Il Partito radicale vince la sua sfida-scommessa: raggiunti i tremila iscritti, per continuare a essere “il sugo del sale”

Il Partito radicale vince la sua sfida-scommessa: raggiunti i tremila iscritti, per continuare a essere “il sugo del sale”

Gli appassionati della saga di Astérix la conoscono a memoria, questa frase spesso pronuciata dal gigantesco Obélix: “Il sont fous, ces Romains!”, ed è un po’ il simbolo di qualcosa che, pur sforzandosi, non ci riesce a comprendere. E infatti Obélix, che incarna quello che si può definire il buon senso venato di naif, non dà del “matto” solo ai Romani: di volta in volta lo sono i Goti, gli Egiziani, i Bretoni; un po’ tutti gli “stranieri”… Chi più “straniero”, in Italia, dei radicali: e tra i radicali, non tanto quella componente che si richiama a Emma Bonino (loro sono ben accetti, nel club dei poteri reali, ma ce ne occuperemo una prossima volta), piuttosto i radicali che si richiamano e ricalcano le orme che furono e sono di Marco Pannella. Per loro, davvero, si può dire, pur animati di buon senso e di senso buono: “Ma sono pazzi, questi Radicali”. Più “pazzo” di tutti Pannella. “Pazzo” di libertà, si può dire, che non c’è stata, lungo l’arco della sua lunga vita politica, battaglia di libertà e di liberazione, liberale e libertaria, che abbia cavalcato (o almeno ci abbia provato).

Pannella se n’è andato dopo una lunga e dolorosa agonia il 19 maggio del 2016. Lo si ricorda perché a ormai quasi due anni dalla sua morte, questi “pazzi” ce li troviamo ancora tra i piedi (beninteso: è non cosa buona, ma ottima che ci sia ancora questo sugo del sale con cui dover e poter fare i conti). Sono ancora, per tanti versi, la nota “stonata” nel coro dell’unanime; il sasso che smuove acque stagnanti. Piccoli moskensstraumen, in un grande mare dei Sargassi. La loro ultima scommessa, la loro ultima sfida? Mesi fa si sono dati appuntamento a congresso nel carcere romano di Rebibbia. La prima volta al mondo, si ha ragione di credere, che un partito politico convocava una sua assise in un luogo di pena; non solo: ad assistere e partecipare ai lavori anche i detenuti che ne facevano richiesta. Colpiva vedere seduti, gomito a gomito stimabili professionisti con indosso abiti di buon taglio ed extra-comunitari venuti da chissà dove e chissà per quale motivo incarcerati; ergastolani che non negavano di essere responsabili dei gravi crimini per cui erano stati condannati e “borghesi” timorosi perfino di vedersi elevare una multa per divieto di sosta… Una bella “macedonia” politica: che in quel Congresso è capitato di sentirsi fare (buone) lezioni di diritto da chi era stato colpito proprio da quel diritto, e alla fine non si capiva bene se alcuni di “dentro” non erano più “liberi” di quelli che la sera erano “fuori”.

In quel bizzarro congresso i radicali che vogliono far tesoro del patrimonio ideale e culturale lasciato da Pannella (le Rite Bernardini e le Antonelle Casu, i Sergio D’Elia e le Marie Antoniette Farina Coscioni, i Maurizio Turco e le Elisabette Zamparutti…), si fissano un obiettivo: raggiungere entro la fine del 2017 quota tremila iscritti, da confermare nel 2018. Sembra facile: pensate che non ci siano tremila persone in Italia che per gratitudine, convinzione, sensibilità, cultura sono disposti a dare fiducia ai radicali, e iscriversi al Partito versando ognuno un minimo di duecento euro? Certo che ci saranno; ma il problema è che lo devono sapere, che li si cerca, li si chiama ad adunata, si chiede loro di essere speranza e non solo nutrirla; e come li si raggiunge, se nessuno, televisioni, radio, giornali, è disposto a far da megafono, a “volantinare” il messaggio che al contrario viene censurato, se ne impedisce la conoscenza? Ecco, la scommessa, la sfida è stata questa. Con un letterale passa-parola, con pazienti telefonate, con sms, lettere, un uso intelligente di “Radio Radicale” che ha concesso i suoi spazi per “fili diretti” di dialogo e ascolto con gli ascoltatori, una dopo l’altra, le tessere sono arrivate.

Sono iscrizioni le più varie: un nucleo di militanti storici, che non li smuovi neppure a cannonate. Spesso sono pensionati che raggranellano euro dopo euro i duecento, e portano il “sacchetto” a via di Torre Argentina 76 e bofonchiano come bufali se non dai loro, subito, la tessera. Altri provengono dai lidi più disparati: capita che qualcuno si dichiari anarchico o fascista, sia iscritto al Partito Democratico o a Forza Italia, oppure sfiduciato deluso da tutti e tutto… Da sempre, fin dalla sua fondazione, il Partito Radicale voluto da Pannella non fa domande, accetta iscrizioni anche da chi può essere iscritto ad altri partiti; non prevede espulsioni, non ha probiviri, non può per statuto negare la tessera a nessuno che la chieda e paghi la quota. Una follia, appunto, “sono pazzi questi Radicali”. Ma son cinquant’anni che va bene.

Tremila iscritti, fatti con il metodo che si può definire “Laura Arconti”, novantenne signora animo gentile, corpo malandato, volontà ferrea, ottimismo a prova di bomba. Usa tutti gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione: telefono, internet, facebook, twitter… potrebbe fare dei corsi sull’uso di questi strumenti. Almeno tre-quattrocento iscrizioni sono il risultato del suo solo impegno. In un momento in cui si parla tanto di distacco dalla politica, di sfiducia in chi la incarna, ecco esempi di “buona politica” come metodo; ecco un “caso” che dimostra come sia vero il “se vuoi, puoi; se puoi, devi”. L’altro giorno i coordinatori del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito hanno comunicato che “sono state raggiunte le tremila iscrizioni che, secondo la Mozione Generale approvata con maggioranza qualificata dal 40° Congresso di Rebibbia, dovevano – pena la chiusura del partito – essere raccolte entro il 31 dicembre 2017: alle ore 18 del 13 dicembre, gli iscritti al Partito Radicale erano 3.112. La presidenza del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito rivolge un sentito ringraziamento ai 3.112 iscritti, ed ai militanti del partito che hanno collaborato alla raccolta. Mentre si attendono tutte le altre iscrizioni che stanno via via pervenendo tramite conti correnti postali e bancari, si apre la raccolta delle iscrizioni per il 2018 e si dà inizio al lavoro organizzativo del 41° Congresso ordinario del Partito Radicale, che si celebrerà al termine della raccolta delle almeno tremila iscrizioni 2018”.

Sono pazzi questi Radicali. Nel loro partito non trovi solo italiani. Ci tengono alla “etichetta”: “Nonviolento, Transnazionale, Transpartito”. Ecco che trovi tra gli iscritti oppositori iraniani e cambogiani, perseguitati uiguri, tibetani che si sono rifugiati in India, arabi di varie nazioni, belgi, tedeschi, spagnoli, israeliani, francesi. Sono pazzi questi Radicali. Morto Pannella tutti, loro stessi, non avrebbero dato un centesimo, sulla loro sopravvivenza. Contro ogni logica – e l’ostilità fattiva e manifesta di quelli che oggi vengono definiti “i radicali di Bonino”, tre grandi assemblee, con centinaia di partecipanti: a Roma, Milano, Teramo. Poi il congresso di Rebibbia; in estate tre “carovane” per la giustizia in Calabria, Sicilia, Sardegna. E adesso la campagna iscrizioni, per dare corpo e sostanza alle due utopie lasciate da Pannella: le battaglie per il diritto al Diritto; e la conquista del diritto civile e umano alla conoscenza. E’ stato un buon Anno 2017, per quei radicali pannelliani che non sono interessati ad accordicchi elettoralistici da politica politicante che ormai come reazione procura solo fastidio e noia, sbadiglio e irritazione. Un 2017 faticoso, duro, pesante; ma al tempo stesso gratificante.

E ora che i tremila iscritti li avete fatti? Ora, vi risponderanno, si ricomincia da capo a cercare di fare quello che si è sempre fatto: essere quello che tutto sommato si chiede loro siano: il sugo del sale.

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