Scalfari: voterò Renzi. Non è una novità. Ma non richiami Berlinguer, ne offende la memoria. Il tripolarismo? “Mette a rischio la democrazia. Il voto dei cittadini non conta”. Grasso? “Riporti i dissidenti nel Pd”. Pisapia? “Subito con i Dem”

Scalfari: voterò Renzi. Non è una novità. Ma non richiami Berlinguer, ne offende la memoria. Il tripolarismo? “Mette a rischio la democrazia. Il voto dei cittadini non conta”. Grasso? “Riporti i  dissidenti nel Pd”. Pisapia? “Subito  con i Dem”

Non avevamo dubbi che Eugenio Scalfari avrebbe votato per il Pd di Renzi Matteo. È un libero cittadino ed ha diritto di votare per chi più gli piace. È inusuale, però, che un editorialista del calibro di Scalfari, fondatore del quotidiano La Repubblica usi il secondo giornale italiano per fare campagna elettorale, quando ancora non è iniziata ufficialmente, a sostegno di un partito. Come Scalfari ben sa le campagne elettorali seguono modalità ben precise per mettere i candidati a parità di condizioni. Proprio non molto tempo fa quando Scalfari, intervistato da Floris al Martedì di La7 aveva affermato che fra Di Maio e Berlusconi, candidati a premier avrebbe preferito l’ex cavaliere, c’era stato l’intervento autorevole del presidente onorario  del Consiglio di amministrazione del quotidiano di Largo Fochetti. Carlo De Benedetti, il quale non aveva preso bene il pronunciamento dello Scalfari. A sua volta aveva fatto sapere che lui preferiva Gentiloni. Ne era nato un problema tanto da richiedere l’intervento del presidente effettivo del cda, Marco De Benedetti, sollecitato dalla assemblea dei redattori, il quale aveva confermato il carattere del giornale, autonomo, garante della libertà dell’informazione, senza partigianerie di   sorta e via dicendo. Il comitato di redazione aveva preso atto delle parole di De Benedetti junior a conferma che la linea editoriale non era cambiata.

Con l’editoriale scalfariano Repubblica apre la campagna elettorale

Chiuso l’episodio. Ora invece Scalfari va ben oltre la propaganda pro Renzi Matteo. Dice che voterà per il Pd che “discende dal partito di Berlinguer che si era distaccato completamente dalla subordinazione nei confronti dei sovietici e aveva fondato una sinistra democratica ed europeista”. Poi afferma che “la sola forza europeista è il Pd”. Da qui la scelta di Renzi Matteo. Ci limitiamo a sottolineare che a noi sembrano parole  che suonano come offesa alla memoria di Berlinguer con il quale l’ex scout, di scuola dc, non ha niente a che vedere. Ma Scalfari va ben oltre. Racconta che ai  “colleghi dell’Espresso (cui lui collabora ndr) era venuto in mente di confrontare il nuovo anno con anni passati che finissero con il numero otto”. Lo Scalfari aveva giudicato “buona” questa idea e visto che coincideva con il suo editoriale domenicale,  l’ Espresso abbinato a Repubblica, faceva un tutt’uno. Accade così che delizia i suoi lettori dando lezione di storia, dalla rivoluzione francese, al 1918, gli attacchi dei Fasci guidati da Mussolini alle Case del Popolo, dalla nascita della nostra Costituzione, quella attuale che il suo Renzi Matteo, d’accordo l’Eugenio, al sessantotto degli studenti,  dimentica che fu anche una stagione degli operai, ma si tratta, vogliamo credere, di pura dimenticanza, poi le Brigate rosse, l’uccisione di Moro. Impartita ai suoi lettori la lezione non si limita a indicare la sua preferenza, nel voto, per Renzi Matteo. Va ben oltre. Sa bene lo Scalfari che Renzi ha ben poche possibilità di tornare a Palazzo Chigi, grasso che cola se resta in sella al Pd, visto che il “caso Boschi” e la difesa strenua di Maria Elena, che qualche bello spirito ha definito una “turista” sempre in visita di banchieri, personaggi influenti del mondo del credito,  non  sono proprio ben visti in parte sempre più larga del gruppo dirigente Dem. Scalfari mette le mani avanti. Se  lui non ha possibilità di tornare a Palazzo Chigi è colpa del fatto che il sistema politico italiano è diventato “tripolare”. Prima era bipolare, uno vince, uno perde. Ora oltre al Pd al Berlusca in gran ritorno ci sono anche i Cinque stelle. Dice Scalfari: “Il vero guaio è che oggi ormai in Italia vige un sistema di democrazia tripolare che crea problemi non superabili”. Ancora: “Bisognerebbe ritornare ad una situazione veramente democratica mentre la tripolarità  impedisce di governare”. Restiamo basiti. La tripolarità nasce perché ci sono cittadini che non si riconoscono nei due partiti e in precedenti tornate elettorali hanno avuto  diversi milioni di voti, ci riferiamo a M5S, per il quale, è bene precisare, non abbiamo alcuna simpatia.

Nell’anzianità l’editorialista ha maturato una strana concezione della democrazia

Scalfari ha maturato, nell’anzianità, un ben strano concetto di democrazia. I voti dei cittadini non contano, rendono difficile il governo di un paese. Anzi lo rendono impossibile. Che ci suggerisce l’Eugenio? Impediamo loro di votare, gli facciamo l’esame del sangue, oppure un test per valutare se sono abili per la democrazia?  Ma non finisce qui il soliloquio di Scalfari. Anche se avessimo un governo Gentiloni, dice, non potrà contare su una maggioranza coesa. Allora ecco il “che fare” di leniniana memoria, scritto fra la fine del 1902 e l’inizio del 1903. Dice  Scalfari: “Bisognerebbe che almeno la sinistra fosse unita ma mi pare che questa ipotesi sia molto lontana a meno che Grasso non abbia in mente l’obiettivo di riportare i dissidenti (Articolo 1-Mdp uniti in Liberi e Uguali ndr) a riunificasi  con il partito di origine”. Prosegue imperterrito, rilanciando Giuliano Pisapia, su cui Scalfari e Repubblica avevano affidato il ruolo di stampella per Renzi Matteo. “Sarebbe importante – scrive – che  Pisapia e il suo Campo progressista si alleassero  fin d’ora con il Pd. Pisapia non ha un numero elevato di seguaci ma non sono i numeri quello che conta bensì l’impegno di una alleanza che arricchisce comunque il Pd”. Arriva così alla conclusione: “Questa mi sembra la sola via da seguire ma temo che gli interessati la rifiuteranno. L’odio che circola in quelle file non è compatibile con la politica”. Renzi, ovviamente escluso dal fiume di odio visto che lo indica come suo candidato. Commenti? Nessuno. Scalfari non è commentabile. Lo fa da solo.

Post scriptum. Leggiamo sempre a proposito di Renzi che “una squadra di Renzi finalmente esiste ed opera insieme al segretario del Partito”. Sarebbe utile che Scalfari facesse nome e cognome dei componenti. Forse si riferisce al “giglio magico”, capitanato da Maria Elena Boschi di cui è entrato a far parte anche il presidente del Pd, Orfini Matteo, nominato sul campo difensore della Boschi, mandato al massacro quando deve dibattere con giornalisti che non hanno dimenticato come si fa un’intervista.

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