Catalogna domani al voto per l’elezione del nuovo governo regionale dopo il commissariamento deciso da Madrid

Catalogna domani al voto per l’elezione del nuovo governo regionale dopo il commissariamento deciso da Madrid

La Catalogna vota domani (21 dicembre) per scegliere la sua nuova amministrazione regionale, in un’elezione anomala e incerta, che molti sperano avvicinerà la soluzione della peggior crisi nel Paese da decenni. Il periodo di instabilità è stato innescato dalla dichiarazione d’indipendenza da parte delle autorità catalane dopo il referendum del primo ottobre scorso, in seguito alla quale Madrid ha ‘commissariato’ la regione, rimosso i suoi leader e indetto le elezioni. Il contesto elettorale è decisamente insolito: si vota in un giorno lavorativo, ma soprattutto 13 politici separatisti sono tuttora accusati dalla procura spagnola di ribellione e sedizione. Tra loro Carles Puigdemont, candidato di Junts per Catalunya (JXCat) ed ex governatore rimosso da Madrid, che è in autoesilio in Belgio e non ha intenzione di rientrare in Catalogna per votare. Con lui a Bruxelles ci sono quattro suoi ex ministri: Clara Ponsati della Salute, Antoni Comin dell’Istruzione, Lluis Puig della Cultura e Meritxell Serret dell’Agricoltura. Il suo ex vice e ora capo della lista Erc, Oriol Junqueras, è invece in carcere vicino a Madrid dal 2 novembre, per analoghe accuse a seguito del referendum sull’indipendenza.

Secondo i sondaggi, né gli indipendentisti (con tre liste separate: Junts per Catalunya JxCat, Erc e Cup) né gli unionisti (Ciudadanos, Psc e Ppc) otterranno una maggioranza. Probabile esito del voto saranno un ‘hung Parliament’, un Parlamento ‘appeso’ senza un chiaro vincitore, e settimane di tensioni per formare un nuovo governo regionale. Decisiva sarà l’affluenza: per i sondaggisti potrebbe essere da record, superiore anche al 75% del 2015. Intanto, l’incertezza generata dalla crisi ha causato ripercussioni economiche e spinto oltre 3mila imprese a trasferire le loro sedi legali fuori dalla Catalogna. E la società è ormai chiaramente spaccata tra quanti appoggiano l’indipendenza e quanti vogliono l’unità nazionale. Martedì, l’ex governatore Puigdemont nel suo ultimo discorso prima delle elezioni tenuto da Bruxelles ha chiesto a “tutti gli indipendentisti”, “catalanisti” e “democratici” di sostenere la sua rielezione. L’esito di questo voto deciderà il futuro della Spagna. Se i partiti indipendentisti riusciranno a ottenere una maggioranza, la spinta indipendentista difficilmente si affievolirà.

11 sono le liste in gara per le elezioni di domani. Le principali quattro sono l’Erc (Esquerra repubblicana) di Oriol Junqueras e Junts per Catalunya di Carles Puigdemont fra i secessionisti, mentre in campo unionista spiccano Ciudadanos di Ines Arrimada e il partito socialista catalano di Miquel Iceta. 68 sono i seggi che garantisce il controllo del “parlament” catalano, con 135 seggi. Secondo i sondaggi sia i secessionisti che gli unionisti dovrebbero rimanere sotto questa soglia. E 4 sono le elezioni celebrate in Catalogna negli ultimi sette anni, una cifra che sottolinea l’instabilità creata dalla spinta indipendentista.

Share