Repubblica intervista Renzi. Ma è solo un comiziaccio per dar modo al segretario del Pd di offendere Grasso e Boldrini. Il giornalismo è un’altra cosa Aveva ragione De Benedetti: il condirettore non serve. O forse no

Repubblica intervista Renzi. Ma è solo un comiziaccio per dar modo al segretario del Pd di offendere Grasso e Boldrini. Il giornalismo è un’altra cosa Aveva ragione De Benedetti: il condirettore non serve. O forse no

Ho fatto un gioco. Mi sono letto l’intervista  fatta a Matteo Renzi  dal condirettore di Repubblica, un tal Tommaso Cerno incarico contro il quale si era espresso il presidente onorario del Gruppo, Carlo De Benedetti. Leggendo l’intervista ho capito intanto perché il Cerno sia stato trasferito da direttore dell’Espresso a condirettore di Repubblica. Evidentemente non bastavano gli editoriali di Eugenio Scalfari, ci voleva un rincalzo nella campagna pro renziana. Anche perché caduta la candidatura di Pisapia, leggi Campo progressista, che nessuno è ancora riuscito a capire dove, chi e cosa coltivi questo Campo, lanciata da La Repubblica, ci voleva chi intervenisse, con l’autorità direzionale, anche se come con-direttore, a sostegno di un Renzi sempre più disperato, che non ne indovina una. Quasi due pagine del quotidiano  di Largo Fochetti dedicate al segretario del Pd. Devo dire che il gioco mi è costato molto. Leggendo quella che a torto può essere chiamata “intervista” nel senso tradizionale sono stato colto da un senso di nausea quando ho letto il titolo  con cui il quotidiano diretto da Calabresi aveva riportato il “pensiero”, si fa per dire, del signorotto di Rignano diventato per caso e per sfortuna degli italiani che avrebbero meritato qualcosa di meglio, capo del governo per mille giorni. Non avremmo mai pensato che quella che suona come una pesante offesa alla seconda e terza carica dello Stato, leggi Grasso, il presidente del Senato, e Boldrini,  diventasse il titolo dell’intervista su un giornale che vuole rappresentare coscienza e sentimenti della società civile, un giornale liberal, orientato a sinistra. “Grasso e Boldrini sulle orme di Fini”. Lo dice Renzi Matteo e il condirettore Cerno non ha una parola da dire, non prende le distanze. Grasso e Boldrini insomma seguirebbero nella gestione del Senato e della Camera le orme di un ex missino, uomo di Almirante.

Allora, pieno di disgusto ho fatto un gioco. Ho tolto dalla intervista, che occupa quasi due pagine, le domande in neretto come si usa. Mi sono accorto che erano del tutto inutili. Che invece di una vera intervista si trattava di un comiziaccio. Sembrava che le domande fossero state aggiunte sulla base delle risposte. Sembrava, diciamo, perché ci resta difficile pensare che un grande giornale, il secondo per importanza, si dedicasse ad un nuovo genere del giornalismo quello in cui contano solo le risposte. Il giornalista non serve, il suo ruolo scompare. O meglio serve il giornalista dell’ufficio stampa che indica la “linea”, offre le risposte gradite al suo capo. In fondo aveva ragione Carlo De Benedetti quando ha affermato che nella storia di Repubblica non c’era mai stato un condirettore e non se ne sentiva il bisogno. Però  di un condirettore ne aveva bisogno Renzi Matteo. E tanto basta.

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