Berlusconi invade i media. Ma il copione è vecchio. Solo il disastro della legislatura renziana lo tiene a galla

Berlusconi invade i media. Ma il copione è vecchio. Solo il disastro della legislatura renziana lo tiene a galla

In una giornata come quella di ieri, nella quale l’ex amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni ha sostanzialmente confermato la tesi esposta da De Bortoli nel suo fortunato saggio, è naturale che tutti i giornali aprano con questa notizia. È il fatto del giorno e, probabilmente, un elemento destinato a condizionare in maniera decisiva la campagna elettorale ormai alle porte, con ricadute negative per il PD che alcuni osservatori stimano addirittura nell’ordine del milione di voti.

Un altro fatto di notevole importanza, tuttavia, si sta imponendo in queste ore, ossia il prepotente ritorno sulla scena di Silvio Berlusconi, capace di monopolizzare nuovamente l’attenzione dei mezzi d’informazione tanto da risultare il capofila dei sondaggi relativi alla lista delle destre, superando la Lega di Salvini che non gradisce mentre la Meloni sta a guardare. E, quel che è peggio, di tornare ad invaderli come faceva ai tempi d’oro, recitando, se ci fate caso, sempre il medesimo copione: egli è l’imprenditore prestato alla politica che si batte contro i professionisti della politica che stanno lì da una vita e non hanno mai concluso nulla e, da qualche tempo, un argine ai populisti vecchi e nuovi che rischiano di minare la credibilità del nostro Paese sul piano internazionale. Peccato che, almeno a noi, sia ben nota la biografia del soggetto in questione: dalle feroci ironie di tutti i media stranieri per questioni come le olgettine e le ragazze protagoniste delle “cene eleganti” nella villa di Arcore ai sorrisini di Merkel e Sarkozy nel corso di un drammatico vertice europeo, senza dimenticare le corna in una foto al ministro degli Esteri spagnolo, le ripetute figuracce cui ha sottoposto l’Italia e il suo essere stato il primo esponente politico a porsi, nel ’94, in termini populisti e anti-politici, sulla scia della drammatica vicenda di Tangentopoli che pose, di fatto, fine alla Prima Repubblica.

Nonostante ciò, all’ex Cavaliere va riconosciuta un’innata capacità di fare campagna elettorale, di trovare le parole giuste, di cogliere gli umori del Paese e di interpretarli, al fine di trarre dalla sua battaglia il massimo consenso possibile. E così, ecco che nella sua dialettica quotidiana Di Maio diventa un incompetente e Renzi un governante che ha fallito, benché non sia certo da escludere la prospettiva di una nuova edizione delle larghe intese dopo il voto del prossimo marzo.

Un Berlusconi furbo, dunque, come sempre spregiudicato, abile nell’appoggiare preventivamente Gentiloni, ponendosi in sintonia con gli umori del Quirinale e con l’ipotesi di una prorogatio dell’attuale presidente del Consiglio nel caso in cui dalle urne non dovesse uscire alcuna maggioranza omogenea, e nello scaricare sostanzialmente il mai stimato Salvini. Un Berlusconi che è tornato prepotentemente in auge per le sue indubbie doti comunicative ma, e questo è l’aspetto peggiore, soprattutto per l’innegabile disastro di una legislatura in cui arroganza e incompetenza l’hanno fatta spesso da padrone.

Share