Pubblico Impiego. Un primo risultato nei contratti nazionali: siglato da Cgil, Cisl, Uil e Confsal quello per 247mila lavoratori delle funzioni centrali. Ora la parola ai lavoratori. In stand by le trattative per istruzione, sanità ed enti locali

Pubblico Impiego. Un primo risultato nei contratti nazionali: siglato da Cgil, Cisl, Uil e Confsal quello per 247mila lavoratori delle funzioni centrali. Ora la parola ai lavoratori. In stand by le trattative per istruzione, sanità ed enti locali

È stato siglato nella notte il nuovo contratto nazionale relativo a 247mila lavoratori delle funzioni centrali dell’amministrazione pubblica e degli enti statali non economici per il triennio 2016-2018. Al termine di una trattativa lunghissima Aran e i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Confsal (più dell’80% della rappresentanza dei lavoratori) hanno raggiunto l’accordo che prevede un aumento medio mensile pari, a regime, a circa 85 euro lordi sullo stipendio base e una serie di novità sul piano più specificamente normativo e relativo all’organizzazione del lavoro. Dal punto di vista salariale, l’intesa prevede una forbice di aumenti sullo stipendio base dai 63 ai 117 euro mensili lordi a regime. In stand by le trattative per gli altri comparti del pubblico impiego: sanità, istruzione ed enti locali, ai quali si affianca tutto il personale della difesa e della sicurezza. Per quanto riguarda il contratto per il settore istruzione, che comprende la scuola, l’università (solo il personale non docente), accademie di belle arti e conservatori, e la ricerca, la trattativa è ancora in alto mare, e le parti si incontreranno nuovamente il prossimo 4 gennaio 2018, mentre per il comparto sicurezza il tavolo si riapre il prossimo 9 gennaio. In ogni caso, al termine delle intese saranno le assemblee dei lavoratori che giudicheranno nel merito quanto eventualmente è stato firmato dalle rappresentanze sindacali.

Susanna Camusso sul contratto delle funzioni centrali 

Al termine della nottata che ha portato all’intesa di uno dei segmenti della pubblica amministrazione, Susanna Camusso, segretario generale della Cgil ha twittato: “Siglata la pre intesa per il contratto delle funzioni centrali! Più diritti, più contrattazione, più salario”. Susanna Camusso ribadisce il percorso: “Ora assemblee e consultazione. Continuiamo – scrive – per conquistare il contratto sanità, enti locali, istruzione. Si può”. E il tweet finisce con lo slogan che ha accompagnato tutta la trattativa: “contratto subito”.

La valutazione di Franco Martini, segretario confederale Cgil responsabile della contrattazione

“Un primo e importantissimo risultato per la stagione contrattuale del Pubblico Impiego, inaugurata con l’accordo del 30 novembre 2016”, commenta dunque il segretario confederale della CGIL Franco Martini. “Con questo accordo – spiega il dirigente sindacale – vengono raggiunti i due principali obiettivi alla base del negoziato: l’incremento medio salariale di 85 euro per l’intero comparto, senza che ciò vanifichi il bonus degli 80 euro deciso dal Governo Renzi, e l’avvio del processo di rilancio della contrattazione, mortificata dal primato della legge, sulle materie inerenti la condizione e l’organizzazione del lavoro e da quasi dieci anni di blocco dei rinnovi contrattuali”. Martini spiega dunque quale sia il valore strategico dell’intesa, sia sul piano salariale, ma soprattutto nel rapporto tra legge e contratto, e in particolare in relazione alla famigerata legge Brunetta che tanti danni ha portato all’intero settore della pubblica amministrazione. Con il contratto nazionale, insomma, è possibile oltrepassare i limiti e le nefandezze contenute in quella legge. In fondo è anche ciò che sperano i sindacati della scuola, che si battono per il superamento della legge Giannini, la 107, proprio attraverso la scrittura della parte normativa del contratto nazionale. Inoltre, prosegue Martini “con questo contratto le lavoratrici ed i lavoratori, con le loro rappresentanze unitarie, tornano a essere protagonisti dei necessari processi di innovazione della Pubblica Amministrazione, nella valorizzazione delle professionalità e nella qualificazione delle condizioni di lavoro”. Infine, “si tratta, adesso – conclude il segretario confederale – di trarre impulso da questo importante accordo, per procedere rapidamente al rinnovo degli altri contratti, relativi a tutti i comparti Pubblici, Sanità, Funzioni Locali, Istruzione e Ricerca”.

Serena Sorrentino, segretario generale FP Cgil: “contratto che archivia la legge Brunetta”

In una nota, Serena Sorrentino, segretario generale della Funzione Pubblica della Cgil, dichiara che si tratta di “un contratto che dà più diritti e archivia la legge Brunetta”, e spiega nel merito le novità normative contenute in quella che Susanna Camusso definisce pre-intesa da sottoporre ai lavoratori. Intanto, scive Sorrentino, “dopo oltre nove anni finalmente restituiamo un contratto nazionale ai lavoratori pubblici, il primo che sottoscriviamo è quello delle Funzioni Centrali che riguarda i lavoratori dei ministeri, delle agenzie e degli enti pubblici non economici”. Si tratta, aggiunge, “di quasi 250 mila lavoratrici e lavoratori a cui estendiamo diritti, in particolare su permessi e congedi dove introduciamo tutele importanti, sia per l’espletamento di visite, terapie ed esami diagnostici sia alle donne vittime di violenza alle quali, dopo i tre mesi di congedo previsti dalla legge, il contratto garantisce altri tre mesi di aspettativa. Si estendono, inoltre, le norme sul diritto allo studio includendo i lavoratori a termine e riconoscendo anche il diritto a svolgere la formazione prevista da albi o ordini, si potenzia e si rende più esigibile la formazione e si introduce il libretto formativo”. Nel merito, continua Sorrentino: “Norme di civiltà sono quelle che estendono i diritti civili e introducono tutele per lo stress lavoro correlato e i fenomeni di burn out. Mantenute le tutele previgenti a partire dall’articolo 18 e l’orario di lavoro a 36 ore e ridotta la precarietà. Più poteri vengono riconosciuti alla contrattazione, soprattutto di posto di lavoro, sulla scia di quanto definito nell’accordo del 30 novembre e ci sottraiamo al ricatto degli atti unilaterali ridando la titolarità alla contrattazione. Cambiano i sistemi di valutazione, scompaiono le fasce brunettiane, si amplia la partecipazione sindacale”. Questo contratto, osserva la segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil, “restituisce flessibilità al sistema della contrattazione decentrata soprattutto con la semplificazione della costituzione e utilizzo dei fondi. Nei prossimi giorni si dovrà riscrivere l’ordinamento professionale e armonizzare il regime di tutela della previdenza complementare”. Quanto ai tempi, fa sapere Sorrentino, “questo contratto avrà vigenza 2016/2018, scelta questa che ci consente di avvicinare il prossimo rinnovo contrattuale, così da aumentare gli effetti di incremento sui salari. Per questa ragione gli aumenti contrattuali a partire dagli 85 euro medi mensili andranno a consolidare il trattamento fondamentale”.

Il punto da chiarire: le trattative dei tre comparti istruzione, sanità ed enti locali rinviate a gennaio. Ma cosa accadrà con lo scioglimento delle Camere annunciato per il 29 dicembre?

C’è solo un punto da chiarire, e può essere la chiave interpretativa di quanto potrebbe accadere nelle prossime settimane. In modo del tutto ingenuo la ministra Madia, esaltando l’accordo raggiunto coi sindacati confederali come merito e successo del governo (la propaganda gioca brutti scherzi), scrive: “Continuiamo a lavorare fino alla fine della legislatura per mantenere tutti gli impegni presi”. Ci si potrebbe chiedere in questo caso se è una minaccia oppure la conferma di qualcosa che non quadra dal punto di vista dei tempi. Mattarella ha già fatto intendere che la XVII legislatura si sarebbe chiusa con l’approvazione della legge di Bilancio, e dunque il timer non dovrebbe superare il 29 dicembre. Ma se davvero Mattarella scioglie le Camere prima della fine dell’anno, e chiede al governo di restare in carica per l’ordinaria amministrazione, come si metterà la trattativa per i tre enormi comparti della pubblica amministrazione, istruzione, sanità ed enti locali (più di due milioni e mezzo di lavoratori), per i quali gli incontri sono slittati a gennaio? Cosa vuol dire la ministra Madia citando la fine della legislatura? I ministri di riferimento potranno mantenere gli impegni assunti anche con la legge di Bilancio?

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