Ilva. La Fiom Cgil scrive un’accorata e densa lettera a Gentiloni. Intanto, guerra di comunicati tra Calenda ed Emiliano: il ricorso è stato ritirato, annuncia il ministro. Nemmeno per sogno, ribadisce il governatore. 30 milioni in arrivo per l’indotto

Ilva. La Fiom Cgil scrive un’accorata e densa lettera a Gentiloni. Intanto, guerra di comunicati tra Calenda ed Emiliano: il ricorso è stato ritirato, annuncia il ministro. Nemmeno per sogno, ribadisce il governatore. 30 milioni in arrivo per l’indotto

La Fiom Cgil rilancia in una lettera aperta al premier Paolo Gentiloni il negoziato sull’Ilva come strumento per sciogliere i nodi che ancora restano. “Oggi – dice la Fiom – ci ritroviamo di fronte ad un ostacolo, il ricorso al Tar, che è frutto di una mancanza di confronto istituzionale tra le parti in campo e che deve necessariamente trovare una mediazione politica di alto profilo per uscire dalla difficile fase di impasse in cui si trova Taranto. Abbiamo apprezzato molto l’interessamento da parte della più alta carica dello Stato che ha invitato al dialogo le istituzioni interessate per impedire che salti il processo di risanamento ambientale, di bonifiche e decontaminazione e del rilancio produttivo dello stabilimento siderurgico”. “La Fiom Cgil in questi anni – prosegue la lettera a Gentiloni – non ha svolto un mero ruolo di spettatore, al contrario ha avanzato proposte concrete interagendo con tutti i soggetti che si occupano di innovazioni tecnologiche in siderurgia cercando di dare risposte ai tanti interrogativi per la risoluzione delle problematiche ambientali e sanitarie”.

“Adesso – dice la Fiom – siamo ad un punto di svolta. Abbiamo proposto come Fiom l’addendum delle linee guida Valutazione integrata ambientale e sanitaria al Dpcm. Tali linee guida – dice la Fiom Cgil – prevedono infatti che il gestore deve dimostrare l’assenza di un impatto sanitario dovuto all’esercizio dell’impianto nelle pregresse condizioni di autorizzazione e produrre una valutazione predittiva rispetto alle emissioni per cui chiede l’autorizzazione sulla base delle nuove Bat. In particolare – rileva il sindacato metalmeccanici Cgil – per impianti già sottoposti ad una valutazione di impatto ambientale, il gestore presenterà i risultati di monitoraggio Viias in sede di autorizzazione o rinnovo della stessa. Applicare tali linee guida è pertanto per Taranto – sottolinea la Fiom – un prerequisito irrinunciabile al fine di evitare il ripetersi del disastro che stiamo vivendo a Taranto e favorire un dialogo che porti a un reale confronto tra le parti interessate per il bene di un’intera comunità e dei lavoratori coinvolti”.

L’indecente messaggeria sul ricorso tra il ministro Calenda e il governatore Emiliano

Un’Ansa delle 11.03 di venerdì 29 dicembre riportava un tweet del ministro Calenda: “Anche la Regione Puglia dopo il Comune di Taranto ha depositato la rinuncia alla richiesta di sospensiva al TAR sul DPCM che contiene il Piano Ambientale per Ilva. È un segnale positivo che scongiura il rischio spegnimento il 9. Ora lavoriamo insieme per il ritiro del ricorso”. Il tweet aveva fatto sperare che qualcosa si fosse mossa nella difficile trattative tra Roma e la Puglia, al punto che Stefano Fassina, responsabile economico di Sinistra Italiana, rilanciava con un altro tweet: “Finalmente arriva la rinuncia della Regione Puglia e del Comune di Taranto alla richiesta di sospensiva al TAR su Piano Ambientale per Ilva. Ora si avvii subito copertura parchi e innovazione impianti. Salute e lavoro in sinergia”.

Alle 13.22, la stessa agenzia di stampa Ansa rilanciava una nota del governatore Michele Emiliano con questo titolo “Emiliano ribadisce, il ricorso al Tar non verrò ritirato”. E nella nota si spiegano le ragioni: “Il Natale ha fatto bene al ministro Calenda che, dopo aver fatto saltare la riunione del 20 dicembre, adesso ha espresso il desiderio di lavorare con la Regione Puglia e il Comune di Taranto. Ricordo infatti che prima di iniziare la riunione del Tavolo ILVA lo scorso 20 dicembre, la Regione Puglia e il Comune di Taranto avevano chiaramente dichiarato, ribadendolo poi nel corso dell’incontro, l’intenzione di rinunciare alla richiesta cautelare, attesa la convocazione del tavolo e l’inizio dei lavori. Ciononostante il ministro Calenda in quella occasione si alzò bruscamente dal tavolo e andò via. Prendiamo atto che oggi ha cambiato idea ed è pronto a lavorare con Regione e Comune. E questa è una buona notizia. Il ricorso rimane in piedi e non verrà ritirato fino a che non verrà raggiunto un accordo sul piano industriale e ambientale tra tutte le parti del tavolo”. Insomma, cosa c’è dietro il tweet evidentemente sbagliato del ministro Calenda? Chi gli ha fornito quelle informazioni subito smentite dal governatore della Puglia? Un altro pasticcio sulle spalle di lavoratori dell’Ilva e sulla salute dei cittadini. Sarebbe ora di smetterla.

Arrivano finalmente i primi 30 milioni di euro per pagare le aziende dell’indotto

Ilva in Amministrazione Straordinaria, dando seguito a quanto anticipato dal Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, durante l’incontro che si é tenuto al Mise lo scorso 20 dicembre, sta adempiendo ai pagamenti dei debiti esigibili verso i fornitori dell’indotto pugliese. Entro la giornata di oggi – si legge in un comunicato – sarà infatti saldato tutto lo scaduto accumulato fino al 10 dicembre 2017 per un ammontare di oltre 30 milioni di euro che rappresenta la quasi totalità delle cifre esigibili mentre il pagamento di una piccola parte residuale, avverrà a seguito delle verifiche necessarie previste, nei primi giorni di gennaio. Questa somma va ad aggiungersi ai 220 milioni di euro che Ilva ha già versato dall’inizio dell’anno a oggi per un totale di oltre 250 milioni di euro pagati nel 2017 alle imprese del territorio pugliese. Queste risorse sono state individuate grazie alla disponibilità del Governo a finanziare la fase gestionale che precede il closing dell’operazione con il nuovo investitore e di Banca Intesa SanPaolo che ha anticipato al mese di dicembre l’erogazione delle somme che erano previste per gennaio 2018. La Società, pur nelle difficoltà economiche, sta compiendo ogni possibile sforzo per onorare tutti gli impegni e dare serenità e fiducia alle imprese del territorio.

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