica, dove pare sia arrivato grazie alla spartizione regnante. Si candida per Cinque Stelle. Ex direttore del quotidiano leghista La Padania, se la dovrà vedere proprio con il fondatore del Carroccio, Umberto Bossi. Conduttore de La Gabbia su la7, ora cambia casacca e dice: “Con una certa nostalgia e con un senso di emozione mi ritroverò con Umberto Bossi a competere, ma quella Lega che avrebbe dovuto cambiare il Paese oggi utilizza le istituzioni come un bancomat”.  C’è chi sussurra che il Paragone possa essere un filo da annodare per una eventuale alleanza Di Maio-Salvini.

C’è chi, folgorato sulla via per Montecitorio si candida per consolidare un rapporto umano

Si prosegue con Emilio Carelli ex vicedirettore di Studio Aperto e del tg5, in seguito direttore di Sky Tg 24. Lo abbiamo ascoltato a “Otto e mezzo” quando ha spiegato la sua candidatura nel collegio uninominale di Roma 9 Fiumicino per la Camera. “La mia candidatura è arrivata in modo molto naturale”, ha detto. “Nasce da un rapporto professionale e istituzionale instaurato per Sky Tg24. All’inizio avevo solo rapporti istituzionali con loro. Prima con Davide Casaleggio e con suo padre, poi ho conosciuto diversi militanti, poi sono stato a Rimini alla manifestazione Italia 5 Stelle che ha designato Di Maio. Il rapporto umano si è così consolidato”. E da Rimini è stato folgorato sulla via di Montecitorio. Sempre i Cinque stelle hanno fatto incetta di giornalisti sardi. Non noti in campo nazionale ma molto addentro agli “interessi” di chi opera nell’Isola. Si tratta di Pino Cabras, candidato alla Camera per M5S a Carbonia, e a Olbia Nardo Marino.  Sempre  i Cinque Stelle sono presenti in Abruzzo  con Primo Di Nicola già direttore del quotidiano Il Centro. Nel collegio di Palermo si trova candidato Alberto Samonà.

Il pieno di candidature lo fa Forza Italia con “grossi calibri”

Il pieno lo fa Forza Italia con giornalisti di grosso calibro. In testa il direttore di Panorama del quale non si capiva perché si fosse dimesso. Era, di fatto, il preavviso di candidatura. Giorgio Mulé sarà candidato per Fi nel collegio uninominale Liguria 1. Con Forza Italia anche il direttore del Quotidiano Nazionale, Andrea Cangini nel collegio plurinominale delle Marche come capolista al Senato. Alessandro Sallusti avrebbe rifiutato una candidatura. Sempre per Forza Italia compare nel doppio ruolo di direttore de L’Opinione, non sappiamo se esce ancora, e consigliere di amministrazione della Rai, Arturo Diaconale. Per lui un posto nel listino bloccato nel collegio Lazio Nord per il Senato. Un posto al Senato anche per la giornalista sarda Lucia Andria. Entra in campo anche Liberi e Uguali, poco attenta ai problemi dell’informazione, ma non si sottrae al fascino di  mettere in campo una candidata, Chiara Geloni, ex direttrice di Youdem, che corre per la Camera nell’uninominale di Massa Carrara. Auguri.

Share