Renzi chiama, Bonino risponde. Intese elettorali per miopi convenienze

Renzi chiama, Bonino risponde. Intese elettorali per miopi convenienze

Con un gesto di stizza si sottrae all’abbraccio di Marco, e se ne va. Pannella (è lui, il “Marco”) incassa e continua a parlare. Da poco Matteo Renzi è presidente del Consiglio, ha “serenamente” dato il suo “bacio” di Giuda ad Enrico Letta, formato il suo governo di fedeli e sodali. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiede invano che almeno due ministri, Pier Carlo Padoan ed Emma Bonino, siano riconfermati nei loro incarichi. Niente da fare: Renzi vuole una corte “pallida”, prona. Cede su Padoan, ma tiene duro su Bonino. Non la vuole. Avrà le sue ragioni, che qui interessa poco conoscere. Napolitano insiste. Lui pure. Napolitano cede su Bonino, Renzi cede su Padoan.

Pannella è come un toro che vede sventolar rosso. Strepita, scaglia parole di fuoco, durante un improvvisato comizio a Largo Argentina a Roma. Vorrebbe il conforto di Bonino. C’è quel gesto di stizza, di fastidio. L’esclusione certo brucia, ma l’ormai ex ministro degli Esteri pur delusa è di un aplomb glaciale. Lascia ad altri il compito di alimentare la polemica. Apparente distacco, il suo; coltiva, accredita da tempo, l’immagine di “riserva della Repubblica”; paladina e pasionaria di ogni causa “per bene” della gente “per bene”, meglio ancora se “progressista” di quella che altrove verrebbe chiamata Gauche caviar, i radical-chic, per intenderci. Preambolo necessario al discorso che riguarda l’oggi.

Il governo Renzi ha “governato” come sappiamo, poi è venuto quello presieduto da Paolo Gentiloni. Renzi, che della Bonino e dei radicali non ha mai saputo che farsene, ora ha deciso che gli possono servire nel suo disperato tentativo di stare a galla e tamponare in qualche modo la disastrosa gestione del “suo” PD. Ora ha bisogno di supporter, cerca di accreditare una vocazione “unitaria”, vuole che attorno al PD sorgano una serie di accondiscendenti “cespugli”, così da poter dare l’idea di una coalizione, di tanti “diversi” che agiscono uniti. Buon proposito, ottimo, se non fosse che – notoriamente – sono proprio le buone intenzioni il materiale utilizzato per lastricare le strade infernali. Il “particolare” è che la sommatoria in laboratorio di piccole unità non ne fanno mai una grande, anzi spesso accade il contrario. Questo perché si dimentica un particolare che tanto particolare non è: che le “unità” posticce lo si capisce subito che sono di poco respiro, e non meritano fiducia; altro conto sono le unioni sui valori.

A Renzi e Bonino l’unione dei valori importa poco o nulla, e di conseguenza operano, agiscono. Ecco dunque l’intesa elettorale. Bonino e l’associazione Radicali Italiani che ormai si identifica pienamente in lei, cerca di porre qualche condizione: una riduzione del numero di firme necessarie per quelle liste che non dispongono di rappresentanza parlamentare. Farlo con un decreto costa poco o nulla: si sa già che quell’aborto di legge elettorale accroccata in fretta e furia durerà poco, già si parla di cambiarla. Poi c’è la polpa: lo ius soli da una parte e la legge sul testamento biologico. Per quel che riguarda lo ius soli non se ne parla. Renzi e il “suo” PD temono di creare troppo scontento, e così non vogliono creare tensioni ulteriori a quelle che hanno saputo provocare da soli in questi anni. La legge sul testamento biologico invece passa. Non è la legge che storicamente i radicali hanno chiesto; anche se ambienti oltranzisti cattolici la considerano un cavallo di Troia, non ha nulla a che fare con la legalizzazione dell’eutanasia. Bonino stessa è costretta ad ammettere che si tratta di un primo piccolo passo. Che lo sia, non c’è dubbio: ma né Bonino, né Marco Cappato, e tantomeno Benedetto Della Vedova o Riccardo Magi possono intestarsi la legge, che piuttosto meriterebbe – se proprio le si vuole dare un nome – d’essere chiamata Pannella-Welby: che sono loro ad aver, in anni lontani, gettato i germi per quelle norme che poi, a fatica, il Parlamento ha finalmente varato; e che avrebbe comunque varato, Bonino o no.

In soldoni: il PD renziano si illude, in cambio di qualche collegio sicuro, di poter esibire il vessillo radicale e di poter sventolare la bandiera libertaria dei diritti civili. Ma una Bonino non fa Pannella e tantomeno i radicali, che sono altra e diversa cosa e storia, quale che sia il giudizio che si dà di loro. Dall’altra parte si assiste a un qualcosa di misero: un’adesione di convenienza in cambio del classico pugno di lenticchie. Ottimo commestibile ricco di proteine e di ferro; ma non è di alimentazione che qui si parla; piuttosto di b politica. Pannella aveva una visione. La si poteva apprezzare, discutere, condividere, avversare. Ma era una visione. Bonino, Cappato, Della Vedova, Magi… un tutti insieme appassionatamente all’insegna dell’aggiungi un posto a tavola. Una ben triste parabole, tutto sommato.

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