Voto in Catalogna. Affluenza altissima, quasi 82%. Primo partito Ciudadanos, unionista, con 36 seggi. Seguono i tre partiti indipendentisti, che assieme totalizzano 70 seggi su 135. Rajoy il grande sconfitto

Voto in Catalogna. Affluenza altissima, quasi 82%. Primo partito Ciudadanos, unionista, con 36 seggi. Seguono i tre partiti indipendentisti, che assieme totalizzano 70 seggi su 135. Rajoy il grande sconfitto

Quando è stato scrutinato quasi il 90% delle schede elettorali, secondo El Pais, ormai si conferma la vittoria delle tre forze indipendentiste che governavano il ‘Parlament’ catalano uscente, anche se arretrano, e scendono da una maggioranza risicata di 72 seggi su 135 a soli 70. Elezioni che vedono l’exploit – significativo ma numericamente irrilevante – della formazione centrista e unionista, Ciudadanos, della 31enne Ines Arrimadas, andalusa ma da un decennio in Catalogna, che ha vinto 36 seggi contro i 25 ottenuti nel 2015. Gli indipendentisti hanno sì la maggioranza assoluta, ma dovranno ricucire le divisioni interne, ancora molto forti. Di sicuro escono sconfitti gli unionisti che in nessun caso riuscirebbero a conquistare la maggioranza di 68 seggi su 135.

Duro colpo per il premier Mariano Rajoy, leader del partito popolare, che ha strenuamente combattuto con tutte le forze il referendum illegale del primo ottobre sull’indipendenza, che ha sciolto, in base all’art. 155 della Costituzione (la legge era dalla sua parte ma si è rivelato un politico miope) il Parlament dopo la dichiarazione unilaterale di Indipendenza il 27 ottobre ed indetto le elezioni anticipate di oggi, con i suoi rivali, uno in carcere e l’altro in fuga in Belgio. Dietro Ciudadanos, ad un passo, infatti c’è il nemico numero 1 di Rajoy: l’indipendentista ‘Junts per Catalunya’ dell’ex presidente Carles Puigdemont, fuggito in Belgio per evitare il carcere. Ai suoi 34 deputati indipendentisti si aggiungono i 32 di Esquerra repubblicana di Oriol Junqueras, ex vicepresidente della Generalitat, rimasto in Spagna e quindi in carcere accusato di sedizione e ribellione. Da sole le due formazioni avrebbero 66 seggi, 2 in meno della soglia della maggioranza assoluta. Avrebbero ancora bisogno dei 4 seggi attribuiti ora al Cup e otterrebbero 70 deputati, contro i 72 del 2015, ma governerebbero di nuovo la Generalitat.

Sul fronte unionista, Ciudadanos da 25 deputati sale a 36; i socialisti catalani sono a quota 17; crollati da 11 a soli 4 deputati regionali i popolari locali, espressione del Partito del premier Rajoy. Le tre formazioni unioniste a questo punto si fermerebbero a quota 57, lontani dai 68 della maggioranza. Se lo scrutinio – che precede molto lentamente – trovasse conferma nel corso della notte, a questo punto perdono in parte peso gli 8 seggi (contro gli 11 del 2015) di ‘En comu”, la costola catalana di Podemos, guidata dalla sindaca di Barcellona Ada Colau. Se si schierassero con gli unionisti, avrebbero comunque solo 64 seggi, 4 in meno della maggioranza. Se Colau andasse con gli indipendentisti – ricordiamo che al referendum del primo ottobre il sindaco volle che si votasse ma non si espresse pubblicamente a favore di una delle parti – si arriverebbe a quota 74 con Junqueras e Puigdemont, senza bisogno del Cup.

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