Lavoro e pensioni. Fischia il vento della lotta, sventolano le bandiere rosse della Cgil. Camusso avverte il governo: la prossima mobilitazione generale non è lontana. Azzola: l’Italia vera scende in piazza. Decine di migliaia, tanti giovani, a Torino, Roma, Bari, Palermo, Cagliari

Lavoro e pensioni. Fischia il vento della lotta, sventolano le bandiere rosse della Cgil. Camusso avverte il governo: la prossima mobilitazione generale non è lontana. Azzola: l’Italia vera scende in piazza. Decine di migliaia, tanti giovani, a Torino, Roma, Bari, Palermo, Cagliari

Sono arrivati da tutta Italia, donne e uomini, lavoratori, pensionati, giovani, tanti. Decine di migliaia hanno raggiunto le “cinque città” decise dalla Cgil  come “base” della mobilitazione con la quale si chiude una prima fase di una lotta che in questi mesi, più di un anno, ha visto contrapposti Cgil, Cisl, Uil al governo. Oggi in piazza la Cgil non  è sola anche se Cisl e Uil hanno fatto buon viso a cattiva sorte ed hanno accettato le “briciole” offerte dal governo con la manovra di Bilancio. Lontane, lontanissime, dice Susanna Camusso da quanto richiesto nella piattaforma sottoscritta insieme a Cisl e Uil cui dal palco di Piazza del Popolo, a Roma, rivolge un appello a ritessere i fili dell’unità stabilendo regole certe per la gestione delle vertenze. Lo dobbiamo, dice la segretaria generale della Cgil, alle lavoratici e ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani che hanno risposto con grande partecipazione alle iniziative portate avanti in questi mesi. Centinaia di pullman percorrono le strade tutta l’Italia per arrivare alle cinque città in cui si svolgeranno i cortei. Una manifestazione nella manifestazione, le bandiere rosse spuntano dai finestrini. L’arrivo nelle piazze dalle quali prenderanno il via i cortei. A Roma il percorso tradizionale che da Piazza della Repubblica ti porta a Piazza del Popolo. La metro invasa da una folla “rossa”, giovani e ragazze prendono la testa di improvvisati cortei. Dalla Piazza del Popolo si vedono sbucare. La capienza massima, più di centomila in 17mila metri quadrati. In media si calcola ospiti circa 50 mila persone. Si riempie mentre iniziano gli interventi. Nel retropalco, il luogo in cui i giornalisti incontrano i protagonisti  dell’evento, di scriba se ne vendono pochi. Assenti in particolare quelli che sui giornaloni, nei talk show cui sono abbonati, si esibiscono in saccenti dibattiti, sempre dalla parte dei poteri forti che esistono. Di costoro non c’è traccia. Non  è un caso che Ren-pubblica, il giornale para renziano, con simpatie berlusconiane, vedi recenti dichiarazioni di Scalfari, abbia “dimenticato” di annunciare le cinque manifestazioni. In piazza e nei cortei ci sono esponenti di Articolo 1-Mdp, Sinistra Italiana, Possibile, associazioni, movimenti che, domenica, daranno vita alla assemblea nel corso della quale nascerà la lista unitaria per affrontare le elezioni di marzo. Agli scriba interessa ben poco “capire” il significato di questo evento, a Camusso chiedono se parteciperà alla assemblea della sinistra, dopo aver accusato la Cgil di esser tornata a fare la cinghia di trasmissione ai“rancorosi” dalemiani. E Camusso risponde che dove viene invitata si presenta. Da vedere cosa faranno altri invitati come Cisl e Uil.

I lavoratori di Amazon hanno squarciato un velo sulla loro condizione di sfruttati

Mentre la testa del corteo sbuca nella meravigliosa piazza, guarda caso spunta anche il sole, un riferimento al sol dell’avvenire viene spontaneo, iniziano gli interventi. Parlano tanti giovani, raccontano, fatti alla mano, come vengono usate le nuove tecnologie. Il nome Amazon ricorre molto spesso. Camusso ringrazierà i lavoratori della grande multinazionale delle vendite online che con la loro lotta hanno squarciato un velo sulle condizioni effettive di lavoro. Quando ci sono otto uomini bianchi che posseggono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, e uno di quelli è proprietario di Amazon, forse non possiamo dire che è obbligato a fare lavorare male la gente, ma dovremo dire con onestà che vuole arricchirsi sulle spalle di quei lavoratori. Questi lavoratori hanno messo sotto accusa l’esaltazione delle nuove tecnologie che sono usate per accrescere lo sfruttamento”.

L’Amazon che si colloca a Piacenza, il vanto dell’economia 4.0 che tanto fa godere il ministro Calenda è solo uno squallido fabbricato, uno stanzone lunghissimo, stupido, senza anima, lo chiamano l’astronave, dove si impacchettano i prodotti acquistati online con un ritmo mozzafiato. Sei sempre controllato, non puoi neppure rivolgere la parola ad un compagno di lavoro, otto ore con solo mezz’ora di pausa. Afferma Susanna Camusso che “il vento sta cambiando, nonostante quelli che pronosticavano la fine del sindacato, il sindacato continua a essere nei luoghi di lavoro. E di sindacato c’è bisogno”. Sul palco prima delle conclusioni della segretaria generale della Cgil si susseguono gli interventi, la parola “sfruttamento” è all’ordine del giorno, dalle aziende 4.0 alle campagne dove lavorano i migranti. Non è un caso che il sindacato degli alimentaristi abbia proclamato una giornata di sciopero. Parlano anziani lavoratori, pensionati, giovani, precari, studenti, si intrecciano esperienze. Si discute di tutto. Nel retropalco molto “gettonato”, Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil, il sindacato dei lavoratori delle banche. Già, le banche, con Renzi all’offensiva contro Bankitalia, ma le sue armi sono spuntate, il  gioco è scoperto. Megale  difende i lavoratori di questo settore portante dell’economia. Il problema sono le politiche che il governo ha portato avanti. Da Cagliari arriva l’eco dell’intervento di Daniele Tissone, il segretario generale del Silp Cgil, il sindacato dei lavoratori della polizia, che sono presenti nei cortei, da nove anni senza rinnovo dei contratti. Michele Azzola, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio che ha fatto da conduttore dal palco di Piazza del Popolo, chiude la  giornata di lotta. A Torino, Bari, Cagliari, Palermo hanno ascoltato in diretta il discorso di Susanna Camusso.  Ancora qualche nota musicale, cala il sipario. Azzola ci saluta. “È stata una manifestazione per giovani – dice – perché i giovani una pensione non l’avranno mai. Al governo diciamo: smettetela di occuparvi di giovani, perché i giovani hanno deciso di difendere la loro dignità con noi in un paese sempre più povero. Questa è l’Italia vera, quella rappresentata in queste bellissime manifestazioni”.

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