Da cinque piazze la risposta della Cgil al governo. Scelte in legge di Bilancio una grande occasione persa. A Cisl e Uil: regole comuni con il consenso dei lavoratori. Grazie ai lavoratori di Amazon. Il vento sta cambiando. Naziskin, razzismo da non sottovalutare

Da cinque piazze la risposta della Cgil al governo. Scelte in legge di Bilancio una grande occasione persa. A Cisl e Uil: regole comuni con il consenso dei lavoratori. Grazie ai lavoratori di Amazon. Il  vento sta cambiando. Naziskin, razzismo da non sottovalutare

“Non ci fermiamo oggi, non è questa la risposta unica che daremo. Continueremo nei prossimi giorni in Parlamento, presidieremo la discussione sulla legge di bilancio. E continuiamo a lavorare per preparare le prossima mobilitazione generale che, ve lo posso garantire, non è lontana nel tempo”. È con queste parole che il segretario generale della Cgil Susanna Camusso conclude la  manifestazione a Piazza del Popolo a Roma e, in contemporanea, quelle che si sono svolte a Torino, Bari, Palermo e Cagliari, che hanno visto la partecipazione di decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori, di cui diamo di seguito una sintesi.

Camusso ha iniziato affrontando i problemi aperti dalla manovra di Bilancio. “Abbiamo pensato che se c’era una luce in fondo al tunnel, visto che raccontano che il paese è uscito dalla crisi, questo era il momento di restituire qualcosa a chi la crisi l’ha pagata, di immaginare un futuro diverso e meno diseguale. Ma così non è stato. Non esiste stabilità finanziaria se non si tiene conto del disagio sociale”. Le scelte fatte con la legge di bilancio “sono una grande occasione persa: nel Paese, dentro la crisi, abbiamo assistito a una deriva, ma non sembra essere questa una preoccupazione”. Cita l’ultimo rapporto Censis e sottolinea che “nonostante la ripresa cresce il rancore, e le ferite prodotte dalla crisi sono tutte ancora aperte. C’è l’insopportabilità di scelte che non si misurano mai con gli effetti delle disuguaglianze create”.

“In questa manovra – prosegue – c’è troppa continuità senza giustizia per chi ha pagato la crisi”, ed è una finanziaria che fa passare “il messaggio che l’evasione non possa essere contrastata, visto che continuano a esserci condoni, anche se chiamati con un altro nome”. Una manovra, appunto, che non assicura giustizia sociale: “Dietro alle apparenti giustificazioni che le tasse non aumentano, resta il fatto che paga di più le tasse chi ha di meno. Non si interviene mai sulle grande ricchezze”.

Nella manovra mancano interventi sulla non autosufficienza, salute e sanità

Nella legge di bilancio, infine, mancano “interi capitoli: quello sulla non autosufficienza, quello sulla salute e la sanità. Nel Documento di economia e finanza c’è scritto che nei prossimi anni dovrà diminuire la spesa sanitaria rispetto al Pil, non capiamo perché, visto che ci sono 11 milioni di persone che non si curano. Servono scelte che rendono disponibili a tutti le cure e il ricorso alla sanità”.  Camusso ha poi  evidenziato che “la norma per stabilizzare i precari della ricerca così com’è non va bene. Noi saremo con i precari della ricerca sotto al Parlamento perché ci vogliono certezze e risorse”. La segretaria generale della Cgil vede un paese in cui “crescono incertezza e precarietà, si moltiplicano contratti a termine. Non ci sono risposte sugli ammortizzatori sociali, sugli appalti e sulle piccole aziende. Non ci sono investimenti, si continua con la logica della decontribuzione e si creano equivoci sull’alternanza scuola-lavoro, che occorre ribadire che è formazione e non lavoro gratuito”. Sull’articolo 18 polemizza con l’ex premier Matteo Renzi: “Non è un totem ideologico come dice l’ex presidente del Consiglio, cosa per altro rispettabilissima, ma la necessità concreta per superare le divisioni nei luoghi lavoro”. E lo invita a leggere “i giornali di questi giorni e vedrà quante notizie parlano di licenziamenti ingiustificati e discriminatori”.

Le grandi vertenze squarciano un velo sulle reali condizioni di lavoro

Un passaggio dell’intervento è stato dedicato ad alcune importanti vertenze in corso. “Siamo grati ai lavoratori di Amazon che hanno squarciato un velo sulle condizioni effettive di lavoro” ha detto dal palco di piazza del Popolo. “Quando ci sono otto uomini bianchi che posseggono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, e uno di quelli è proprietario di Amazon, forse non possiamo dire che è obbligato a fare lavorare male la gente, ma dovremo dire con onestà che vuole arricchirsi sulle spalle di quei lavoratori”. Il segretario generale della Cgil ha poi ricordato “i lavoratori degli appalti della Castelfrigo di Modena, che lottano contro lo sfruttamento in nome della legalità” e “i lavoratori dell’Ikea che hanno alzato la testa, che hanno rigettato l’idea che nel 2017 si licenzi una donna per un problema di accudimento dei figli”.

Per Camusso “il vento sta cambiando, non è vero che non ci sono le condizioni per dare risposte positive”. La leader sindacale si è quindi rivolta alle aziende: “Smettetela di pensare che si possano prendere i lavoratori uno per uno. Il vento che sta cambiando ci dice che nonostante quelli che pronosticavano la fine del sindacato, il sindacato continua a essere nei luoghi di lavoro. E di sindacato c’è bisogno”. Un altro passaggio è stato rivolto alla vicenda dell’irruzione di un gruppo di naziskin a Como nella sede di un’associazione umanitaria, avvenuto nei giorni scorsi. “Un episodio insopportabile, sul quale non si può e non si deve tacere. Non sono delle ragazzate, chi lo dice sottovaluta il pensiero che c’è dietro a queste forme di xenofobia, razzismo e invocazione del totalitarismo”. Ha commentato Camusso: “alle forze politiche e al governo diciamo che non si può essere disattenti. Si applichi la Costituzione del nostro Paese, le regole ci sono”.

Una generazione di giovani con il fantasma della povertà

Andando verso la conclusione, il leader Cgil ha affrontato la questione pensioni. Il governo ha fatto la scelta “di chiudere la porta sulla prospettiva previdenziale dei giovani, di isolare qualche emergenza, e non produrre invece una risposta all’ingiustizia del sistema”. Un sistema che ai giovani “dice una cosa precisa: se sarai fortunato, e avrai una carriera continua e ricca, allora potrai accedere alla pensione flessibilmente; ma se sei come i giovani di oggi, precari, con discontinuità e con i lavori poveri, tu non vi potrai mai accedere”. Per Camusso, dunque non dobbiamo aspettare “di avere una generazione con il fantasma della povertà, ma dobbiamo iniziare a dare risposte adesso. Dobbiamo avere a cuore cosa succederà per giovani”.

Riguardo al fallimento della trattativa con il governo, per Camusso “se l’esecutivo non rispetta gli accordi che fa, poi non c’è più credibilità negli impegni che si assumono. Quando vengono meno gli impegni, non si può sperare che un sindacato dica: va bene, prego, alla prossima puntata. C’è una lesione del rispetto reciproco e delle priorità che si sono definite. Per noi viene prima un vincolo, quello che abbiamo assunto con i lavoratori e le lavoratrici, i pensionati e le pensionate”. Da qui la “fatica a capire perché ci sono giudizi diversi dalle altre organizzazioni sindacali. Ovviamente li rispettiamo, ma crediamo che debbano valutare quando siamo lontani dalla piattaforma che avevamo presentato”.

La chiusura è affidata proprio al rapporto con le altre organizzazioni. “Noi vogliamo ritessere i fili unitari, quindi proponiamo a Cisl e Uil di definire un insieme di regole comuni, in accordo con i lavoratori, su come si facciano le vertenze, perché sappiamo bene che quando si è divisi si è più deboli”. Per il segretario generale Cgil “senza regole, senza un governo delle piattaforme, quando si arriva a valutazioni diverse si è altrettanto deboli, perché non si ha la forza di chiedere innanzitutto il rispetto degli accordi”.

Tissone (Silp Cgil). In piazza lavoratrici lavoratori in divisa. Contratto fermo da nove anni

Daniele Tissone, segretario generale del Silp Cgil intervenuto alla manifestazione tenuta a Cagliari ha affermato che “le lavoratrici e i lavoratori in divisa manifestano oggi anche per chiedere al governo di riavviare subito la trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro, fermo da 9 anni; per avere certezza sulle risorse nella legge di bilancio che devono garantire aumenti dignitosi pure per le indennità accessorie; per ribadire che un poliziotto non può lavorare oltre i 60 anni di età, garantendo efficienza e sicurezza per i cittadini; per chiedere l’avvio di una previdenza complementare che tuteli gli agenti più giovani, destinati oggi a diventare i poveri di domani; per chiedere soprattutto più investimenti nelle strutture, nei mezzi e negli equipaggiamenti; per avere più assunzioni, più formazione e più diritti, contrastando con forza il tentativo di militarizzazione della sicurezza”.

Torino. Scacchetti: occupazione e garanzie previdenziali per giovani e meno giovani

A migliaia anche alla manifestazione di Torino malgrado la neve e le difficoltà  che si sono create per l’arrivo dei pullman dalle altre città. “Scendiamo in piazza perché c’è una differenza tra le cose promesse, le cose concesse e le cose che ci lasciano fare”, spiega il segretario Cgil Piemonte, Massimo Pozzi, in testa al corteo che ha sfilato per le vie del centro di Torino con la segretaria della Camera del lavoro Enrica Valfrè. “Siamo qui oggi perché la legge di bilancio che si sta discutendo in Parlamento non ha provvedimenti che favoriscono occupazione, non dà risposte ai cambiamenti della legge Fornero – aggiunge  Tania Scacchetti,  segreteria  confederale della  Cgil – il Paese deve mettere il lavoro, le giovani generazioni e i loro diritti al primo posto. Chiediamo che a partire dalla legge di stabilità si affronti seriamente il tema dell’occupazione e delle garanzie previdenziali per i giovani e i meno giovani”.

Bari. Ghiselli: tanti giovani, ci danno la carica. Schiavella: nel Sud bisogna invertire la  rotta

A Bari, si calcolano più di trentamila partecipanti. “Bellissime manifestazioni, cortei partecipati – ha detto il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli -. Ci sono tanti giovani. E questo ci dà la carica e la voglia di continuare questa battaglia, fino al raggiungimento di impegni concreti da parte del governo”. “Per il mezzogiorno questa mobilitazione ha un significato particolare e maggiore – ha invece affermato Walter Schiavella, segretario della Camera del lavoro di Napoli –  Perché nella legge finanziaria non s’inverte affatto la rotta. Se gli interventi sulle pensioni non rispondono alle domande di giovani e donne, questo nel sud è ancora più vero. Abbiano bisogno di risposte nette e forti”.

Palermo. Landini: basta con la storia dei bonus. Così non si va da nessuna parte

“Chiediamo al Parlamento di cambiare la politica economica di questo Paese. La nostra mobilitazione non finisce qui, queste piazze ci dicono che rappresentiamo la maggioranza del Paese, ai futuri governi diciamo: ‘Non ci fermiamo, andiamo avanti’”, ha affermato a Palermo Maurizio Landini, segretario confederale Cgil. “Siamo in campo non solo per cambiare la legge Fornero ma per riconquistare un nuovo statuto dei lavoratori, combattere la precarietà e dare un futuro ai giovani. Per farlo abbiamo bisogno di unire, noi difendiamo la piattaforma unitaria che un anno e mezzo fa abbiamo fatto”. “I conti non tornano , perché il nostro è un Paese che non sta investendo su innovazione, ricerca e infrastrutture. Basta con la storia dei bonus, un’impresa assume se ha da lavorare non se gli dai sgravi. In questi anni, invece, ci è stato detto che bastava defiscalizzare alle imprese per far riprendere l’economia. Così non si va da nessun parte. Noi siamo un Paese che paga multe all’Europa – ha concluso – perché ha gli autobus più vecchi che non funzionano e inquinano. Siamo un Paese in cui basta un po’ di maltempo e siamo al disastro e la distruzione. Serve un nuovo modello di sviluppo per questo Paese”.

Cagliari. Ora vediamo cosa succede in Parlamento. Tanti migranti e giovani in corteo

In cinquemila nelle strade di Cagliari. In corteo tanti pensionati giunti con 38 pullman da ogni provincia dell’isola. Una marcia di colori e suoni: centinaia di bandiere e palloncini rossi nel corteo. In testa i “tumbarinos di Gavoi” con i caratteristici tamburi, poi tanti over 60 ma anche migranti e giovani. Grande risposta alla chiamata della Cgil Sardegna alla mobilitazione nazionale a sostegno delle proposte del sindacato. “Il governo –afferma  Franco Martini, segretario confederale Cgil – aveva assunto un impegno, quello di aprire una seconda fase sul sistema della previdenza. Avevamo chiesto più garanzie per i giovani e flessibilità per donne e in uscita. Non abbiamo però ottenuto nessuno risultato apprezzabile, solo poca chiarezza sulla flessibilità. Una vertenza chiusa con il governo, ora vediamo cosa succede in Parlamento: non si parla solo di pensioni, ma anche di lavoro”.

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