Renzi alla canna del fucile. Per nascondere il suo fallimento va in guerra contro Bankitalia.Si fa forte della testimonianza del pm di Arezzo, già suo consulente, che scagiona papà Boschi. Lo assecondano i giornalini. Sinistra italiana: “Vicenda surreale, florilegio di fake news”

Renzi alla canna del fucile. Per nascondere il suo fallimento va in guerra contro Bankitalia.Si fa  forte della testimonianza del pm di  Arezzo, già suo consulente, che scagiona papà Boschi. Lo assecondano i giornalini. Sinistra italiana: “Vicenda surreale, florilegio di fake news”

Chiediamo scusa ai nostri lettori per aver trascurato l’udienza in  Commissione d’inchiesta sulle banche del pm di Arezzo, Roberto Rossi. L’abbiamo ascoltata e non ci è sembrato che vi fosse qualcosa di nuovo. Rossi ha scagionato  Pier Luigi Boschi, il padre della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, dalla responsabilità per il crac di Banca Etruria. Sempre il pm aretino, amico di Renzi Matteo, di cui è stato anche consulente quando il segretario del Pd era presidente del Consiglio, in passato al centro di due inchieste sul suo operato da parte del Consiglio superiore della magistratura, concluse con un nulla di fatto, ha portato un duro attacco a Bankitalia, che avrebbe  operato per la fusione di Banca Etruria con la Popolare di Vicenza, non avrebbe vigilato a sufficienza su quanto stava avvenendo. Insomma una tesi sostenuta da Renzi Matteo a proposito delle quattro banche, Etruria, Chieti, Marche e Ferrara. In poche  parole: tutte balle quelle raccontate in questi mesi su coinvolgimenti di Renzi padre, Boschi padre. Abbiamo letto che da Bankitalia, Ufficio vigilanza, Carmelo Barbagallo, era arrivata una secca smentita alle affermazioni del pm di Arezzo, “mai sostenuto il matrimonio con Popolare di Vicenza”, che il presidente della Commissione d’inchiesta Pier Ferdinando Casini, al termine di una seduta infuocata, faceva sapere che avrebbe convocato il governatore di Bankitalia, Visco, Vegas (Consob), Padoan ministro dell’Economia. Abbiamo appreso che dai renziani di alto  rango, leggi fra gli altri il presidente del Pd, Orfini Matteo, erano partite nuove bordate contro Visco. Ci sembrava che non ci fosse niente di nuovo, salvo la testimonianza del pm di Arezzo che infilava un asso nelle mani di Renzi che non aspettava altro per scatenare una nuova offensiva  contro Visco, una specie di rivincita per la conferma nell’incarico che gli era arrivata da Gentiloni.

Finalmente la verità, strillava Renzi incitando i suoi a dare battaglia

Finalmente la verità, strillava il Renzi e incitava i suoi a dar battaglia, ad attaccare i “nemici”. Insomma cose già lette e sentite. Abbiamo sbagliato. I giornaloni, all’unisono, seguiti dalle reti televisive raccoglievano il grido di battaglia  del segretario del Pd che dissotterrava l’ascia di guerra. Salivano all’onore delle cronache, apertura, prime pagine. Servizi e commenti all’interno. Proprio nella giornata in cui Camera e Senato si esibivano in due voti di fiducia al governo in merito al decreto fiscale e alla manovra di Bilancio, una giornata nera per la nostra economia, segnate da mance e mancette elettorali, i giornaloni davano credito a Renzi Matteo, accompagnando la sua  guerra personale contro la Banca d’Italia. Sullo sfondo anche il nome di Mario Draghi che non può essere chiamato a testimoniare in Commissione d’Inchiesta in quanto presidente della Bce, un organismo internazionale, ma che è nel mirino dei renziani. Non si sa mai. In caso di un governo di unità nazionale, chiamiamolo così, potrebbe essere chiamato a presiederlo e sarebbe per Renzi un addio ai suo sogni di rivincita e di gloria. Sempre lo stesso bersaglio nel mirino di Renzi: la Banca d’Italia. Ora spunta un difensore dell’operato della vigilanza di via Nazionale: il pm di Chieti, Francesco Testa, che parla di “attività pressante” con quattro ispezioni in altrettanti anni. Anche per quanto riguarda Monte dei Paschi il colonnello della Guardia di Finanza, Pietro Bianchi, aveva scagionato Banca d’Italia. In merito alla acquisizione di Antonveneta: Mps e Jp Morgan, dice, “firmavano contratti sotto al tavolo” tenendo all’oscuro Bankitalia. Anche il sostituto procuratore di Siena, Antonino Nastasi, ha parlato di “piena, leale e proficua collaborazione” tra la procura e via Nazionale.  La Consob, che per quanto riguarda le banche  venete  aveva scaricato  tutte le responsabilità a via Nazionale, ora parla di “forte collaborazione”. Ma Renzi Matteo non sente storie. Anche il presidente della Commissione d’inchiesta, Casini, prende le distanze dall’attacco a Bankitalia, perlomeno così appare quando afferma che “siamo tutti sufficientemente intelligenti per non confondere i ladri con le guardie”. Ma le parole del  pm aretino sono oro colato per il segretario del Pd che esce allo scoperto. “Abbiamo sempre detto: il tempo è galantuomo. La Commissione di Inchiesta sulle Banche – afferma – lo ha dimostrato anche in queste ore. Il Pd è stato accusato per anni, oggi sono in tanti che dovrebbero chiederci scusa: non eravamo noi il problema. Ma adesso non vogliamo riaprire polemiche: quello che è accaduto sia di insegnamento per il futuro e si aiutino famiglie e piccole imprese ad avere accesso al credito”.

Fratoianni: una banda di incapaci ha gestito Banca Etruria

Pronta la risposta di Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana, intervistato da RaiNews: “che Renzi possa dire che la Commissione d’inchiesta parlamentare sulle Banche ha dimostrato che non ci sono responsabilità politiche del Pd e della maggioranza sul pasticcio delle Banche italiane, é un po’ surreale”. “I lavori della commissione, che purtroppo è stata concessa molto in ritardo, non sono ancora conclusi  un po’ più di cautela non guasterebbe. Comunque una cosa è chiara su Banca Etruria, mai si è vista una banda di incapaci gestire così una banca. E il Pd non può sfuggire al problema politico che va molto oltre alla vicenda Banca Etruria, e che parla del rapporto perverso e malato che c’è stato tra sistema bancario, economia, ed esponenti della politica. Potevano essere messi in campo, nel corso di questi anni, provvedimenti legislativi per una maggiore trasparenza e correttezza, ma non si è fatto”. “Dalle responsabilità politiche non si sfugge solo con una audizione, ci auguriamo che nella prossima legislatura – conclude Fratoianni – la commissione possa proseguire i lavori facendo luce su quanto avvenuto”.

Fassina: responsabilità del management e di chi ha provato a coprirle

Sempre da Sinistra italiana, Stefano Fassina, responsabile delle politiche economiche,  dice che “a proposito di fake news, oggi ne troviamo un florilegio nelle parole di Renzi e renziani su Banca Etruria. A leggerli e ascoltarli, sembra che ieri in Commissione di Inchiesta vi sia stata una sentenza passata in giudicato, da un lato, di assoluzione del Governo Renzi e del Pd sulla complessa partita delle Banche e, dall’altro, di condanna della Banca d’Italia. Ovviamente, la realtà è un’altra e le parole del procuratore di Arezzo, tra l’altro già consulente di Palazzo Chigi anche durante il governo Renzi, a proposito delle indicazioni di Banca d’Italia per l’intervento della Popolare di Vicenza, in nulla ridimensionano in termini di frodi di Banca Etruria, responsabilità del suo management e collateralismi politici. Eventuali responsabilità di Bankitalia e Consob non cancellano le responsabilità del management e di chi ha provato a coprirle”.

M5S, i risparmiatori truffati non sono interessati a giochi di potere del Pd

I parlamentari di M5S in una nota comparsa sul blog di Grillo affermano che “l’esultanza del Partito Democratico di queste ore ha un qualcosa di profondamente surreale, quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito. È l’emblema della sconnessione dalla realtà di una fetta della vecchia politica, il simbolo di un rovesciamento di senso che ormai è arrivato al suo apice”. “Le centinaia di migliaia di risparmiatori truffati dai crack bancari degli ultimi anni non sono interessate ai giochini di potere del Pd e di Renzi. Capire ogni piccola mossa che sta facendo la commissione d’inchiesta presieduta da Pier Ferdinando Casini non è la loro priorità: il coinvolgimento dei Boschi; il conflitto d’interesse del pm che conduce l’inchiesta; gli scaricabarile tra il Pd e Bankitalia; il ruolo della Consob; la vicenda Monte Paschi non sono temi accattivanti per chi ha il problema di doversi ricostruire una vita”.

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