Decreto sul Dibattito pubblico per le opere: escluse centrali energetiche, gasdotti, trivelle, impianti nucleari e chimici Legambiente: “La politica non scappi di fronte ai territori.

Decreto sul Dibattito pubblico per le opere:  escluse centrali energetiche, gasdotti, trivelle, impianti nucleari e chimici  Legambiente: “La politica non scappi di fronte ai territori.

La bozza di Decreto che disciplina il Dibattito pubblico in Italia, in attuazione del Codice degli appalti (D.lgs 50/2016), contiene una sorpresa: dal testo sono, infatti, esclusi tutti gli impianti energetici, gasdotti e oleodotti, trivelle, come centrali chimiche e impianti nucleari, mentre rimangono le infrastrutture. Viene di fatto stravolto il senso della procedura, mutuata dall’esperienza francese, nata con l’obiettivo di rendere finalmente trasparente il confronto con i territori sulle opere pubbliche attraverso una procedura che permettesse di informare e far partecipare le comunità coinvolte, attraverso garanzie sul coinvolgimento, risposte adeguate e tempi chiari.

“E’ una scelta profondamente sbagliata – ha commentato Edoardo Zanchini Vicepresidente di Legambiente – Chiediamo al Ministro Calenda e alle Regioni di tornare su questa decisione, perché solo la trasparenza sulle scelte e il confronto con il territorio possono portare a scegliere le opere davvero utili nei territori e a costruire il consenso indispensabile alla loro realizzazione. La politica non scappi di fronte ai territori, la fuga non è una soluzione anche nei confronti di TAP o della TAV, come degli altri interventi grandi e piccoli”.

L’associazione ambientalista inoltre sottolinea come proprio ieri sia scoppiata una polemica fortissima rispetto a un emendamento, proposto dal Governo alla Legge di bilancio, e giudicato poi inammissibile, che prevedeva il carcere per coloro che entravano nei cantieri dell’opera o creavano problemi allo svolgimento dei lavori, come già avviene per i cantieri della TAV. E proprio perché continuano in tutta Italia le proteste contro opere che non hanno visto il confronto con il territorio, questa decisione appare quanto mai sbagliata. Oltretutto, nell’ultimo rapporto del Nimby Forum si segnala come proprio le opere energetiche siano quelle più contestate nei territori, il 57,6% nel 2016 del totale degli interventi che hanno visto contestazioni.

“Il Dibattito Pubblico è uno strumento fondamentale non solo per informare i cittadini – ha concluso Zanchini – ma anche per costruire un confronto sull’utilità e l’impatto delle opere che vengono proposte nel nostro Paese. Ed è tanto più importante oggi che abbiamo bisogno di spingere e di creare consenso su una transizione incentrata sulle fonti rinnovabili e su impianti capaci di spingere l’economia circolare nel nostro Paese”.

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