Erano le donne del clan Zagaria a gestire il tesoro del boss. Pagavano anche gli stipendi agli affiliati. Ora sono tutte al fresco. E nell’hinterland napoletano maxi blitz dei Carabinieri con 37 arresti

Erano le donne del clan Zagaria a gestire il tesoro del boss. Pagavano anche gli stipendi agli affiliati. Ora sono tutte al fresco. E nell’hinterland napoletano maxi blitz dei Carabinieri con 37 arresti
Piccoli e grandi tesori nascosti da Parma fino a Caserta e nel piccolo centro di Casapesenna. Ma quello che si è scoperto in queste ore è che l’ingente patrimonio messo insieme dal boss Michele Zagaria nei lunghi anni di attività criminose ed illegali era nelle mani delle mogli dei fratelli del capoclan dei Casalesi. Francesca Linetti, la moglie di uno dei fratelli Zagaria, Pasquale, percepiva circa  3.500 euro al mese e sul come gestire il patrimonio, fanno sapere gli inquirenti, erano all’ordine del giorno le liti tra cognate, che avevano anche al centro del contendere gli stipendi da assegnarsi per dare seguito alle attività delinquenziali della famiglia camorrista.
 
La Linetti, cognata del boss, si era trasferita da Parma a Casapesenna. E nel comune ex feudo del boss in provincia di Caserta, proprio dove si è dimesso in questi giorni il sindaco del Pd per minacce, è stata arrestata all’alba di mercoledì dagli uomini della Dia, coordinati da Giuseppe Linares. Le indagini dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli – con a capo Giovanni Melillo – si sono basate su accertamenti patrimoniali, intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori. Sempre all’alba, la Dia di Napoli e il nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria ha dato seguito ad un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Napoli nei confronti della sorella del camorrista, Beatrice Zagaria e di Francesca Linetti, appunto, residente in Emilia Romagna ma domiciliata a Casapesenna, moglie di Pasquale Zagaria, fratello di Michele ed anch’egli detenuto. Pasquale è ritenuto il braccio imprenditoriale del clan capace di investire anche nel nord Italia. Agli arresti anche Tiziana Piccolo, consorte di Carmine Zagaria, un altro fratello di Michele, l’unico uscito dal carcere di recente e attualmente sottoposto alla sorveglianza speciale a San Marcellino. E poi, in manette anche Patrizia Martino, moglie di Antonio Zagaria. Questa operazione è stata frutto del lavoro, oltre che degli investigatori, dei sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Alessandro D’Alessio e Maurizio Giordano.
 
Tutte le donne finite in manette, sarebbero, secondo l’accusa, le amministratrici, di fatto, del sodalizio criminale. Avrebbero garantito, da cassiere, il pagamento ogni mese agli affiliati del clan ed alle famiglie degli uomini e delle donne finite in carcere. Ed una seconda operazione, questa volta dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli ha dato seguito alll’esecuzione di un’Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal locale GIP a carico di 37 persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso e di associazione dedita allo spaccio di stupefacenti e di banconote false, sodalizi operanti a San Giorgio a Cremano e zone limitrofe e riconducibili alla famiglia “Troia”. Nel corso delle indagini dirette e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, i militari dell’Arma hanno documentato che la gestione delle “piazze di spaccio” di cocaina, crack, marijuana ed hashish era stata motivo di scontro con altre organizzazioni criminali e dato luogo a numerose azioni violente, tra le quali l’esplosione, ad aprile 2016, di una autobomba posizionata nei pressi dell’abitazione della reggente del clan.
 
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