Ostia, incessante l’azione di disarticolazione dei clan e a Roma c’è il ricorso della Procura contro la sentenza che ha ignorato l’associazione mafiosa per Buzzi e Carminati

Ostia, incessante l’azione di disarticolazione dei clan e a Roma c’è il ricorso della Procura contro la sentenza che ha ignorato l’associazione mafiosa per Buzzi e Carminati
Non c’è giorno che Ostia si svegli senza notare la presenza massiccia di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Non c’è giorno senza un blitz e non c’è giorno senza un risultato a favore delle forze dell’ordine. Ostia, dunque, resta al centro dei pensieri del Viminale e speriamo che lo resterà anche nelle prossime settimane e mesi, per restituire dignità a questo meraviglioso territorio letteralmente sfasciato prima dagli interessi delle lobby costiere, di costruttori-trafficanti e poi dalla criminalità locale al soldo delle famiglie mafiose.
Dopo l’arresto del ‘badante’ di Roberto Spada, i servizi di tutte le specialità delle forze dell’ordine, sono proseguite, incessanti, a martello, nel tentativo, come scritto ieri, di disarticolare e spezzare i gangli di chi illegalmente si è impossessato delle attività economiche e della serenità del litorale romano. Come per ogni mafia che si rispetti e degna di questo nome, dopo le gambizzazioni e le intimidazioni personali e familiari, tutto è tornato nel ‘mondo di sotto’. Le ‘famiglie’, i clan, di fronte all’azione martellante di magistratura ed inquirenti, preferiscono restare in silenzio e cessare ogni attività. Un tacito accordo che potrebbe essere l’inizio di un riposizionamento dei cartelli lungo la fascia costiera. Tutti, dagli Spada, ai Triassi, passando per i Fasciani, sono costretti a tirare il freno a mano, sia nelle dispute che li vedono protagonisti, sia nelle attività illegali che gestiscono. Non si tratta, probabilmente, di una decisione presa di comune accordo, ma obbligata. Le tre grandi famiglie che hanno messo sotto scacco Ostia, devono retrocedere, ma non è chiaro se questo sia dovuto solo ed esclusivamente all’azione incessante dello Stato, ma, come detto, potrebbe anche essere legato ad un riposizionamento, che potrebbe anche giustificare l’ingresso di altri soggetti, fino ad ora sconosciuti o di alleanze d’emergenza, difensive dei bottini territoriali ottenuti nel tempo. 
Ma il ‘martello’ delle forze dell’ordine picchia duro ed anche in questo primo giorno di dicembre, due persone sono state arrestate dai Carabinieri. Secondo quanto si è appreso, in un caso, durante la perquisizione nelle case di 5 persone note alle forze dell’ordine, sono state trovate occultate due pistole a tamburo, 7mila euro in contanti, droga e il materiale per il confezionamento. Un secondo uomo è stato arrestato per spaccio in flagranza. Nel corso dei controlli sono state perquisite 7 persone e 5 automobili. Controllate oltre 100 persone, 20 delle quali con precedenti penali e ci auguriamo che anche domani sia la stessa cosa. A proposito di mafie, ultimo ma non ultimo, forse prima notizia, va detto che la procura di Roma ha depositato l’atto di appello della sentenza del processo “Mondo di mezzo”. Nel luglio scorso, la decima sezione penale del tribunale di Roma, condannò Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e gli altri imputati non riconoscendo la sussistenza di una associazione mafiosa né delle singole aggravanti contestate in tal senso. La procura, che ha impugnato tale sentenza, ribadisce la sussistenza del 416 bis, così come già sostenuto nel corso del processo di primo grado. Gli inquirenti, all’esito delle indagini, avevano individuato una unica associazione criminale mafiosa, mentre secondo i giudici alcuni degli imputati condannati avrebbero dato origine a due distinte associazioni per delinquere semplici. 
 
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