Nel giorno del ricordo della strage alla Thyssen, esplode una fabbrica nel torinese. Ancora operai martoriati. Mattarella: “Ogni morte sul lavoro perdita irreparabile per la società”

Nel giorno del ricordo della strage alla Thyssen, esplode una fabbrica nel torinese. Ancora operai martoriati. Mattarella: “Ogni morte sul lavoro perdita irreparabile per la società”
Due operai sono rimasti feriti in un incidente sul lavoro in una ditta di prodotti chimici in strada San Mauro, a Torino. Ancora da chiarire la dinamica dell’incidente; secondo le prime informazioni sarebbero stati investiti da un getto di vapore bollente mentre si occupavano della manutenzione di un macchinario. Trasportati in ospedale, sono in codice rosso per le ustioni riportate. Sul posto vigili del fuoco e polizia. Illeso un terzo operaio. L’incidente è avvenuto nel giorno del decennale del rogo alla Thyssen che costò la vita a sette operai. Nella fabbrica è intervenuto anche il nucleo Nbcr dei vigili del fuoco.
I due ustionati sono Giandomenico Olpeni, 61 anni, responsabile della linea in pensione da pochi mesi ma che continuava ad aiutare in azienda. Nell’incidente ha riportato ustioni al volto e alle vie aeree ed è ricoverato in prognosi riservata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Maria Vittoria. All’ospedale Cto è invece ricoverato Giuseppe Gerosa, 76 anni di Milano, consulente esterno della ditta.
“Siamo vicini ai feriti e ai loro famigliari”, commenta la sindaca Chiara Appendino, che si è recata all’ospedale Cto, dove è ricoverato il più grave dei due. Come detto, proprio in queste ore si ricorda la strage della Thyssen ed a tenerlo a mente è stato lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Ogni morte sul lavoro è una perdita irreparabile per l’intera società. E dieci anni fa, nella notte del 5 dicembre 2007, sette operai morirono nell’incendio nell’acciaieria della Thyssenkrupp a Torino”. Il presidente, dopo aver ricordato i nomi dei caduti, Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi, sottolinea che “è giusto ricordare i loro nomi perché è una ferita che non può rimarginarsi accettare che si possa morire sul lavoro e per il lavoro. Il lavoro costituisce il cardine del patto di cittadinanza su cui si fonda la nostra Repubblica ed è un diritto del lavoratore e un dovere della società che vengano rispettate ed applicate le norme sulla sicurezza”.
“In questi dieci anni nella prevenzione degli incidenti e nel supporto agli infortunati sul lavoro sono stati fatti passi avanti, ma resta ancora molto da fare per far sì che la sicurezza venga considerata essa stessa un volano che contribuisce allo sviluppo. Ai familiari delle vittime e a coloro che in ogni altra tragedia sul lavoro hanno perso un collega, un amico, un familiare – conclude – rivolgo un solidale e affettuoso saluto”.
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