Elezioni. Il patto Renzi-Bonino non impegna il Partito Radicale. Arbitrario far credere che si sia raggiunta un’intesa tra Pd e pannelliani

Elezioni. Il patto Renzi-Bonino non impegna il Partito Radicale. Arbitrario far credere che si sia raggiunta un’intesa tra Pd e pannelliani

Marco Pannella: le opportunità della politica, in tutte le sue possibili declinazioni. Emma Bonino: la politica delle opportunità, in tutte le sue possibili declinazioni. Ha il sapore di una battuta, ma non lo è: si cambia l’ordine dei fattori, ed ecco che il “prodotto” cambia. Nella forma, e nella sostanza.

Volevate farvi mandare a quel paese da Pannella? Facile. Bastava parlargli di “unità”. Vi avrebbe riso in faccia, detto a muso duro che potevate andare “affan…”, poi vi avrebbe ghermito in una stretta e spiegato che “è l’unione”, quella che occorre perseguire ed edificare. Non si tirava certo indietro quando si trattava di elaborare tattiche funzionali alle strategie e alle “visioni” di cui si faceva alfiere. Le intese sono state tentate, da Pannella, a 360 gradi, e di scandalo faceva virtù: lo stesso giorno era capace di tentare di allacciare dialoghi con esponenti di Autonomia e con Francesco Storace, per dire di due estremi. Il suo motto: m’importa un fico da dove vieni, se sei disposto a fare un tratto della mia strada. Il tutto in modo palese, chiaro, cristallino: diceva a tutti quello che voleva fare, faceva quello che aveva detto. Potevi essere d’accordo o polemizzare con lui a sangue, ma il suo era un “pane al pane, cretino al cretino”. Se decideva che era necessaria e utile una presenza sua e dei radicali nelle istituzioni, non si faceva scrupolo di “trattare” candidature e posti in lista, “ospitalità” a questi o quelli, accettava i compromessi, i veti, le esclusioni. Ma tutto alla luce del sole, nel massimo della chiarezza.

Era Pannella, ed erano i radicali di Pannella. Erano le “opportunità” della politica

La politica delle opportunità è esattamente l’opposto. E’ tattica senza strategia. Sono quattro amici al bar che stipulano alleanze, intese, candidature non si sa bene su che basi e accordi. Beninteso: tutto si può fare (e tutto, effettualmente viene fatto), però le cose vanno chiamate con il loro nome, e descritte per come sono, e non come si vorrebbe. L’intesa elettorale raggiunta da Bonino, Benedetto Della Vedova, Riccardo Magi e Bruno Tabacci riguarda loro, e non il Partito Radicale. Matteo Renzi, l’appassito suo cerchio toscano, il PD possono benissimo ritenere produttivo e utile un accordo con Bonino, e i suoi cari. Non devono credere, e non possono far credere, che l’accordo riguardi e coinvolga in alcun modo il Partito Radicale.

Il Partito Radicale, giusta o errata che sia la loro “lettura” della situazione politica, da anni non partecipa alle elezioni in quanto tale; e da anni è impegnato fondamentalmente su due fronti, il vero patrimonio politico lasciato da Pannella: la “codificazione” a livello di Nazioni Unite del diritto umano e civile alla conoscenza in tutte le sue declinazioni; l’impegno per il diritto al diritto, per la giustizia giusta, a partire dalla situazione delle carceri. Due “fronti” di iniziativa politica in cui Bonino e i suoi cari non sono minimamente interessati e impegnati. Inequivocabile il documento diffuso l’altro giorno dai “pannelliani”: ritengono che “… le elezioni mai come questa volta siano non democratiche a causa della mancanza di informazione ai cittadini su questioni di fondamentale importanza, lo Stato di diritto, la giustizia, l’Europa. Nonché la negazione al Partito Radicale (che per statuto non si presenta alle elezioni) di essere conosciuto per le lotte che conduce”. Per queste ragioni annunciano che proseguiranno nella “… ultradecennale lotta per l’affermazione del diritto, denunciando nelle sedi preposte la sempre più sottile, quasi impalpabile quanto pervasiva, violenza del regime; e invita i cittadini alla mobilitazione e alla resistenza nonviolenta”.

I “pannelliani” proseguiranno “la ultradecennale lotta per l’affermazione del diritto”

I “pannelliani” sostengono che “è in atto una formidabile opera di censura da parte dei media nei confronti dei Radicali del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito; sono totalmente azzerati i dibattiti su temi essenziali quali lo Stato di diritto, la giustizia, l’Europa; mentre i cittadini vengono tenuti all’oscuro delle molteplici e rilevanti iniziativi politiche in corso su questi temi. Peraltro, non si è ancora conclusa la procedura presso la Corte europea dei Diritti dell’Uomo per la mancata informazione relativa al periodo precedente al 2013 e rispetto alla quale i vari Governi hanno opposto resistenza a una qualsiasi forma di risarcimento informativo”. Si sostiene inoltre che la nuova legge elettorale per la terza volta adottata in prossimità della scadenza elettorale stravolge il precedente sistema: “Questo comporta l’impossibilità per alcune forze politiche di partecipare alle elezioni mentre si dilata a dismisura, per via interpretativa, la possibilità di presentare liste senza l’onere della raccolta delle firme a qualsiasi microinsediamento istituzionale, che perciò diviene l’unico “programma” di unione tra forze politiche profondamente diverse. Il rispetto del diritto dei cittadini a conoscere per deliberare, unito al rispetto dell’identità dell’immagine delle persone, come delle organizzazioni politiche, è presupposto vitale del corretto svolgimento del confronto politico”. Pertanto i “pannelliani” proseguiranno “la ultradecennale lotta per l’affermazione del diritto, denunciando nelle sedi preposte la sempre più sottile, quasi impalpabile quanto pervasiva, violenza del regime; e invita i cittadini che potranno essere raggiunti da questa comunicazione alla mobilitazione e alla resistenza nonviolenta”.

Arbitrario far credere che i radicali e il PD renziano abbiano raggiunto un’intesa o siglato un’alleanza

Si chiede scusa al lettore forse un po’ annoiato per essersi dovuto sorbire un così lungo documento. A parziale ammenda: è un documento inedito, nessuno, a parte “Radio Radicale” ha ritenuto di darne “notizia”. Sopratutto è la certificazione di quanto sia arbitrario far credere che i radicali e il PD renziano abbiano raggiunto un’intesa o siglato un’alleanza. Alleanza fatta, seggio ha. Ma a Renzi e al gruppo dirigente del PD si può (e si deve) fare qualche domanda: sono consapevoli, vero, che Bonino non è certo l’erede di Marco Pannella? E che dunque non è con accordicchi come quelli realizzati che si può sperare di raccogliere quel consenso di opinione e di valori che Pannella incarnava. Rita Bernardini, Antonella Casu, Maria Antonietta Farina Coscioni, Laura Hart, Elisabetta Zamparutti, Matteo Angioli, Sergio D’Elia, Maurizio Turco, i radicali insomma che fino all’ultimo sono stati accanto a Pannella e lo hanno sostenuto, non uno di loro, si ritrova oggi nelle posizioni di Bonino e dei suoi cari.

Bonino, Della Vedova e Magi (con il supporto di Tabacci) hanno deciso si essere supporter di Renzi alle elezioni nazionali del 4 marzo e alle regionali in Lombardia e Lazio. Si puo’ immaginare chi darà in cambio cosa, e tra non molto il “patto” e i suoi oneri/onori sarà palese e palesato nei suoi particolari, peraltro già intuibili e immaginabili. E’ un patto che vede i suoi sottoscrittori impegnati, in questi giorni in operazioni di imbellettamento che lasciano il tempo che trovano. Ognuno contratta e “mercanteggia” come può e come sa; e alla fine, come è giusto sia, l’elettore, il cittadino, giudica e decide. Ma ci si presenti per come si è per quello che si è. Bonino e i suoi cari non sono il Partito Radicale, e il Partito Radicale non ha siglato patto, alleanze, opzioni a favore del PD renziano. Chi lo accredita, accredita un falso; chi lo crede, crede a una fake news. Not in my name, si diceva un tempo. E’ quello che il Partito Radicale può dire e dice a Bonino e ai suoi cari.

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