Ostia riparte dal Comitato per l’ordine e la sicurezza. Le parole del Procuratore antimafia Roberti e di Cantone (Anac)

Ostia riparte dal Comitato per l’ordine e la sicurezza. Le parole del Procuratore antimafia Roberti e di Cantone (Anac)
Si terrà martedì mattina alle 10.30 ad Ostia il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, alla presenza del ministro degli Interni, Marco Minniti, della sindaca di Roma, dei vertici delle Forze dell’Ordine e del rappresentante della Procura Distrettuale Antimafia, per modulare, “anche alla luce dei gravi episodi verificatisi nei giorni scorsi, il sistema di controllo del territorio in vista del turno di ballottaggio previsto per domenica 19 novembre per l’elezione del Presidente del Municipio X di Roma Capitale”. Dal Viminale è stata assicurata la presenza del ministro, che vuole dare il massimo dell’attenzione da parte dello Stato dopo l’aggressione del giornalista e dell’operatore della Rai da parte di Roberto Spada. Obiettivo della Prefettura di Roma è “modulare il sistema di controllo del territorio” in vista del voto sul litorale romano. Insieme a Minniti ci sarà anche la sindaca di Roma Virginia Raggi: “Le istituzioni devono essere presenti, apprezzo molto l’iniziativa del prefetto – dice a margine di un incontro a Montecitorio – L’apprezzo ancora di più perché ha voluto tenere il comitato sul territorio ad Ostia, un segno di presenza forte delle istituzioni”.
 
Mobilitazione per la manifestazione di giovedì prossimo promossa da Fnsi e Libera. Le adesioni di Cgil, Cisl e Uil e dell’Anpi
 
Contemporaneamente è grande la mobilitazione per la manifestazione in programma il 16 ed indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa, Libera, Anpi e che ha ricevuto l’adesione di sindacati ed organizzazioni datoriali. Dopo il corteo di sabato, che purtroppo, malgrado le adesioni di una buona parte del mondo politico e sindacale, si è diviso in due tronconi, giovedì pomeriggio sarà una buona occasione per ricomporre le fratture. Intanto, a proposito di Roberto Spada, protagonista dell’aggressione al giornalista della Rai, il suo legale ha presentato ricorso al tribunale del riesame. La difesa dell’imputato ha presentato istanza ai giudici del tribunale della libertà e la data dell’udienza sarà fissata nei prossimi giorni. 
 
Roberti (Procuratore nazionale antimafia): “A Roma le mafie ci sono. A Ostia rendere efficace azione culturale e attività investigativa”
 
Intanto si moltiplicano le prese di posizione su cosa rappresentano per Ostia ed il litorale romano, le organizzazioni mafiose e la criminalità organizzata. Da registrare le parole del Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti: “La sentenza di Mafia Capitale è una, per quanto importante, ma ce ne sono altre che invece hanno affermato la presenza della mafia sia sotto il profilo del reato dell’associazione mafiosa sia sotto quello dell’aggravante mafiosa per reati particolari che sono commesso in un territorio del distretto di Roma. Quindi diciamo che purtroppo a Roma le mafie ci sono, sia quelle di importazione sia, a mio avviso, una mafia autoctona, che è forse meno aggressiva di quelle tradizionali, ma comunque definibile come organizzazione mafiosa”. Su Ostia poi Roberti ha aggiunto commentando quanto detto dal prefetto Vulpiani sul commissariamento: “Penso che al di là della proroga del commissariamento, che potrebbe essere utile bisogna rifondare sempre il percorso culturale oltre a rendere efficace l’azione investigativa.  L’obiettivo importante per il futuro nella lotta alla mafia è quello di stringere sulla cooperazione internazionale perché se non riusciamo ad intercettare i patrimoni illeciti che vanno all’estero abbiamo un’arma spuntata che invece dovremmo avere sempre più affilata”.
 
Cantone (Anac): “Non ci dobbiamo meravigliare della presenza, ad Ostia, di mafie autoctone”
 
Su quanto accaduto al giornalista della Rai, prende posizione anche il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffele Cantone: “Non ci dobbiamo meravigliare che ci siano mafie autoctone a Roma. Prima si pensava solo che nella capitale le mafie tradizionali avessero le loro ambasciate, mentre oggi abbiamo capito che ci sono anche quelle autoctone, che hanno la necessità di mettere il bavaglio alla stampa che significa conoscenza, e quindi trasparenza. Le mafie vedono con particolare preoccupazione i giornalisti impegnati”.
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