Gerusalemme. Sono 1250 i feriti e 7 i morti dall’inizio della terza Intifada. La Lega araba chiede che Gerusalemme Est sia capitale dello stato di Palestina. Manifestazioni pro-palestinesi da Rabat a Giacarta a Torino. Macron moltiplica iniziative diplomatiche

Gerusalemme. Sono 1250 i feriti e 7 i morti dall’inizio della terza Intifada. La Lega araba chiede che Gerusalemme Est sia capitale dello stato di Palestina. Manifestazioni pro-palestinesi da Rabat a Giacarta a Torino. Macron moltiplica iniziative diplomatiche

E’ salito a 1.250 il numero dei palestinesi feriti dall’annuncio americano su Gerusalemme capitale di Israele a oggi, afferma il ministero della salute palestinese citato dall’agenzia Wafa. Di questi, 150 sono stati feriti dalle armi da fuoco con normali pallottole sparate dai soldati israeiani. Il Centro palestinese per i diritti umani (PCHR) ha affermato che Israele ha usato la forza eccessiva contro i civili palestinesi nella West Bank e nella Striscia di Gaza.  Ci sono stati scontri oggi nel campus dell’Università di Hebron, in Cisgiordania, tra manifestanti ed esercito israeliano. Lo riferisce l’agenzia ufficiale palestinese Wafa secondo cui “dozzine di studenti sono stati intossicati dai gas lacrimogeni sparati dalle forze di occupazione israeliane”. La Wafa ha poi aggiunto che l’esercito “ha impedito agli studenti universitari di organizzare una marcia studentesca verso Al-Quds Al-Khalil Street”. Messaggio divulgato oggi sul web da Hamas con un poster che mostra un suo miliziano mentre impugna un fucile. Riferendosi alla uccisione a Gaza di due suoi miliziani in un’incursione aerea israeliana, Hamas aggiunge ”Facciamo appello al nostro popolo a portare avanti la intifada e a fare ricorso a tutti i mezzi di resistenza per opporsi agli occupanti”. Hamas aggiunge: ”Il nemico pagherà un duro prezzo avendo infranto le regole della guerra alla resistenza. I prossimi giorni dimostreranno l’enormità del suo errore”.

Manifestazioni in varie parti del mondo a sostegno e in solidarietà alla Palestina, e contro Trump e Netanyahu

Decine di migliaia di persone hanno manifestato oggi a Rabat, la capitale del Marocco, contro la decisione del presidente Usa Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Si tratta probabilmente della manifestazione più grande di quelle celebrate negli ultimi giorni nel mondo arabo. Il corteo era stato convocato da due ong palestinesi, ma vi hanno aderito anche tutti i partiti politici rappresentati in Parlamento, nonché l’organizzazione islamica ‘Al-Adl wa l-Ihsan’, cioè ‘Giustizia e spiritualità’, illegale ma tollerata, che ha portato il maggior numero di partecipanti. L’agenzia di stampa ufficiale marocchina Map ha riferito di “centinaia di migliaia” di partecipanti, ma diversi osservatori consultati da Efe concordano nel fissare a circa 50mila il numero di manifestanti. La protesta era in linea con la posizione assunta dal re Mohamed VI, che giovedì ha convocato l’incaricata d’affari Usa per consegnarle una lettera di protesta per Trump. In Indonesia, migliaia di persone hanno manifestato davanti all’ambasciata americana a Giacarta contro la decisione di Donald Trump. “Usa andatevene da al Quds!” e “Siamo con i palestinesi”, si leggeva sui cartelli dei manifestanti. Il presidente indonesiano Joko “Jokowi” Widodo ha condannato con forza la decisione del presidente americano definendola una violazione delle risoluzioni dell’Onu. Oltre trecento persone hanno dato vita a un corteo oggi a Torino contro la decisione del presidente USA Donald Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele. La manifestazione, organizzata da alcune moschee torinesi e in particolare da quella di via Saluzzo, è partita da corso Vittorio, davanti alla stazione di Porta Nuova, e si è snodata per le vie del centro sino a raggiungere piazza Castello. “Palestina libera”, “La Palestina non si tocca”, sono stati gli slogan scanditi durante il corteo.

La Lega Araba: “Annullare il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele” 

Il consiglio della Lega Araba chiede agli Stati Uniti di “annullare la decisione presa sul riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele” e di “lavorare con la comunità internazionale per costringere Israele ad attuare le risoluzioni internazionali e porre fine all’occupazione di tutti i territori palestinesi e arabi attraverso una soluzione pacifica che garantisca la creazione di uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme est”. E’ questo l’esito del summit d’urgenza dei ministri degli Esteri della Lega Araba tenutosi al Cairo in base alla dichiarazione diffusa a fine lavori. La Lega Araba ha condannato la decisione di Trump su Gerusalemme definendola una “violazione pericolosa del diritto internazionale e delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle nazioni Unite”. Come anticipato ieri dal ministro degli Esteri palestinese, la Lega Araba chiederà all’Onu di adottare una risoluzione che respinga la mossa di Trump.

Macron riceve all’Eliseo il presidente israeliano Netanyahu, che continua ad affermare che da 3mila anni “Gerusalemme è la capitale di Israele”

Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato Israele a compiere dei “gesti coraggiosi verso i palestinesi”, auspicando un “congelamento della colonizzazione” in Cisgiordania. Parlando a Parigi dopo un incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il titolare dell’Eliseo ha detto che “la Francia resta convinta che la sola soluzione, conformemente al diritto internazionale e ai nostri impegni a lungo termine, è quella che permette la creazione di due Stati esistenti fianco a fianco in pace”. Il presidente francese ha detto che il suo paese sosterrà “ogni iniziativa presa in questo senso”. Macron ha poi condannato “con la più grande fermezza tutte le forme di attacco contro Israele”. Il capo del’Eliseo ha tuttavia espresso la sua “disapprovazione” nei confronti della scelta presa dal presidente statunitense Donald Trump di trasferire l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, definendola “pericolosa”. Macron ha affermato che la mossa di Washington, a suo giudizio, “non è conforme al diritto internazionale”. Il premier israeliano Netanyahu, da parte sua, ha risposto a tono alle recenti dichiarazioni del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il quale aveva definito Israele uno “Stato terrorista” e “assassino di bambini”. “Non prendo lezioni di morale da un leader che bombarda i villaggi curdi in Turchia, che imprigiona i giornalisti, aiuta l’Iran a eludere le sanzioni internazionali e aiuta i terroristi, specialmente a Gaza”, ha detto Netanyahu. Il premier israeliano ha sottolineato che a ritardare le trattative di pace “è stato spesso il rifiuto di sedersi al tavolo con Israele”, invitando il presidente palestinese Mahmoud Abbas a negoziare “se vuole davvero la pace”. E’ assurdo, ha proseguito Netanyahu, che “all’Unesco e nelle Nazioni Unite ci sia una tendenza a negare i legami millenari” tra Israele, il popolo ebraico e Gerusalemme. Gli attacchi contro Israele “sono inaccettabili”, ha detto Netanyahu, sottolineando come la storia degli ebrei sia da sempre intrecciata con Gerusalemme. Il processo di pace, ha detto il capo del governo israeliano, “potrà avanzare solo quando i palestinesi riconosceranno questa realtà”.

Santa Sede: grande preoccupazione per situazione Medio Oriente

La Santa Sede segue “con grande attenzione gli sviluppi della situazione in Medio Oriente, con speciale riferimento a Gerusalemme, città sacra ai cristiani, agli ebrei e ai musulmani di tutto il mondo”. Lo sottolinea una nota ufficiale diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede che precisa che “nell’esprimere dolore per gli scontri che negli ultimi giorni hanno mietuto vittime, il Santo Padre rinnova il suo appello alla saggezza e alla prudenza di tutti ed eleva ferventi preghiere affinché i responsabili delle Nazioni, in questo momento di particolare gravità, si impegnino a scongiurare una nuova spirale di violenza, rispondendo, con le parole e i fatti, agli aneliti di pace, di giustizia e di sicurezza delle popolazioni di quella martoriata terra”. Le preoccupazioni per le prospettive di pace nella regione, prosegue la nota, “sono oggetto in questi giorni di varie iniziative, tra cui le riunioni convocate con urgenza dalla Lega Araba e dall’Organizzazione per la cooperazione islamica. La Santa Sede è sensibile a dette preoccupazioni e, richiamando le accorate parole di Papa Francesco, ribadisce la sua ben nota posizione circa il singolare carattere della Città Santa e l’imprescindibilità del rispetto dello status quo, in conformità con le deliberazioni della Comunità internazionale e le ripetute richieste delle Gerarchie delle Chiese e delle comunità cristiane di Terra Santa”. “Allo stesso tempo – si conclude da parte Vaticana – reitera la propria convinzione che solo una soluzione negoziata tra Israeliani e Palestinesi possa portare ad una pace stabile e duratura e garantire la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini internazionalmente riconosciuti”.

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