Afghanistan: l’Isis attacca centro culturale sciita. Almeno 40 i morti e 80 i feriti

Afghanistan: l’Isis attacca centro culturale sciita. Almeno 40 i morti e 80 i feriti

Almeno 41 morti e oltre una ottantina di feriti, di cui cinque in condizioni gravissime: è il bilancio di un attentato suicida che ha preso di mira un centro culturale sciita di Kabul e l’agenzia di stampa Ava (Afghan Voice Agency) che ha sede nelle immediate vicinanze. Un kamikaze si è fatto saltare in aria e poi ci sono state altre due esplosioni che non hanno causato vittime. Un giornalista di Afghan Voice è morto e altri due sono rimasti feriti. L’Isis, che sta aumentando la sua presenza in Afghanistan dove ha già compiuto una serie di attentati, prendendo di mira i musulmani sciiti, ha rivendicato l’azione. In precedenza, i talebani avevano smentito qualsiasi ruolo nella carneficina, ennesima conferma della mancanza di sicurezza a Kabul. Al momento dell’attacco, nel centro culturale Tabayan c’erano decine di persone, per una cerimonia in ricordo del 38mo anniversario dell’invasione sovietica del 1979. Erano presenti anche molti studenti e bambini.

“Eravamo nella sala, in seconda fila, quando l’esplosione è avvenuta alle nostre spalle. Dopo, fuoco e fumo nella stanza”, ha raccontato Mohammad Hasan Rezayee, uno studente che ha riportato ustioni sul viso e sulle mani. “Era il caos, tutti urlavano e piangevano, la gente andava nel panico, tutti chiedevano aiuto”. Nell’ospedale Istiqlal, decine di vittime, quasi tutti hazara, gli unici sciiti in Afghanistan, riconoscibili per i loro tratti asiatici, si disperavano e tiravano i capelli dalla disperazione, ha testimoniato l’AFP. Altri maledicevano il governo, incapace, secondo loro, di proteggerli. Dopo i crescenti attacchi dell’Isis contro gli sciiti, il governo del presidente Ashraf Ghani ha recentemente intensificato le misure di sicurezza per le moschee sciite fornendo armi e fondi per la protezione della comunità. Il mese scorso, Mohammad Mohaqiq, leader di uno dei gruppi sciiti in Afghanistan, era andato in Iran e aveva elogiato pubblicamente gli sciiti afghani e dell’intera regione andati a combattere in Iraq e in Siria contro l’Isis. Dopo l’attentato, Ghani ha parlato di “crimini contro l’umanità”. Questo è solo l’ultimo di una lunga lista di attentati a Kabul, una delle città più pericolose del Paese; il più grave, il 31 maggio, quando un camion bomba uccise 150 persone e ne ferì circa 400. “Nessuno può affermare plausibilmente che Kabul è al sicuro”, ha risposto Amnesty International. “I governi europei insistono su questa pericolosa finzione costringendo gli afghani a tornare nelle loro case mettendo le loro vite in pericolo”.

Share