Manovra, governo ottiene fiducia alla Camera con 296 sì e 160 contrari

Manovra, governo ottiene fiducia alla Camera con 296 sì e 160 contrari

Il governo incassa la fiducia alla Camera sulla legge di bilancio. I voti favorevoli sono stati 296, quelli contrari 160, gli astenuti. L’esame della manovra è proseguito con l’esame degli ordini del giorno. Riprenderà domani alle 10 con la nota di variazione, le dichiarazioni di voto finali e a seguire, intorno alle 12.30, il voto finale. Il testo passerà poi all’esame del Senato in terza lettura dove dovrebbe passare senza modifiche. A Palazzo Madama è già convocata la Commissione bilancio per le 15 di domani. Al termine dovrebbe iniziare la discussione generale e con ogni probabilità il via libera definitivo arriverà sabato mattina con la fiducia. Una manovra da circa 5,5 miliardi di euro, le risorse necessarie per coprire la riduzione del taglio agli enti locali (che vale 375 milioni), la nuova Ape sociale (per 15 categorie di lavoratori nel 2019 non scatterà l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni), il bonus bebè, la stabilizzazione dei precari, il raddoppio del fondo per le vittime dei reati finanziari (salito a 100 milioni), il piano per l’ammodernamento delle scuole e delle strade di competenza delle Province (120 milioni per il 2018 e altri 300 all’anno dal 2019 al 2023), solo per citare alcune delle misure entrate nel testo. Molte, anche, quelle rimaste fuori: la riduzione della durata dei contratti a termine da 36 a 24 mesi, un regalo alle imprese, e l’aumento delle indennità, da quattro a otto mesi, da corrispondere ai lavoratori ingiustamente licenziati, prima di tutte, e l’orrendo emendamentp che prevedeva perfino l’arresto per chi fosse entrato nei cantieri del gasdotto Tap.

La manovra contiene “misure parziali” e “senza un senso visibile”, per questo “noi la fiducia non la possiamo votare”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani, in aula alla Camera. “Qualche segno netto che avesse una correzione di marcia poteva venire -ha spiegato l’esponente di Mdp-Liberi e uguali-. So che era difficile chiederlo al governo precedente ma il governo Gentiloni, dopo il referendum, aveva a disposizione la possibilità di fare una correzione, di discutere un po’ sulla legge elettorale ma non l’ha fatto. Questa è stata una scelta, è stato un punto di fondo”. “Davanti all’ultima manovra della legislatura non chiedevamo la luna” ma “una correzione di rotta sui temi economici, sociali e del lavoro. Non abiura ma un onesto esame di realtà, qualche novità, qualche intervento correttivo” e che “in una legge elettorale invotabile per noi ci fosse almeno il voto disgiunto. Su queste due cose abbiamo avuto due no piuttosto secchi. Rimanga agli atti perché tutti assieme dovremo valutarne le conseguenze”.

“Tre quarti dell’importo della manovra è rappresentato dalla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia quindi, sostanzialmente, rimangono 5 miliardi per fare delle politiche che sono dei pannicelli caldi”. E’ il giudizio che il capogruppo alla Camera di Sinistra italiana, Giulio Marcon, dà della legge di bilancio mentre l’aula di Montecitorio si accinge a votare la fiducia. “Si va dagli sgravi fiscali per l’assunzione dei giovani a qualche spicciolo per i dipendenti pubblici fino a qualche soldo per il Rei. Insomma, tutte cose che non fanno la differenza”, sottolinea. La maggioranza, attacca Marcon, non è riuscita “neanche nella riduzione del danno” del Jobs Act tanto che il governo “ha dato parere negativo agli emendamenti che il Pd aveva presenato, Cesare Damiano ha dovuto ritirare la sua proposta” che aumentava gli indennizzi per i licenziamenti senza giusta causa. Sinistra italiana è riuscita a far passare “alcuni emendamenti comuni ad altri gruppi politici, che avevamo sottoscritto per affinità”. Tra questi il rinvio della Bolkestein al 2020, la salvaguardia della laguna di Venezia e più fondi per le vittime di amianto.

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