Coordinamento democrazia costituzionale. Le fake news di Joe Biden, tardivo tentativo di sostenere Renzi. Il referendum è stato vinto da 20 milioni di italiani

Coordinamento democrazia costituzionale. Le fake news di Joe Biden, tardivo tentativo di sostenere Renzi. Il referendum è stato vinto da 20 milioni di italiani

Apprendiamo costernati da vari mass media che l’autorevole sito internet di Foreign Affairs, la rivista diplomatica americana e vero tempio dell’atlantismo, pubblica un lungo articolo di Joe Biden, ex vicepresidente degli Usa ai tempi di Obama, firmato anche da Michael Carpenter ex sottosegretario alla difesa, nel quale si afferma che i potenti servizi informatici della Russia sarebbero intervenuti per curvare a proprio vantaggio alcuni esiti elettorali, tramite la diffusione virale di fake news. Fra questi quello del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 che salvò dalla “deforma” la Costituzione del nostro paese.

Se avessimo saputo per tempo di avere così potenti e pervasivi alleati, ci saremmo risparmiati la fatica di una campagna durata mesi, con scarsissimi mezzi, basata sul puro volontariato e l’autotassazione, che è riuscita a sconfiggere chi di mezzi ne aveva in abbondanza, per il semplice fatto che avevamo ragione e che ancora una volta la netta maggioranza del popolo italiano ritiene la nostra Costituzione un punto fermo di riferimento. 

Non si sa se a Biden sia stato detto che il referendum costituzionale era voluto anche da Renzi, straconvinto di stravincerlo. Tanto da imporre ai deputati e ai senatori del Pd di firmare per ottenere il referendum costituzionale come fossero parte di un partito di opposizione. Purtroppo per Biden Renzi ha scoperto che i cittadini italiani erano in maggioranza di parere opposto al suo. Putin e gli hacker russi questa volta sono innocenti, Renzi ha fatto semplicemente autogol. 

Non permettiamo a nessuno, chiunque sia (o si creda di essere), di infangare e mettere in dubbio il valore di quella vittoria.

A parte l’ironia, l’intemerata di Biden si può solo spiegare con qualche tardivo tentativo di sostenere le fortune pericolanti di Matteo Renzi. Una prosecuzione di quel maldestro sostegno che giàl’ambasciatore statunitense in Italia, John Philips, espresse invitando gli italiani a votare Sì, creando peraltro un caso diplomatico su cui dovette intervenire anche il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Ma, come quello precedente, anche quest’ultimo tentativo è destinato al fallimento e a cadere nel ridicolo.

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