Le bufale sul disastro pensioni

Le bufale sul disastro pensioni

Sempre più spesso si torna alla carica contro fantomatiche pensioni d’oro che affonderebbero le casse dello Stato. Così si aizza ad arte il conflitto generazionale. Si continuano arbitrariamente a mescolare le carte in tavola, facendo di ogni erba un fascio (spesa previdenziale, spesa assistenziale, fisco incassato occultato). Secondo i conti fatti, con tutti gli addendi al loro posto, dall’Osservatorio INPS 2016, risulta, viceversa, un attivo previdenziale, sì un attivo, di 3,713 miliardi di euro.

Nella spesa complessiva pesa notevolmente il caro costo del welfare che dovrebbe essere a carico della fiscalità generale e non della contribuzione previdenziale. Le pensioni italiane sono le più tartassate d’Europa senza sconti, agevolazioni e aiuti di alcun genere come avviene negli altri Paesi. Il fisco introita a partita di giro, cioè esborsa assegni al netto delle tasse trattenute in anticipo.

La stragrande maggioranza delle pensioni sono di latta, 6,3 milioni di pensionati ricevono meno di mille euro al mese. Peraltro, nei decenni, le pensioni retributive sono state ridimensionate da contributi di solidarietà e da continui manomissioni della rivalutazione automatica. E poi non è vero che il calcolo retributivo sia sempre più vantaggioso del contributivo. La vera differenza tra giovani e anziani non riguarda tanto le regole previdenziali, ma come si entra e si rimane nel mercato del lavoro. La discriminazione nei confronti delle nuove generazioni non è determinata dal sistema pensionistico, ma dalle condizioni di vita, dallo stato di salute dell’economia, e soprattutto da un’occupazione sempre più precaria e priva di garanzie sociali.

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