Assist ricco di banalità di Prodi al Pd di Renzi: più unitario di LeU. Dure le repliche di Grasso, Bersani e Rossi

Assist ricco di banalità di Prodi al Pd di Renzi: più unitario di LeU. Dure le repliche di Grasso, Bersani e Rossi

“Un appoggio che vale molto”. Mentre dalle parti del Nazareno fa fatica a diradarsi il caos seguito alla chiusura delle liste e continuano gli attacchi delle minoranze (quelle attuali e quelle che furono), a Matteo Renzi arriva un aiuto inaspettato, quanto meno nella tempistica. Romano Prodi, dopo aver spostato a più riprese la sua ‘tenda’ lontano dal Pd, prende le parti dei democratici. “Liberi e Uguali non è per l’unità del Centrosinistra. Punto”, dice intercettato da Affari italiani. E invece Renzi sì? “Renzi, il gruppo che gli sta attorno, il Pd e chi ha fatto gli accordi con il Pd sono per l’unità del Centrosinistra”, risponde il Professore. Musica per le orecchie dem. “Accogliamo con piacere le parole di Romano Prodi, che riconoscono la validità del lavoro fatto in direzione di un’azione unitaria delle forze di centrosinistra. Per noi l’avversario è alla nostra destra e l’obiettivo è dare seguito ai risultati raggiunti dai governi del Pd”, esulta Lorenzo Guerini.

Non gradiscono, invece, dalle parti di Liberi e Uguali. Prodi “voterà per la ‘coalizione’ guidata dal Pd perché, secondo lui, rappresenta l’unico centrosinistra unito? Lo stesso partito che ha messo insieme una finta coalizione che chiede ai bolognesi di votare Casini. Lo stesso partito che ha composto le liste elettorali cancellando le minoranze interne. Lo stesso partito che ha imposto otto – otto! – fiducie sulla legge elettorale. Liberi e Uguali in quel tipo di coalizione non ci può stare”, attacca Pietro Grasso su Facebook. Le parole del Professore sono invece “opinabili” per Pierluigi Bersani. “Che il Pd sia per l’unità del centrosinistra è abbastanza curioso – dice – Nel Pd è stata liquidata buona parte di quelli che parlavano di centrosinistra. Quando candidi in Sicilia sodali di Cuffaro o di Lombardo, in Lombardia il braccio destro di Formigoni, nel cuore dell’Emilia Casini e Lorenzin… È tutta gente che quando pensa al centrosinistra pensa di farlo con Berlusconi”, è la lettura dell’ex leader dem. Gli attacchi al segretario arrivano poi anche da dentro il partito. “Le nostre coerenze e quelle di Prodi. Prodi dichiara che voterà per la coalizione di centrosinistra e che noi non saremmo per l’unità. Peccato che a Bologna dovrà sostenere Pierferdinando Casini, già uomo di punta del centrodestra di Berlusconi. Noi invece voteremo Vasco Errani, un uomo di sinistra, un compagno e un grande e onesto presidente di Regione. Prodi può dire ciò che vuole ma noi siamo fieri delle nostre scelte e delle nostre coerenze”, afferma Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana ed esponente di Liberi e Uguali, in un post sul suo profilo Facebook.

“La deriva di Renzi è perdente, con lui si rischia un processo di disgregazione inarrestabile. Dobbiamo convincerlo a lasciare, perché il suo modo di fare il segretario non porta risultati – taglia corto senza troppi giri di parole Michele Emiliano – dobbiamo combattere il renzismo e frenare la disgregazione del Pd”. Prova a calmare i toni, invece, Dario Franceschini, che pure è stato penalizzato nella lunga notte delle candidature al Nazareno. “Dopo la chiusura delle liste ci sono sempre arrabbiature e delusioni, mi pare una balla questa storia della ‘renzizzazione'”, ammette.Renzi ribadisce la linea: “Abbiamo scelto solo i migliori, o quelli che noi pensiamo essere i migliori – ripete – qualcuno ha dovuto lasciare il posto”, però “in politica il ricambio dovrebbe essere normale”. Il segretario annuncia una campagna elettorale “giocata all’attacco, non col catenaccio: più sul modello del profeta Arrigo Sacchi che su quello del pur grandissimo Nereo Rocco”. Ed è sulla fascia ‘sinistra’ che prova a concentrarsi, partendo dal lavoro: il Partito democratico ha intenzione di “continuare con gli incentivi del Jobs Act solo per gli imprenditori che assumono a tempo indeterminato”, annuncia. Il leader dem si dice pronto ad affrontare questi ultimi 34 giorni prima del voto sentendosi “più una Red Bull che una camomilla”, come invece si è definito Paolo Gentiloni. “C’è bisogno di entrambi – assicura – E sappiate che comunque Red Bull e Camomilla non intendono litigare neppure sotto tortura”.

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