La linea dei “poteri forti”: salvare il soldato Gentiloni. Corsera intervista De Benedetti, Repubblica, attacca la linea berluscon-renziana di Scalfari. Cgil nel mirino dei media: non più cinghia di trasmissione ora spingerebbe il partito del lavoro

La linea dei “poteri forti”: salvare il soldato Gentiloni. Corsera intervista De Benedetti, Repubblica, attacca la linea berluscon-renziana di Scalfari. Cgil nel mirino dei media: non più cinghia di trasmissione ora  spingerebbe il partito del lavoro

È passata come una qualsiasi intervista quella che Carlo De Benedetti ha rilasciato al Corriere della Sera in cui criticava aspramente Eugenio Scalfari il quale a domanda di Giovanni Floris nel corso di “Di martedì” su chi avrebbe votato fra Berlusconi e Di Maio aveva optato per l’ex cavaliere tornato in grande spolvero in vista delle elezioni. De Benedetti dice: “Ovviamente mi asterrei. È una questione improponibile. Si può restare a casa, o votare scheda bianca. Berlusconi fa venire in mente quando, rovistando tra le cose vecchie, si trova un abito in disuso; e infilando una mano nella tasca spunta un vecchio biglietto del tram già obliterato”. E “Scalfari è stato talmente un grande nell’inventare Repubblica e uno stile di giornale che farebbe meglio a preservare il suo passato”. Di seguito rende ancora più pesante l’attacco al fondatore di Repubblica quando afferma che Scalfari “penso l’abbia fatto per vanità, per riconquistare la scena. Ma è stato un pugno nello stomaco per gran parte dei lettori di Repubblica, me compreso – aggiunge l’ingegnere -. Berlusconi è un condannato in via definitiva per evasione fiscale e corruzione della giustizia. Se non fosse per l’età, sarebbe un endorsement sorprendente per uno come Scalfari che ha predicato, sia pure in modo politicamente assai cangiante, la morale. Penso che abbia gravemente nuociuto al giornale”. Già che c’era a proposito del tanto pubblicizzato restyling del quotidiano così si esprime: “Bellissimo, elegante, pulito, innovativo. Un giornale però non è solo latte e miele; è carne e sangue”. E ha criticato la scelta di nominare un condirettore: “Ero e rimango assolutamente contrario. Nessun grande giornale al mondo utilizza questa formula”. Si dà il caso che proprio la nomina a questo incarico di Cerno, già direttore dell’Espresso, sia stata presentata come un fiore all’occhiello, un rafforzamento. De Benedetti va in crescendo. Gli viene chiesto: Renzi l’ha delusa? Arriva una nuova botta nei confronti di Scalfari, dei suoi editoriali inneggianti al Renzi Matteo. La risposta: “Renzi  ha deluso non solo me, ma tantissimi italiani”, “ha sbagliato sul referendum, e soprattutto ha sbagliato dopo a non trarne le conseguenze”. Avrebbe dovuto “prendersi due o tre anni di pausa. Andare in America, studiare, imparare, conoscere il mondo”. E chi sarebbe il suo candidato premier? Dovrebbe essere Gentiloni, dice, “ne abbiamo un gran bisogno. È stato un calmante nell’isteria della politica renziana”. Lei voterà Pd? “Non è detto. Potrei votare scheda bianca”.

Perché  De Benedetti  rilascia l’intervista al gruppo editoriale concorrente

Perché abbiamo atteso a riprendere questa intervista? Presto detto. Carlo De Benedetti non è uno qualsiasi. È il presidente onorario del Gruppo Gedi, avendo ceduto da poco tempo lo scettro al figlio Marco, quotato alla Borsa di Milano,  editore di la Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, 13 testate locali, il settimanale l’Espresso e altri periodici. Fanno parte del Gruppo anche 3 emittenti radiofoniche nazionali (Radio Deejay, Radio Capital, m2o) e alcune reti televisive musicali. GEDI opera, inoltre, nel settore internet e raccoglie la pubblicità, tramite la concessionaria Manzoni, per i propri mezzi e per editori terzi. Presidente è Marco De Benedetti e Amministratore delegato Monica Mondardin. L’intervista è stata rilasciata al gruppo concorrente, Rcs Corriere della Sera, altro colosso e concorrente di cui è presidente  e amministratore delegato Umberto Cairo che detiene la maggioranza delle azioni. Oltre al Corriere, alla Gazzetta dello sport, pubblica testate locali, proprio in questi giorni è arrivata anche quella di Torino, coprendo quasi tutto il territorio nazionale. Due quotidiani in Spagna, settimanali, libri, radio, tv, web. Cairo è il proprietario oltre che della squadra di calcio del Torino, della televisione “La7”, cui Scalfari ha rilasciato l’intervista duramente criticata da Carlo De Benedetti.

 Le manifestazioni della Cgil e la nascita di “Liberi e uguali”

Perché abbiamo atteso due eventi, le manifestazioni della Cgil e la nascita di “Liberi e uguali”, una sorta di cartina di tornasole sull’orientamento dei “signori”, meglio i padroni, delle grandi testate, quelle che dettano la “linea”? Nella disattenzione anche delle forze politiche di sinistra in questi anni nel mondo dell’informazione italiana si è operato per costruire una sorta di oligopolio, due grandi gruppi che dettano legge, che si spartiscono un settore determinante di quella che si chiama formazione dell’opinione pubblica. Il terzo gruppo è costituito dalla Rai che ancora una volta è venuta meno al ruolo di servizio ai cittadini. Da una rete all’altra imperversano Renzi e Gentiloni. Il diritto dei cittadini ad essere informati, la libertà dell’informazione, l’articolo 21 della Costituzione sono un optional.

Ai padroni dei giornali  indicata la linea da seguire in campagna elettorale

De Benedetti, rilasciando l’intervista al Corriere ha dato una precisa indicazione al mondo imprenditoriale che detiene la proprietà delle testate, dalla carta stampata al web. Renzi non è più utilizzabile, il candidato su cui puntare è Gentiloni.  La “svolta” che noi abbiamo intravisto in questi mesi ha trovato piena conferma a fronte dei due avvenimenti che hanno caratterizzato il fine settimana, sabato protagonista la Cgil e domenica Articolo 1-Mdp, quelli che i giornaloni chiamano scissionisti, rancorosi, Sinistra Italiana, Possibile e, in particolare Piero Grasso che ha avuto l’ardire, ne parliamo in altra parte del giornale, di accettare l’invito venuto non da “vertici” di partito, ma da 158 assemblee, con più di quaranta mila partecipanti, a guidare nella campagna elettorale la lista unitaria “Liberi e uguali”.

Cronache faziose della giornata di lotta  di sabato. Camusso nel mirino dei media

Le cronache, faziose, Camusso nel mirino, dedicate alle manifestazioni promosse dalla Cgil, lavoro e pensioni al centro della giornata di lotta, critiche forti alla manovra di Bilancio proposta dal governo ed approvata con il voto di fiducia, sono il segno che i padroni dei giornali devono salvare il “soldato Gentiloni”, abbandonando Renzi Matteo al suo destino. L’attuale premier potrebbe guidare una alleanza che vedrebbe in campo non solo gli alfaniani ed altri gruppuscoli  e se servono le truppe berlusconiane, magari turandosi il naso così De Benedetti avrebbe salvato l’onore.  Solo nostre fantasie? Partiamo da La Repubblica. Sabato si sono svolte cinque manifestazioni, quella centrale a Roma, poi Torino, Bari, Cagliari, Palermo. Da Repubblica c’era da aspettarsi perlomeno un richiamo in prima pagina. Niente, solo un titolino, che annunciava un commento, “Se rinasce il partito del lavoro” e ti rinviava a pagina 11. Di fatto un commento di Roberto Mania il quale  dimenticava che oltre alla manifestazione di Roma ce n’erano state altre quattro. Però dava la linea, come suol dirsi. Prima delle manifestazioni gli scriba agli ordini degli editori attaccavano la Cgil con l’accusa di tornare ad essere la cinghia di trasmissione dell’allora Pci .

Fake news. Democrazia sfregiata, colpito il  diritto dei cittadini ad essere informati

A manifestazioni avvenute, visto anche il successo di partecipazione, la situazione è stata capovolta e sempre Repubblica titolava “Dalla piazza Cgil la spinta al partito del lavoro”.  Quindi non più cinghia di trasmissione ma il soggetto che dà “la spinta” al partito del lavoro. Passiamo a la Stampa, che ora fa parte del gruppo della Repubblica. Leggiamo l’editoriale di Fabio Martini dal titolo che è tutto un programma: “Un mezzo flop che annuncia il dopo-Camusso”. Ma come, un “mezzo flop che dà la spinta al partito del lavoro? Nel testo si legge che la piazza era “piena di palloncini rossi, ma mezza vuota” e che la “risposta del popolo della Cgil è stata fiacca in termini di passione e partecipazione… le divisioni interne e l’esito non esaltante delle manifestazioni di ieri, per la prima volta preannunciano l’arrivo di una nuova stagione in Cgil”. Al Martini, al limite del ridicolo, consigliamo di informarsi sulla capienza di Piazza del Popolo, prima di lanciarsi in azzardate valutazioni. Dal Mattino di Napoli leggiamo l’editoriale di Giuseppe Berta dal titolo: “Dal caso Ilva allo scontro pensioni, la Cgil tra realtà e vuoto di idee”. Il Corriere della Sera nell’editoriale di Enrico Marro si chiede “che possibilità ha la Cgil di ottenere di più dalle Camere?”. E si risponde “Pochissime”. Quasi si trattasse di fare un giro alla roulette. Il Sole 24 ore spara: “Camusso e 5Stelle all’assalto dell’articolo 18”. Ancora: Il Quotidiano Nazionale (Nazione, Resto del Carlino, Giorno) titola: “La Cgil scende da sola in piazza. Mdp si aggancia al treno Camusso”. Ci fermiamo qui perché proviamo un senso di vergogna per un giornalismo caduto così in basso rinunciando  alla libertà di informare e colpendo il diritto dei cittadini ad essere informati. Siamo insomma in pieno regime di fake news. Non c’è bisogno di chiamare in causa  esperti, studiosi, massmediologi. Basta leggere i nostri quotidiani. Per non parlare dei servizi televisivi. Una immagine di qualche corteo punto e basta. Poi arrivano Gentiloni, Padoan, Poletti, i comizietti di Renzi Matteo. Una democrazia sfregiata. La nuova sinistra, “Liberi e uguali”, se l’informazione non cambia verso, se non si apre una grande vertenza per affermare il diritto dei cittadini ad essere informati,  troverà sul suo cammino ostacoli che potrebbero diventare insormontabili.

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