Catalogna. La vittoria degli indipendentisti non si discute, ma il premier Rajoy non cede alla via del dialogo proposta da Puigdemont. Incertezze e difficoltà a Barcellona

Catalogna. La vittoria degli indipendentisti non si discute, ma il premier Rajoy non cede alla via del dialogo proposta da Puigdemont. Incertezze e difficoltà a Barcellona

Un futuro assai incerto si rivela quello che si affaccia ora sulla Catalogna ribelle all’indomani delle elezioni imposte dal governo spagnolo che hanno visto il fronte secessionista smentire le previsioni di Madrid e riconquistare la maggioranza assoluta nel Parlament di Barcellona. Dietro le offerte di dialogo venute oggi da Carles Puidgemont e dal premier spagnolo Mariano Rajoy, fra i due vecchi avversari sembra infatti per ora essere sempre muro contro muro. Inseguito da un mandato di arresto spagnolo e in esilio a Bruxelles, Puigdemont ha proposto a Rajoy un incontro “senza condizioni” in un paese europeo che non sia la Spagna, dove verrebbe arrestato. E’ il candidato President del campo indipendentista. Gli unionisti hanno ottenuto 59 seggi e il 43,5% contro 70 deputati e il 47,5% dei separatisti.

Rajoy si lecca le ferite dopo la dura sconfitta in Catalogna, e tenta di dettare l’agenda politica

Rajoy è pronto a “trattare con il vincitore” delle elezioni in Catalogna, cioè Ines Arrimadas, la leader catalana di Ciudadanos, formazione centrista risultata primo partito al voto, non certo con Carles Puigdemont né tantomeno ad incontri fuori dalla Spagna come chiede l’ex presidente catalano. Soprattutto, qualsiasi trattativa dovrà avvenire nei limiti fissati dalla Costituzione. Il primo ministro, Mariano Rajoy, in vista del dialogo per il futuro governo catalano ha avvertito che va assicurato il rispetto della legge. Rajoy è comparso presso il Palazzo Moncloa dopo le riunioni presiedute del Consiglio dei Ministri e del Comitato esecutivo nazionale del Partito Popolare per analizzare i risultati delle elezioni in Catalogna. Accompagnato da gran parte dei membri del suo gabinetto, il capo dell’esecutivo ha spiegato che qualunque sia l’accordo cui arriveranno i partiti catalani, “il governo risultante sarà, come tutti i governi, sotto lo stato di diritto”. Questa è una condizione indispensabile per la normalità in Catalogna. Il voto, in particolare l’alta affluenza, “è la risposta civica dei catalani alla situazione. La Catalogna non è un monolite, ma una società plurale. E la pluralità è una ricchezza che va tutelata e accresciuta”. A suo avviso, i risultati indicano anche l’esistenza di una frattura che si è generata nella società catalana, una frattura che ha bisogno di tempo per ricomporsi.

Le condizioni di Rajoy per evitare un nuovo ricorso all’articolo 155

Ora Rajoy confida che l’obiettivo primario di tutte le parti sia la riconciliazione “nel diritto e il rispetto dei diritti di tutti”. Ha continuato: “Sono fiducioso che in Catalogna si sia aperta da ora una fase basata sul dialogo e non lo scontro, la cooperazione e non l’imposizione, nella pluralità e non unilateralismo”. Così farà uno sforzo per offrire piena collaborazione del governo e tutto il suo “desiderio di un dialogo costruttivo, aperto e realistico sempre nel rispetto della legge”. “Ma spero che ci sia un governo che abbandoni la via delle decisioni unilaterali e non si senta al di sopra della legge. Non accetterò nessuno che voglia far saltare la Costituzione e lo Statuto” della regione autonoma, ha sottolineato.

L’offerta di dialogo da parte di Carles Puigdemont

Il deposto leader catalano Carles Puigdemont, che è stato eletto al Parlamento di Barcellona e potrebbe ora essere rieletto presidente della Generalitat, ha offerto un “dialogo senza condizioni” al primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, ma la risposta gelida che ha ricevuto toglie ogni dubbio sulla ostinata volontà dello stesso Rajoy di continuare a non riconoscerlo neanche come interlocutore, nonostante la vittoria del fronte indipendentista. Puigdemont ha incontrato la stampa internazionale poco dopo mezzogiorno di venerdì a Bruxelles, dove si è rifugiato dopo che il Parlamento catalano, all’inizio di ottobre, aveva dichiarato l’indipendenza dalla Spagna. La reazione da parte del governo di Madrid era stata l’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione, con la destituzione del governo autonomo di Barcellona e la convocazione di nuove elezioni in Catalogna, mentre la Giustizia spagnola aveva spiccato mandato d’arresto contro Puigdemont e altri leader indipendentisti con le accuse di ribellione, sedizione e malversazione. Se tornasse in Spagna, l’ex presidente della Generalitat sarebbe immediatamente arrestato.  Con le elezioni di ieri, ha detto Puigdemont, “abbiamo vinto il diritto ad essere ascoltati”, aggiungendo di essere “disposto a incontrare Rajoy a Bruxelles, o in qualunque altro Paese dell’Unione europea che non sia la Spagna, per ovvie ragioni”. “Tutte le ricette di Rajoy sono fallite, questa è l’ora del dialogo, un dialogo senza condizioni”, ha sottolineato il leader indipendentista. Puigdemont ha continuato chiedendo anche “alla Commissione europea o alle altre istituzioni dell’Ue di ascoltare ora anche il popolo catalano, non solo lo Stato spagnolo”. Ma Rajoy ha respinto la richiesta senza neanche riconoscere la portata della vittoria degli indipendentisti. Durante una conferenza stampa nel pomeriggio a Madrid, al Palazzo della Moncloa, il primo ministro spagnolo ha prima sottolineato che gli indipendentisti stanno in realtà (secondo lui) continuando a perdere terreno, essendo passati da 76 deputati su 135 nel Parlamento catalano alle elezioni del 2010 a 74 nel 2012, poi a 72 nel 2015 e infine a 70 ieri, con il 47,49% dei voti; poi ha osservato che la vittoria alle elezioni appartiene al partito che ha preso più seggi (37), Ciudadanos, un partito che è contrario all’indipendenza della Catalogna e che “ha votato a favore dell’attivazione dell’art. 155”.

I socialisti di Sanchez premono per una soluzione alternativa

“Rajoy deve proporre una soluzione a questo problema in Catalogna. Se propone una roadmap alternativa, saremo disposti ad ascoltarla”, ha affermato il leader dei socialisti spagnoli (Psoe), Pedro Sanchez, all’indomani delle elezioni in Catalogna. Sanchez si è congratulato con Ines Arrimadas, leader catalana di Ciudadanos, formazione centrista risultata primo partito al voto, e con i “602mila catalani che hanno scelto il partito dei socialisti di Catalogna e Miquel Iceta”.

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