Non bastava l’orrore degli ultras laziali su Anna Frank. Raccapricciante a Marzabotto: si esulta con la bandiera della Repubblica di Salò dopo un gol

Non bastava l’orrore degli ultras laziali su Anna Frank. Raccapricciante a Marzabotto: si esulta con la bandiera della Repubblica di Salò dopo un gol
Dopo quanto accaduto nelle curva sud dello Stadio Olimpico di Roma, con gli ultras della Ss Lazio protagonisti dell’insulto alla comunità ebraica con gli adesivi su Anna Frank, un nuovo atto di barbarie della storia si è consumato questa volta a Marzabotto, città martire della cieca violenza nazifascista. E questa volta le scusanti sono decisamente poche, viste le immagini di questo calciatore esaltato che mostra, dopo un gol la maglia con sopra impressa la bandiera della Rsi, la stessa che aveva armato i mitra, le pistole ed i coltelli delle bande nere fasciste che tanto orrore hanno portato nei territori ostaggi dei nazisti. Inutile ogni scusa di fronte all’esaltazione di quel giovane che, a nostro avviso andrebbe radiato a vita da ogni campionato ed in qualsiasi sport riconosciuto dal Coni, ed insieme a lui, stessa sorte per i dirigenti che solo il giorno dopo si scusano anche a suo nome. Ma veniamo ai fatti ed alla denuncia proprio del sindaco di Marzabotto, Romano Franchi, che ha permesso di rendere pubblico un episodio che getta altre ombre oscure sul mondo dello sport ed in particolare del calcio.
“Durante la partita di seconda categoria del girone I tra la nostra e la squadra 65 Futa – denuncia il sindaco Franchi – un giocatore ospite, dopo la realizzazione del secondo gol che ha segnato la vittoria degli ospiti, è corso verso la tribuna facendo più volte il saluto romano e, dopo essersi sfilato la maglia della squadra, ha esibito platealmente e provocatoriamente una maglietta con un ben noto simbolo fascista, arrampicandosi sulla rete di separazione tra il campo e la tribuna stessa”. Franchi e la sua giunta spiegano di aver ricevuto un video relativo all’accaduto, definendolo “un atto intollerabile per la nostra comunità che tanto ha sofferto a causa del nazi-fascismo”. “Si tratta di un atto premeditato che Marzabotto non giustifica per nessuna ragione – continuano il sindaco e la sua giunta – Questa amministrazione comunale procederà per le vie legali per chiedere l’applicazione delle leggi esistenti (Scelba e Mancino) che puniscono il reato di apologia al fascismo”.
“Inoltre – continua l’amministrazione comunale di Marzabotto – chiederà alla Federazione Gioco Calcio di Bologna di prendere immediate misure nei confronti della società 65 Futa che prevedano l’allontanamento del giocatore dai campi di calcio. Risulta assai improbabile che nessun dirigente della società 65 Futa si sia accorto negli spogliatoi della maglietta indossata dal calciatore in questione”. “Lo sport, soprattutto ai livelli locali, deve essere strumento di crescita umana ed educazione civica e non deve copiare i peggiori esempi che accadono negli stadi a livello nazionale – concludono – E’ una questione di rispetto per la memoria di chi ha dato la propria vita per la libertà e la democrazia”.
Da rigettare le scuse della società che ha permesso il gesto di un suo tesserato di così incredibile gravità, che sono contenute in una nota ufficiale resa pubblica, lo ripetiamo e lo denunciano, solo il giorno dopo: “In seguito ai gravi fatti accaduti nella partita Marzabotto-Futa65, in cui un nostro tesserato si è reso protagonista di gesti che vanno oltre le regole dello sport, la Societa Futa 65 comunica che non era a conoscenza della maglia indossata dal ragazzo, e che nel caso un qualsiasi giocatore o dirigente l’avesse vista ovviamente avrebbe impedito categoricamente di indossarla”, si legge sulla pagina Facebook del Futa 65. “Ribadendo l’estraneità al fatto, la Societa Futa 65 comunica inoltre che il calciatore in questione è già stato sospeso dall’attivita agonistica e verrà multato secondo il regolamento interno vigente. Ci scusiamo per l’accaduto con tutte le persone colpite nel profondo da questo gesto… e chiediamo scusa a tutti a nome nostro e del nostro tesserato!!! Grazie”.
Grazie? Probabilmente questi signori non si rendono conto della gravità del fatto e tentano di chiudere l’episodio, magari sperando di evitare le strameritate sanzioni, con una semplice letterina di sole dieci righe. A loro e soprattutto al giovane che si è esaltato indossando quella triste e poco onorevole bandiera che in quella parte d’Italia, le truppe al comando del maggiore Walter Reder misero a segno un orribile atto contro decine di civili inermi. In 955 furono barbaramente assassinati e molti di questi proprio a Marzabotto e la maggioranza di loro era composta da bambini, donne e anziani. Scuse? A questa pratica inaugurata dalla corona del presidente della Ss Lazio Lotito, corona finita giustamente nel Tevere, è l’ora di dire basta e di applicare la legge, sia quella penale e civile che quella sportiva.
 
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