Pisapia lancia un “Ciaone” al Pd, nonostante il pressing di Renzi, Fassino, Zanda e Franceschini. Campo progressista si divide: c’è chi va verso il centro, e c’è chi torna a sinistra

Pisapia lancia un “Ciaone” al Pd, nonostante il pressing di Renzi, Fassino, Zanda e Franceschini. Campo progressista si divide: c’è chi va verso il centro, e c’è chi torna a sinistra

Ripensando al titolo che Repubblica ha dedicato lunedì 4 dicembre all’Assemblea di Liberi e uguali, con quella “sfida” di Pisapia a Grasso, che solo gli inviati di quel quotidiano avevano visto emergere dall’Atlantico Live, viene da sorridere, visto l’epilogo che ha riservato la vicenda dell’ex sindaco di Milano e di Campo progressista appena 48 ore dopo. Una mesta dichiarazione di Giuliano Pisapia rompe gli indugi, e mette fine, sostanzialmente, all’esperienza politica di Campo progressista. “Dobbiamo prendere atto”, scrive l’ex sindaco di Milano, “che non siamo riusciti nel nostro intento. La decisione di calendarizzare lo Ius Soli al termine di tutti i lavori del Senato, rendendone la discussione e l’approvazione una remota probabilità, ha evidenziato l’impossibilità di proseguire nel confronto con il Pd”. Inoltre, confessa Pisapia, “ci abbiamo provato, per molti mesi, con tanto impegno ed entusiasmo. Il nostro obiettivo, fin dalla nascita di Campo Progressista, è sempre stato quello di costruire un grande e diverso centrosinistra per il futuro del Paese in grado di battere destre e populismi. Oggi dobbiamo prendere atto che non siamo riusciti nel nostro intento”, prosegue Pisapia. “Ringrazio di cuore tutte le donne e gli uomini che hanno creduto e si sono impegnati in questo progetto e che ora si muoveranno secondo le proprie sensibilità, la cui diversità è sempre stata, a mio modo di vedere, una delle ricchezze e risorse più importanti di questa esperienza. In Parlamento e nel Paese continuerà il nostro impegno per l’approvazione di norme di civiltà per il nostro Paese”, conclude. Può bastare il tradimento sullo ius soli da parte del Pd, del suo segretario e del suo gruppo dirigente per pervenire a una tale mesta dichiarazione di resa? Probabilmente no. C’è qualcosa d’altro, di ben più tosto, dal punto di vista politico, anche viste le dichiarazioni che sono state rese pubbliche da personalità vicine a Pisapia. Insomma, si dice che durante la riunione coi suoi siano volati molti stracci. Lo dimostra questa violentissima nota stampa di Michele Ragosta, uno degli esponenti di spicco di Campo Progressista in Parlamento: “i traditori di Giuliano Pisapia, quelli legati alla poltroncina, senza un voto e che hanno lavorato in questi giorni per affossare il progetto di Campo progressista, sono finalmente usciti allo scoperto”. Secondo Ragosta, “si tratta di pochi cadaveri politici, uomini senza dignità, pronti a vendere l’anima per una poltrona. Ma questi mentecatti della politica politicante non ci fermeranno. Posso assicurare che in Campania e a Salerno si andrà avanti nel progetto di costruzione di un centrosinistra largo ed inclusivo”. Infine “un appello a Giuliano Pisapia affinchè riveda la sua posizione. Sono in migliaia in Italia pronti a seguirlo per affrontare una campagna elettorale difficile ed impegnativa. Chi ha abbandonato il percorso di Campo progressista è solo una parte di quel ceto politico inconcludente e incapace”.

Le telefonate di Fassino, Zanda e Franceschini a Pisapia senza risultato

E perfino un sms – riferiscono fonti parlamentari di Campo progressista – di Renzi a Pisapia. Il Pd ha cercato oggi di portare avanti l’ultimo pressing sull’ex sindaco di Milano per cercare di convincerlo a continuare nel suo impegno di costruire una lista di centrosinistra. Il Partito democratico ha fatto sapere all’avvocato milanese, soprattutto tramite Fassino e Zanda, che ci sarebbe stato ancora spazio per approvare lo ius soli al Senato. E’ stato condotto un ennesimo tentativo di trovare i numeri a palazzo Madama, ipotizzando anche la questione di fiducia, ma Pisapia ha sciolto la riserva gelando anche gli interlocutori del Pd. Ha pesato – spiega chi gli ha parlato a lungo – soprattutto la decisione di inserire il provvedimento sulla cittadinanza ai minori stranieri all’ultimo punto del calendario. Anche perché da questa mattina nei palazzi di Camera e Senato è insistente la voce che la legislatura potrebbe concludersi subito dopo Natale dopo l’eventuale via libera sul biotestamento e l’approvazione della legge di bilancio. Già questa mattina gli ex Sel di Campo progressista hanno comunicato a Pisapia la decisione di volersi avvicinare al percorso di Grasso, insieme – questa la posizione espressa – al presidente della Camera Laura Boldrini. Per tutta la giornata si sono susseguite riunioni alla presenza dell’ex sindaco di Milano. Con il confronto di due schieramenti: da una parte Ferrara, Furfaro, Zaratti; dall’altra Tabacci, Monaco, Catania. I centristi hanno provato ad allungare i tempi della decisione finale, sottolineando la necessità di non rompere la tela del dialogo con il Pd, mentre gli ex Sel hanno fatto presente che senza l’ok allo ius soli la posizione elettorale di Campo progressista sarebbe stata più debole.

A sinistra c’è chi come i Verdi e il movimento di Civati invitano l’ex sindaco di Milano a non demordere ma la decisione dell’avvocato milanese è ormai presa. “La decisione di Pisapia dispiace molto”, dice Zanda mentre nel centrodestra ironizzano sul contemporaneo passo indietro di Pisapia e Alfano nello stesso giorno: “E dopo Bersani, Prodi e Enrico Letta, Renzi fece fuori anche Angelino Alfano e Giuliano Pisapia? Stanno sempre tutti più sereni. Sinistra e Pd sempre più in frantumi”, sostiene Brunetta. “In questo modo andremo a sbattere”, sottolineano dalla minoranza del Pd ma il partito del Nazareno continua per la sua strada e prevede comunque una lista a sinistra, magari guidata dal sindaco di Cagliari Zedda, una formazione centrista con Casini e Lorenzin e la lista di Emma Bonino. Tra gli ex Sel, invece, già Melilla, Bordo, Nicchi e altri avevano aderito al progetto di Grasso e Bersani. ‘Liberi e uguali’ sta lavorando al programma e nei prossimi giorni presenterà il simbolo.

Il comunicato serale di Giuliano Pisapia, in cui si dicono molte cose, ma si spiega poco

“Bertold Brecht diceva che “chi combatte rischia di perdere, chi non combatte ha già perso”. Campo Progressista ha combattuto, ma c’è un momento in cui le speranze di trasformare un progetto in realtà diventano irragionevoli illusioni. Questo è quel momento”, scrive in una nota diffusa in tarda serata Giuliano Pisapia. “I pericoli per l’Italia – aggiunge – rimangono il ritorno a un passato che ha già fallito e le sirene di un movimento che ovunque abbia provato non si è dimostrato all’altezza di governare. Sono le convinzioni che mi hanno spinto per oltre un anno a cercare caparbiamente una strada per l’unità di un nuovo centrosinistra. Tenere insieme le persone che condividono gli stessi valori e che hanno dimostrato, nei tanti luoghi in cui lavorano, di essere in grado di avvicinarli alla realtà, è l’unica strada per evitare i rischi fortissimi che incombono con il Paese nelle mani delle destre. Non ho cambiato idea: resto convinto che nel vasto campo del centrosinistra sono più le cose che uniscono rispetto a quelle che dividono. Le scelte miopi ed egoiste del voto in Sicilia sono la prova certa di esiti disastrosi. Resto anche convinto che sia necessario rinnovare radicalmente e dare nuove forme a quella nobile forma di partecipazione che è la politica”. Pisapia aggiunge: “Il mio tentativo non è riuscito, ma non sono venute meno le ragioni che lo hanno ispirato. Temo i rischi fortissimi di un Paese nelle mani delle destre o dei populisti e ora c’è solo da sperare che le forze progressiste si ritrovino almeno dopo le elezioni. Io, come sempre, senza ambizioni personali, lavorerò per questo. Sperando che non sia troppo tardi. Per quanto mi riguarda ripeto, come ho detto fin dall’inizio, che non sarò candidato al Parlamento. Ho un grande rammarico: di non essere riuscito a dare una ragionevole speranza a quanti – le donne e gli uomini delle Officine, le esperienze politiche, associative laiche e cattoliche, culturali, ecologiste e civiche, che esistono e operano in tutto il territorio – credevano nella possibilità di dare vita a una storia radicalmente inedita e si sono messi in gioco. A loro vorrei dire di non mollare mai”.

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