Palestina. Al Fatah e Hamas avvertono la comunità internazionale: se Trump riconosce Gerusalemme come capitale d’Israele, “sarà nuova Intifada”

Palestina. Al Fatah e Hamas avvertono la comunità internazionale: se Trump riconosce Gerusalemme come capitale d’Israele, “sarà nuova Intifada”

Il movimento palestinese Hamas, che controlla la Striscia di Gaza, ha minacciato di “alimentare di nuovo l’intifada” se gli Stati Uniti riconosceranno Gerusalemme come capitale d’Israele o decideranno di trasferirvi la loro ambasciata. “Questo complotto non passerà, vi mettiamo in guardia contro qualsiasi decisione in questa direzione; noi chiameremo la nostra gente per rilanciare l’intifada nel caso in cui decisioni ingiuste venissero prese riguardo a Gerusalemme”, ha detto il movimento islamico in un comunicato. “Gerusalemme rimarrà araba e palestinese qualunque siano le decisioni prese” riguardo alla città santa, ha aggiunto Hamas, considerato un movimento “terrorista” da Israele, dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea.

Il portavoce del presidente palestinese Abu Mazen ha detto a sua volta, per Fatah, che il riconoscimento degli Stati Uniti di Gerusalemme come capitale di Israele “distruggerebbe il processo di pace”. Il presidente degli Stati Uniti ha promesso durante la sua campagna elettorale di spostare l’ambasciata a Gerusalemme, come previsto dalla legge del Congresso approvata nel 1995, la cui applicazione è stata pero bloccata ogni sei mesi per due decenni dai successivi presidenti degli Stati Uniti, grazie a una clausola di deroga. La comunità internazionale non ha mai riconosciuto Gerusalemme come capitale d’Israele, né l’annessione della sua parte orientale conquistata nel 1967, tanto che le ambasciate straniere si sono insediate a Tel Aviv. Per i palestinesi Gerusalemme Est deve essere la capitale dello stato cui aspirano.

Il presidente americano Donald Trump infatti potrebbe annunciare già mercoledì il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele, anche se per il momento l’ambasciata rimarrà ancora a Tel Aviv. Sarebbe questa, scrivono i media americani, la soluzione scelta di fronte alla difficoltà di mantenere la promessa elettorale di trasferire l’ambasciata a Gerusalemme. Con l’avvicinarsi della nuova scadenza, Trump ha riesaminato la questione lunedì scorso con i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale. Fonti ben informate hanno raccontato al Washington Post di un presidente “agitato”, “esasperato” e “frustrato “per non poter rispettare la promessa elettorale”. Per questo sarebbe emersa la proposta di riconoscere formalmente Gerusalemme capitale. Una simile dichiarazione è però piena di possibili trappole per un presidente che aspira ad essere l’uomo che farà firmare la pace fra israeliani e palestinesi, dato che lo status di Gerusalemme è uno dei nodi più difficili da sciogliere. Molto dipenderà dalla formulazione scelta, nota sul New York Times, l’ex ambasciatore americano in Israele Martin Indik. Trump potrebbe riferirsi solo a Gerusalemme ovest e menzionare le aspirazioni dei palestinesi per Gerusalemme est. C’è poi il problema dello status di Gerusalemme città santa per cristiani, musulmani ed ebrei, un terreno scivoloso che potrebbe portare alla fine del sostegno saudita al progetto di pace di Trump. Esponenti palestinesi, scrive il New York Times, hanno avvertito che Trump “sta giocando col fuoco”. A complicare ulteriormente la faccenda vi sono le ultime ricadute del Russiagate, che mostrano l’amministrazione Trump molto vicina al governo israeliano di Benyamin Netanyahu. A quanto si è appreso ieri, una delle telefonate emerse fra l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn e l’ambasciatore russo Sergey Kislyak riguardava un tentativo di spingere i russi a votare in Consiglio di Sicurezza Onu contro la risoluzione che ha definito illegali gli insediamenti israeliani. A istruire Flynn in questo senso sarebbe stato il “primo genero” di Trump, Jared Kushner, oggi incaricato di portare avanti il negoziato di pace. Intanto fra i più attivi sostenitori del trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, tema caro all’elettorato evangelico, si segnala il vice presidente Mike Pence. In un discorso martedì a New York, Pence ha dichiarato che Trump sta “attivamente considerando quando e come trasferire l’ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme”.

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